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17/11/2014

Nonostante il clima difficile per le imprese, esiste un 20% di aziende italiane che batte regolarmente la crisi e incrementa fatturati e utili. Queste imprese fanno cinque cose diverse rispetto a tutte le altre che soffrono:


1) Marketing Tridimensionale


Le imprese che soffrono la crisi praticano quello che io chiamo “Marketing Bidimensionale”. Nel Marketing Bidimensionale l’azienda si concentra su due dimensioni: l’azienda o il prodotto che tratta, e le attività promozionali che vengono svolte per raggiungere il maggior numero possibile di clienti o potenziali clienti.

Tali aziende cercano di veicolare i loro messaggi su più canali possibili (sito, mailing, promozioni, fiere, volantini, ecc). Pur essendo decisamente più efficaci di quelle che non comunicano affatto o che comunicano in modo saltuario queste imprese comunque soffrono in quanto praticano un marketing non più adeguato ai tempi moderni

Oltre ai sistemi classici di comunicazione, il Marketing Tridimensionale ingaggia i clienti e tutte le persone che gravitano attorno all’azienda come sponsor, ambasciatori o ritrasmettitori dei propri messaggi. Le aziende che lo praticano fanno grande uso di social network (che non vengono usati come l’ennesima vetrina ma cercano di ingaggiare attivamente clienti e potenziali clienti) quali Facebook, Youtube, Tripdadvisor, organizzano eventi su base regolare anche in co-branding con altre aziende, sviluppano alleanze, e sono decisamente forti nel forgiare forti relazioni e amicizie con tutti quelli che le circondano.

Nel Marketing Tridimensionale il cliente viene ingaggiato per promuovere l’azienda, condividere contenuto emozionante e interessante, ritrasmetterne i valori.

I clienti, i fornitori e i numerosi partner amano queste aziende e quello che fanno. E’ per questo motivo che le sponsorizzano, le promuovono e condividono i loro contenuti sui social network.

Promuovere attivamente prodotti e servizi non è più sufficiente. Serve di più. La terza dimensione del Marketing Tridimensionale è l’amore.

I tuoi clienti amano quello che fai e ciò che la tua azienda rappresenta?



2) Imprenditore concentrato sull’intangibile: spiritualità e valori.


Girando per le zone industriali del nostro Paese una ventina d’anni fa non era raro imbattersi in un titolare che veniva a riceverti in tuta da lavoro. Erano imprenditori, quelli, concentrati sul prodotto, cioè sul corpo dell’azienda. La produzione, lo stabilimento, i macchinari, erano le loro principali aree di attenzione.

L’attenzione dei titolari d’azienda del nostro Paese si è poi spostata su vendite, organizzazione e finanza, gli aspetti organizzativi e dell’efficienza, si lavorava sulla mente dell’impresa.

L’ultima generazione di imprenditori Italiani, quelli che battono la crisi con regolarità, è concentrata invece sugli aspetti intangibili, spiritualità e valori. Non si tratta di imprenditori che meditano ma di persone che sostengono il loro marketing tridimensionale perseguendo e promuovendo ideali un po’ più elevati, cercando di essere belle persone, contribuendo alla comunità, distribuendo gratuitamente conoscenza e know how, inseguendo una finalità un po’ più elevata per le loro imprese e per se stessi che non il mero profitto. Aziende come Gessi, Servizi CGN, Open Source Management non hanno solo costruito un modo diverso di promuoversi e di ingaggiare il proprio cliente. Sono diventate in quel modo perché chi sta alla loro cima ha sposato una visione diversa dell’impresa, basata su valori e fattori intangibili.

Questi imprenditori hanno capito che se vuoi cambiare l’outside, ciò che c’è intorno a te, devi prima di tutto lavorare sull’inside: te stesso.

L’imprenditore Italiano che batte la crisi è concentrato su spiritualità, valori e ideali.



3) Da “struttura gerarchica” (anche piatta) a “inseguiamo un sogno”.


Peter Drucker, il celebre genio del management, sosteneva già svariati anni fa che il presente modello economico e organizzativo delle imprese era finito e che, presto, ci sarebbe stato il bisogno di sostituirlo con uno completamente nuovo.

Le aziende italiane che battono la crisi non sono per nulla gerarchiche ma hanno un grande sogno che perseguono assieme ai propri collaboratori che sono consapevoli che potranno goderne dei frutti.
Questi imprenditori creano attivamente opportunità e possibilità di crescita per chi fa parte del loro gruppo e così facendo attirano e tengono coinvolti i migliori talenti.
In tali aziende la parola “dipendente” è bandita così come molto del linguaggio sindacale relativo a determinato, indeterminato, articolo 18. In tali aziende si insegue un sogno, ci sono incentivi economici e opportunità di crescita e di sviluppo.

Il Capitale Umano che genera ricchezza nel XXI secolo non ha bisogno dei modelli sindacali che hanno caratterizzato il nostro Paese nel secolo scorso. E’ come cercare di approcciare internet utilizzando la logica della televisione, discutendo di canali e di frequenze.

Le aziende che battono la crisi hanno capito che il capitale umano che genera ricchezza nel XXI secolo non ama le gerarchie ma dà il massimo quando insegue i sogni.



4) Sforzi incessanti per abbassare l’età media dell’azienda.


Nel nostro Paese il 40% dei giovani sotto i trent’anni è senza lavoro. Chi scrive non sa capire se la colpa di questa situazione sia da attribuire alla crisi, alla legislazione del lavoro o alla scuola. Chi scrive sa solo che è provato che le innovazioni che cambiano un settore o lo rivoluzionano nella maggior parte dei casi vengono da persone che hanno meno di trent’anni.

Se non diamo lavoro a queste persone, che probabilità avremo mai di ri-inventare le nostre imprese? Che probabilità avremo di cogliere davvero le nuove rivoluzioni o essere adatti ai nuovi modelli di marketing?

Mentre valorizzano tutto il talento, le aziende che battono la crisi lavorano incessantemente per inserire persone che abbassino l’età media del personale dell’azienda.



5) Vocazione internazionale.

Un celebre spot della banca HSBC afferma che “nel futuro anche la più piccola delle aziende dovrà essere multinazionale”. In un mondo globale è impossibile continuare a competere non tenendo conto e non facendosi inquinare costantemente da un contesto internazionale.

Non si tratta qui di esportare e di guadagnare con il Made in Italy, si tratta di sviluppare quel patrimonio genetico e quella costituzione fisica che ti viene solo se provi a competere e ti confronti anche con i mercati internazionali.

Non importa se sei un’impresa del settore metalmeccanico o un ristorante che non potrà mai esportare. Se vuoi evolvere e sopravvivere devi cominciare a sviluppare una cultura globale anche se si trattasse solo di indirizzarti alla popolazione extracomunitaria del nostro Paese o provassi a fare dell’e-commerce internazionale.

Nel futuro anche la più piccola delle aziende dovrà essere una multinazionale.


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In Italia è tredici trimestri che il nostro Pil cala. C’è la crisi.

Nonostante questa crisi, un 20% di aziende cresce e fa utili.

Hanno capito prima delle altre che esiste un modello nuovo.

Più efficace, più divertente e sicuramente più premiante.

Non puoi cambiare l’outside se prima non cambi l’inside.


Paolo Ruggeri


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15/09/2014

Egregio Presidente, dopo diversi mesi di lavoro si ritrova con l’Italia di nuovo in recessione.

E’ mai possibile che il nostro Paese pur essendo il popolo con la classe imprenditoriale più creativa al mondo e con il più grande patrimonio culturale della storia, non riesca proprio a risollevarsi?

Pur essendo di idee politiche diverse dalle Sue, credo nella Sua buona fede e per questo Le scrivo questa lettera.

Qualsiasi buon imprenditore o qualsiasi persona che ne capisca di economia perché abbia costruito da sé un’attività che funzioni, Le confermerà che molte delle azioni necessarie per rilanciare la nostra economia e le imprese del nostro Paese in realtà sono semplici, non richiedono grandi investimenti e nemmeno enormi riforme.

Se vuole davvero rilanciare l’economia e il PIL del nostro Paese:

a) Detassi immediatamente per cinque anni tutte le nuove assunzioni. Questo significa che l’azienda paga lo stipendio + TFR + 13° e 14°. Niente contributi e niente Irpef versata. Se non rilanciamo l’economia sa bene che il sistema previdenziale non reggerà comunque. E inoltre che cosa dire della posizione pensionistica di tutte le nuove generazioni che al lavoro non ci stanno andando perché le imprese non riescono ad assumere?

Il costo di un dipendente in Italia già oggi è più elevato che negli Stati Uniti.


b) Porti SUBITO al 100% la detraibilità dei costi per le imprese e per i professionisti. Questo significa poter scaricare auto, telefono, carburante e tutte le altre spese inerenti all’attività al 100%. Proprio come negli altri Paesi avanzati.


c) Renda scaricabili dalle tasse con un credito fiscale personale tutti gli investimenti economici che vengono fatti nelle aziende siano questi i soldi investiti per lo start up di una società o iniezioni di nuovo capitale in società esistenti.


d) Detassi con un credito d’imposta gli utili che vengono re-investiti.


e) Ribalti l’onere della prova nel contenzioso fiscale: non sarà più il cittadino a dover dimostrare di essere in regola, ma sarà l’amministrazione pubblica a dover dimostrare l’infrazione.


f) Ritorni a creare una zona franca in alcune delle regioni del Sud e permetta a chiunque apra una nuova azienda in tale territorio di non pagare contributi sulle assunzioni per dieci anni o goda comunque di un credito d’imposta su tutti gli utili generati.


g) Volevo aprire una delle nuove aziende a 1 Euro ma il costo tra tasse di registro è in realtà superiore ai 700 eur. Faccia costare l’apertura di una nuova società 1 euro, proprio come è stato promesso.


h) Incentivi economicamente gli amministratori pubblici locali sul numero di nuove aziende o partite iva aperte nel loro territorio di modo che sostengano in ogni modo chi vuole aprire un’impresa.

i) Faccia un passo che mostri che l’Italia sostiene senza alcuna ombra di dubbio le sue Forze dell’Ordine. Come potremmo mai attirare investitori stranieri seri se non dimostriamo che abbiamo delle leggi che facciamo rispettare?


j) Ogni giorno si alzi la mattina pensando: come posso rendere questo Paese più amichevole verso le imprese ed i professionisti?


Tutti questi passi (tranne forse il passo F) non richiedono bicamerali, non richiedono referendum, richiedono solamente il desiderio di emettere un decreto e poi farlo ratificare. Si possono fare in qualche settimana.

Burocrati attempati, tecnici bancari ed “esperti” di finanza internazionale le diranno senza alcun ombra di dubbio che i sistemi di cui sopra non potranno mai funzionare e che finirebbero per portare lo Stato alla rovina. Abbiamo provato le loro ricette per oltre trent’anni e il risultato è che, a meno che non scoppi una guerra che riduca a zero il debito pubblico, l’Italia si avvia celermente verso la strada della Grecia.

Vuole davvero far crollare tutto?

Invertire la tendenza è possibile. In fin dei conti ha a che fare con uno dei popoli più industriosi e creativi del mondo.

Ha provato le ricette degli altri. Perché non provare a fare qualcosa di diverso? In fin dei conti ci eravamo detti che Lei avrebbe dovuto "rottamare"...

In bocca al lupo!


Paolo Ruggeri

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12/11/2013

 
Ci sono tre valori che ritengo ci possano aiutare a navigare questi momenti di difficoltà dell’economia del nostro paese:

Disobbedienza: significa aprire gli occhi e non credere più a nulla che ci viene propinato dal nostro governo e dalla presente classe politica. Hanno ampiamente dimostrato che il loro unico interesse è la conservazione dei loro privilegi e la loro auto-preservazione. Disobbedienza significa capire che ogni loro richiesta è parziale ed interessata e quindi, nei limiti della legge, bisognerebbe fare il contrario. Se richiedono di fare sacrifici capire che tali sacrifici sono solamente il preludio a mettercela in quel posto. Se ci richiedono di comprare i BTP, vendere quelli che hai in portafoglio (ti stanno per rifilare un pacco), non credere più a una singola parola che viene da loro.

Se il presente governo volesse davvero aiutare le imprese ed il popolo italiano avrebbe tanti facili modi per recuperare qualche miliardo: cancellare il finanziamento pubblico ai partiti (quando la gente muore a causa dell’economia, che senso ha parlare del finanziamento ai partiti?), richiamare i nostri soldati dall’estero (la vera emergenza oggi è nel nostro paese e l’esercito dovrebbe proteggere innanzi tutto i nostri cittadini), ridurre le pensioni dei politici e le loro spese. Detto fatto ecco alcuni miliardi che potrebbero essere usati come sgravi per i dipendenti o per le imprese e che farebbero ripartire l’economia.

Ma sappiamo già che non faranno nulla. Il loro interesse non è il bene del nostro paese ma è l’autoconservazione della classe politica. Quindi, disobbedisci.

Produttività: a prescindere dalle notizie negative e degli eventi che potrebbero demotivarci o farci cadere le braccia, cerchiamo di rimanere concentrati sul business e mantenere un’adeguata produttività. Significa non usare la crisi per giustificare le manchevolezze della nostra azienda o la sua mancanza di innovazione, significa credere che fare business sia comunque possibile, fare marketing, ricercare clienti, dare un bel prodotto e servizio, pianificare con passione oltre la crisi. Come dimostrano le centinaia di storie di imprese in questo blog, fare un prodotto eccellente e vincere è possibile anche in questo periodo di crisi. Cerca di essere anche tu un esempio da seguire per gli altri.

Per chi non avesse un lavoro, produttività significa partecipare a corsi, studiare, leggere libri, offrirsi di fare del volontariato, tentare di vendere un prodotto o un servizio su internet. Spesso attività di ripiego come queste, nonostante non siano una panacea, costituiscono un valido mezzo per entrare in contatto con una buona opportunità lavorativa.

Solidarietà: mai come oggi dobbiamo essere, come classe creativa e classe produttiva, solidali tra noi. Solidarietà vuol dire non fare business ignorando che l’impresa vicina è in difficoltà ma aiutarla a riprendersi, vuol dire condividere il know how, sostenere il proprio cliente o il proprio fornitore o perlomeno fornirgli conforto, appoggio ed idee. Se da una parte il mercato ci forza ad essere drastici nella gestione dei costi, dall’altra dobbiamo sempre ricordarci di avere a che fare con esseri umani e sapere che è rendendoci conto dell’umanità di chi ci sta attorno che vinceremo questa grande battaglia, piuttosto che diventando degli spietati tagliatori di tutto. L’austerità che non tiene conto dell’essere umano è la strada verso il fallimento come finirà per imparare anche questo governo. Sii solidale e orientato all’aiuto nei confronti degli imprenditori che gravitano attorno alla tua impresa. Sono esseri umani come te che spesso hanno famiglie e figli come i tuoi. Mai come oggi un piccolo gesto potrebbe avere un grande valore.

Disubbidisci ad un governo che non fa più l’interesse dei suoi cittadini, sii produttivo e lucido nella gestione della tua impresa e ricordati sempre che non importa quanto grave ti sembri la tua situazione, c’è sempre qualcuno che sta un po’ peggio di te. A volte aiutare lui, potrebbe far venire qualche buona idea anche a te.

Paolo Ruggeri


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13/05/2013

 Mentre in Italia abbiamo ben tre entità statali che si occupano di imposizione fiscale e recupero delle imposte (Il Ministero delle Entrate, La GDF e Equitalia) negli Stati Uniti esiste un ente che si chiama Small Business Administration www.sba.gov  , che è come un Ministero per la Piccola e Media Impresa. La SBA è un ente potentissimo che sostiene in maniera incredibile ogni PMI.

Estratto dal sito www.sba.gov :

“Dalla sua fondazione nel 1953 la Small Business Administration ha erogato milioni di prestiti, garanzie su prestiti, contratti, consulenze ed altre forme di assistenza alle piccole imprese americane. La SBA fa questo principalmente tramite 4 funzioni:

Finanziamento delle imprese: la SBA fornisce alle PMI una lunga serie di possibilità di finanziamenti dal microcredito fino a finanziamenti molto importanti oltre che venture capital.

Sviluppo Imprenditoriale (Istruzione, Informazione, Assistenza tecnica e Formazione): La SBA fornisce gratuitamente consulenza individuale e tramite internet alle piccole imprese e formazione a basso costo per gli imprenditori che decidono di aprire un’azienda. E lo fa in 1800 località negli Stati Uniti.

Reperimento di Contratti con il Governo: in base alla legge americana il 23% degli acquisti del governo devono essere fatti tramite le piccole imprese. La SBA fornisce alle PMI anche opportunità per entrare nei contratti come subappaltatori e formazione per poter lavorare con il governo.

Appoggio alle PMI: quest’ufficio studia le leggi emanate dal Congresso e interviene per fare l’interesse delle PMI. Fa una valutazione della burocrazia che viene imposta dal Governo sulle piccole imprese. Il Responsabile di quest’ufficio viene nominato dal Presidente degli Stati Uniti”.

Ora, in Italia mentre tutti parlano dell’importanza di aiutare le Piccole e Medie Imprese e gli Artigiani, nessuno ha mai neanche pensato di fare qualcosa del genere, eppure l’esempio americano è lì, in bella vista. Chiunque abbia a che fare con gli USA sa che questo ente esiste e… addirittura ti presta i soldi se vuoi aprire un’impresa…

Berlusconi, Letta, Alfano, Bersani (Epifani), Monti, Grillo, ne vogliamo parlare?????

Ministro Saccomanni ha davvero intenzione di rilanciare l’economia? Ci dia un segnale concreto: riduca il budget per il Garante della Privacy e metta dei soldi sulle piccole e medie imprese.

Aiutare le imprese e rilanciare l’economia è possibile se di decide davvero di farlo. 

Ministro Letta, segua l'esempio USA: crei il Ministero per le Piccole e Medie Imprese. Lo hanno creato nel 1953. Siamo in ritardo di soli 60 anni. Ce la possiamo fare.

Paolo Ruggeri
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11/05/2013

La ripresa economica si manifesterà anche in Italia ma molte persone e aziende non la sperimenteranno.

La ripresa ci sarà per chi avrà persone di valore pagate il giusto (che potrebbe anche essere molto, basta che producano ricchezza in abbondanza), per chi avrà creato prodotti o servizi ad altissimo tasso di innovazione e/o valore aggiunto, prodotti o servizi che il cliente non può fare a meno di avere.

La ripresa ci sarà per chi se ne frega delle notizie sulla crisi tanto lui ci mette il cuore in quello che fa e già il fatto di poterlo fare potrebbe essere una remunerazione sufficiente.
La ripresa ci sarà per tutte le aziende che hanno una vocazione e una cultura internazionale.

La ripresa ci sarà per tutte le aziende ed i professionisti che hanno una vocazione olistica e puntano ad aiutare contemporaneamente mente, corpo, spirito e ambiente.

Persone di valore che creano molta più ricchezza rispetto al loro costo.
Prodotti e servizi di cui il cliente non può fare a meno.
Amare quello che fai.
Una cultura internazionale.
Vocazione olistica.

Per queste aziende ci sarà la ripresa. Anzi probabilmente la stanno già sperimentando. 

Le altre, invece, continueranno a lottare per sopravvivere.  

Paolo Ruggeri


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04/05/2013

Mi stavo studiando un po' di regolamenti e leggi USA per quel che riguarda il lavoro di HR (Risorse Umane) e mi sono reso conto di quanto le riforme del lavoro nel nostro Paese siano indietro e puntino sempre all'obiettivo sbagliato. Il vero obiettivo non è combattere la precarietà con i decreti (come si è fatto finora nel nostro Paese). Il vero obiettivo è CREARE POSTI DI LAVORO e far sì che nessuno ne rimanga tagliato fuori.

Questo mantiene tanti posti di lavoro in quanto i datori di lavoro sono incentivati ad assumere e ad investire. Come conseguenza essendoci una grande richiesta di personale, in modo automatico gli stipendi e i benefit offerti ai dipendenti aumentano (altrimenti non riesci ad assumere/trattenere nessuno). Quindi la precarietà scompare.

Nel nostro Paese invece si fa al contrario: si mettono tantissimi paletti e si combatte la precarietà. Risultato nessuno assume (o molto pochi) in quanto ci sono disincentivi. Di conseguenza si crea sovrabbondanza dell’offerta (di candidati) e… magicamente ora c’è sempre più precarietà e gli stipendi si bloccano. Ogni volta che l’offerta supera la domanda i prezzi scendono ed è quello che accade anche nel nostro Paese.

Gli USA invece le regole ed i paletti li mettono sulle cose importanti: Non assillano l'imprenditore con decine di obblighi: assumi o licenzi e paghi come vuoi tu ma NESSUNO DEVE ESSERE TAGLIATO FUORI. Discriminare un candidato sulla base della sua età, per esempio, è vietato e se un candidato ha l’idea che tu non l’hai assunto o non l’hai preso in considerazione perché è 50enne, ti fa causa e vince. Erano queste le riforme che avrebbe dovuto fare la Fornero piuttosto che quelle sui contratti a termine. Oggi in Italia se hai più di 45 anni e ti trovi senza lavoro, è un dramma farsi chiamare anche a colloquio...

L’obiettivo non sono quei brutti e cattivi imprenditori che sfruttano le persone e bisogna quindi far sì che tirino fuori le palanche dalle tasche e bisogna fare delle regole perché non sfruttino le persone… L’obiettivo è creare tanto lavoro, incentivare la gente ad assumere, togliere i paletti e combattere con grande forza affinché nessuno ne sia tagliato fuori.  

Se punti al lavoro e a creare posti di lavoro, ottieni prosperità. Se combatti la precarietà ottieni proprio quello: precarietà e povertà. 

Paolo Ruggeri
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01/01/2013

A Novembre 2011, postavo questo articolo che illustrava quello che mi aspettavo nel corso del 2012. L'articolo metteva in guardia le imprese che l'anno entrante sarebbe stato molto difficile: irrigidimento del credito, crisi economica, molte aziende che sarebbero entrate in pesante difficoltà ed addirittura non ce l'avrebbero fatta. Esortavo gli imprenditori a fare budget sensati e con i piedi per terra.

A distanza di oltre 13 mesi, e fermo restando che io non faccio l'indovino ma baso le mie previsioni su ciò che mi dicono i tanti imprenditori che frequento, si può notare come la maggior parte di tali previsioni economiche per il 2012 fossero azzeccate.

E ciò mi porta a parlare dell'anno 2013 che nonostante cominci sotto tono, sarà in realtà l'anno della ripresa e della svolta. Questo non vuol dire che si tornerà ai livelli del 2007 o che le aziende decotte, con enormi problemi di cash flow e con prodotti "commodity", di colpo troveranno le banche che faranno loro credito e si risolleveranno. Per aziende di quel tipo non servono previsioni: sono morte dentro, a meno che gli imprenditori che le gestiscono non abbiano un guizzo ed affrontino coraggiosamente i duri cambiamenti che servono per salvarsi.

La ripresa molto probabilmente non verrà dalle azioni messe in campo dal governo, vecchio o nuovo, almeno fino a quando la politica italiana non si deciderà ad affrontare il suo vero problema che è quello etico: un livello etico personale medio del politico italiano troppo basso e troppi partiti che accettano al loro interno collusi, malversatori, indagati e condannati (effettivamente, su questo punto ognuno di noi quest'anno può fare qualcosa rifiutandosi di votare per qualsiasi partito politico che accetti al suo interno persone condannate per qualsiasi reato, indagate o di scarsi valori morali).

Fermo restando che la liquidità rimane quella che è, ho trovato numerosi imprenditori che, dopo aver risanato le loro imprese nel 2012, per il 2013 hanno preparato piani importanti di investimento e di sviluppo. Anche se l'anno comincierà lentamente, tutti questi investimenti e questi progetti di sviluppo mi aspetto causeranno una ripresa.

La ripresa coinvolgerà principalmente le aziende ed i prodotti che avranno saputo leggere il mercato che oggi come non mai vuole "veri affari" ed "valore per il denaro". Importante sarà il fatto di aver catturato le tendenze, le necessità e le richieste effettive dei propri clienti così come molto importante sarà la strategia dell'azienda per quel che riguarda le risorse umane.

Su quest'ultimo punto sento il bisogno di soffermarmi: abbiamo tagliato i costi, abbiamo ridotto le inefficienze, abbiamo migliorato i prodotti e abbiamo aggiunto valore, cos'altro ci rimane per portare le nostre aziende a crescere? Le risorse umane. Dopo che hai tolto tutte le inefficienze in azienda, ti devi rendere conto che in questa nuova era economica "è il capitale umano a determinare il capitale economico". Le aziende che capiranno che in ultima analisi sono le persone (e aggiungo le persone di qualità) che determinano il successo di un'impresa, riusciranno a realizzarsi e troveranno ampi spazi di crescita. Le altre continueranno a lottare in difesa per sopravvivere con scarsa liquidità e scarsi utili.

Grandi persone in azienda = Grandi margini e grandi opportunità. Nel 2013 vedremo questa equazione pesantemente al lavoro. "Grandi persone" non vuol dire persone ipertutelate e sovra pagate. In tutto il mondo quella che è chiamata "attendance based compensation" (cioè compensi basati sulla presenza) volge al termine. Servono progetti di qualità, gestiti da persone di qualità che abbiano sistemi di compenso di qualità e almeno in parte legati ad obiettivi di creazione del valore.

Se vuoi ridare spunto alla tua impresa, oltre ad ottimizzare i costi devi devi devi inserire al suo interno persone di qualità e che possano darle spunto e spinta. A volte basta una persona nuova di qualità per ribaltare completamente una situazione aziendale statica e che non sembra progredire. E dove tu dovessi aver già lavorato sul prodotto, sui margini, sul marketing e ancora non ci fossero i risultati, forse il problema risiede nelle persone che hai che si occupano di tale attività che, forse, non sono più all'altezza della situazione.

Nel complesso, anche se comincierà apparentemente sotto tono, il 2013 sarà l'anno della svolta e nel quale si vedranno i segnali della ripresa economica. Per coglierli, assicurati di aver compreso le necessità e richieste (anche quelle non dette) dei tuoi clienti e cerca di attirare nella tua azienda persone che possano davvero fare la differenza.

Quest'anno sarà il capitale umano a generare il capitale economico. Non farti cogliere impreparato.

Da ultimo tutti noi dobbiamo anche pensare alla società in cui viviamo: sono tante le storture che ancora affliggono il nostro Paese e, la politica, fino a quando non avrà risolto il suo problema etico di fondo, continuerà a non occuparsene. L'istruzione e la formazione delle nuove generazioni (che include il fatto di costruire insegnanti che sappiano motivare, plasmare e far crescere risorse umane di qualità), la grossa ignoranza della maggior parte della popolazione in materia di gestione finanziaria, la perdita dei valori etici che dalla politica sta pian piano contagiando il resto della popolazione, per non parlare di altri problemi forse anche più gravi come quello ambientale. Come ho detto in un altro recente articolo: se vuoi migliorare l'economia cerca di migliorare la società che ti circonda. Non solo ti sentirai meglio tu ma anche l'economia della tua azienda ne sarà influenzata positivamente. 

Buon Anno.  

Paolo Ruggeri


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15/12/2012

Nei Paesi anglosassoni sanno bene che l'individuo che ha uno scarso livello di etica personale non è in grado di amministrare bene la Cosa Pubblica. E' per questo motivo che troviamo casi come quelli di Petraeus, un ottimo generale, costretto a dare le dimissioni da Direttore della Cia non appena emersa una sua irregolarità relazionale o presunta tale. Negli USA sanno bene che, in assenza di etica personale, un amministratore non sarà mai in grado di gestire con successo la Cosa Pubblica. Una scarsa etica personale inficia la produttività e quindi Petraeus andava rimosso prima che, a causa del suo basso livello di etica, provocasse agli USA danni ancora più grandi.

Come dimostrano anche le recenti vicende, qui in Italia sfortunatamente questa consapevolezza non è ancora presente. I politici che non mantengano un comportamento etico a livello personale non dovrebbero essere rieletti e dovrebbero essere spinti dall'opinione pubblica a dare le dimissioni. Il mancato comportamente etico di un politico è qualcosa che influenza tutti noi. Solo persone di elevata caratura morale possono assumersi l'incarico di gestire il bene comune. Ignorare questo semplice principio ci ha portato ad una classe politica e a una burocrazia statale dove la mancanza di etica personale, il malaffare, la poca trasparenza, l'approfittarsi dei privilegi sono fattori imperanti. Ma c'è di più. 

Chi come me gestisce imprese sa bene che lo spreco e sperpero così come la stravaganza finanziaria (spendere regolarmente di più di quello che si incassa o mantenere uno stile di vita decisamente superiore rispetto ai propri mezzi), quando si manifestano in un'impresa, sono anche indice di una situazione etica decisamente deperita degli amministratori della stessa. Sotto quel comportamento apparentemente solo stravagante o inefficiente, spesso si scoprono situazioni decisamente raccapriccianti sotto il piano dell'etica: appropriazione indebita, consumo di droghe, irregolarità relazioniali, malversazione con i fondi aziendali, per non parlare di cose ancora più gravi. 

La stravanganza finanziaria è sempre indice di situazioni davvero raccappriccianti sotto il piano dell'etica personale. 

Mentre scrivo questo articolo il nostro Paese ha superato i 2 mila miliardi di debito pubblico. Il nostro debito è perfino superiore al nostro fatturato. Questa è stravaganza finanziaria. Chi, osservando questa scena, pensasse che i nostri amministratori siano inefficienti o stravaganti sarebbe miope. Perché si ingeneri una tale situazione e un tale debito pubblico, sotto il pelo dell'acqua, devono esistere tante situazioni decisamente raccapriccianti sotto il piano dell'etica da parte di numerosi dei nostri amministratori. 

Stravaganza finanziaria (continuare a spendere di più di ciò che si incassa) = comportamenti criminali o decisamente poco onesti che noi non vediamo. 

Le indagini e gli scandali degli ultimi sei mesi non fanno che confermarlo: rimborsi spese gonfiati, falsi diplomi di laurea, utilizzo per fini personali dei fondi dello Stato, tangenti, assegnazione di poltrone o di posizioni nei ministeri in cambio di sesso, utilizzo personale dei fondi del partito, infiltrazioni della criminalità organizzata, insomma non c'è limite al fondo. 

Il costante incremento del debito pubblico non è figlio della crisi o della scarsa operosità di noi italiani, ma è figlio di crimini come questi o anche peggiori.

E' per questo motivo che ho dato inizio alla campagna Etica nella Politica: senza che la nostra classe politica, di qualunque colore essa sia, faccia propri i valori dell'etica, il nostro Paese non sarà mai in grado di andare da nessuna parte. Abbiamo bisogno dello stesso livello etico di Paesi evoluti come la Svezia, la Finlandia, la Norvegia e tanti altri.

E' solo quando avremo un governo retto da persone di elevato livello morale che il nostro Paese ed i nostri figli avranno opportunità migliori di quelle che sono state riservate a noi .

Da quando ho inviato il libro Etica dell'Eccellenza a tutti i deputati e senatori del nostro Paese, sono numerosi i lettori che mi hanno scritto offrendomi il loro aiuto. Alcuni mi hanno offerto di partecipare alle spese per inviare il libro anche anche tutti i consiglieri regionali o provinciali del loro luogo di residenza. A parte quell'aiuto (decisamente apprezzato) ci sono tanti altri modi che non hanno alcun costo e che impatterebbero in modo importante su quanto stiamo facendo:

a) Alle prossime elezioni politiche NON VOTARE PER ALCUN PARTITO POLITICO CHE ABBIA AVUTO AL SUO INTERNO DEI CASI DI MALVERSAZIONE (utilizzo dei fondi pubblici per finalità o vantaggi personali) 

Non credere alla panzana "Era solo una mela marcia, il resto del partito è sano". In un ambiente etico o in un gruppo che ha alti valori etici quelle cose semplicemente non accadono. Se i miei collaboratori rubassero dei soldi, i casi sono tre: o io sono complice, o io lo so ma lo sto tollerando (il che la dice lunga sul tipo di persona che sono), oppure io sono talmente "sbinariato" che non vedo al di là del mio naso. Ma se anche fosse quest'ultimo il caso, vorremmo pagare 15.000 euro al mese a una persona del genere per fare le leggi che influenzeranno le nostre vite e quelle dei nostri figli? Non possiamo trovare qualcosa di meglio? 

Che partito politico potrà mai essere un partito che mantiene una persona del genere nel gruppo di quelle da mandare a Roma a rappresentarci? 

Ha visto giusto: un partito disorganizzato e composto da gente totalmente inefficiente, per non dire di peggio. Proprio loro dobbiamo mandare a governarci? 

Vota per un partito politico che non sia stato in alcun modo coinvolto nel malaffare. Questa volta scegli l'etica.  

b) Alle prossime elezioni politiche non votare per alcun partito politico che mantenga al proprio interno una o più persone inquisite. 

Il nostro Paese è pieno di leggi e regolamenti e mi rendo conto che a volte si potrebbe anche finire sotto l'occhio della magistratura per errore o per eccesso di zelo di qualche magistrato. 

Un individuo che dovesse essere incappato in questo errore non dovrebbe essere giudicato colpevole prima della sentenza definitiva. Ma non dovrebbe nemmeno candidarsi per un ruolo di amministratore pubblico prima di aver chiarito la sua posizione. 

Che tipo di valori morali potrebbero mai avere i suoi compagni che lo candidano? E vuoi che proprio quelli vadano a rappresentare te?

Capisco che i punti a) e b) lasceranno pochi partiti politici disponibili. Non importa se di destra o di sinistra, non importa se promettano di non tassarti o di darti maggiori benefici, ricordati che quando dai il tuo voto ad un partito che includa persone come quelle di cui sopra, tutti noi comunque pagheremo più avanti un prezzo molto più caro di qualunque beneficio tu possa riceverne. Per non parlare del prezzo che pagheranno i nostri figli.

Non votare per chi tollera il malaffare o la scarsa trasparenza.

c) Assieme ad alcuni amici abbiamo deciso di istituire un "117 della politica", cioè un sito internet dove chi conosce di malversazioni, furti o utilizzo improprio di fondi da parte della classe politica, possa fare delle segnalazioni in modo totalmente anonimo e noi ci faremo carico di pubblicarle (se corredate di prove) o di passarle alle testate giornalistiche investigative nel caso in cui non fossero corredate da prove. 

Investigano il barbiere che non fa lo scontrino mentre loro spendono 15.000 euro all'anno in pasticceria con i soldi del contribuente... E' ora di ribaltare il flusso ed essere noi quelli che investighiamo una classe politica corrotta.

Invito anche i tanti politici onesti che sono sicuro esistono, a prendere parte a questa iniziativa denunciando la scarsa trasparenza o le malversazioni di cui dovessero essere al corrente. L'onestà cessa di essere tale quando si fa finta di non vedere il comportamento disonesto degli altri.  Come puoi pretendere di essere una persona etica o dall'alta caratura morale quando sapevi e vedevi il malaffare e non hai fatto niente? Collabora con la magistratura o opponiti alle cattive abitudini dei colleghi.

--- 

Chi scrive questo articolo non ha la presunzione di essere perfetto. Io ammetto di essere una persona che ha fatto tanti errori nella sua vita. Però so anche di essere qualcuno che ha sempre cercato di rimediarli. 

Io non sono all'altezza di fare il politico, l'unica cosa cui aspiro con queste prese di posizione è che chi deciderà del futuro di mia figlia, abbia un'alta caratura morale e si comporti in modo onesto e trasparente. 

Per favore dammi una mano passando parola. 

I nostri figli hanno bisogno dell’aiuto di tutti.

Paolo Ruggeri

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04/11/2012

Sono da tre giorni negli USA e mai come durante questo viaggio ho vissuto tanti episodi che mi hanno mostrato che quando un’azienda è in difficoltà, lo è perché senza rendersene conto sta vivendo in un’enorme zona di comfort. Quello che segue è il resoconto dei miei ultimi due o tre giorni negli Stati Uniti. Per capire perché viviamo la crisi secondo me basta leggere la storia di quello che mi è successo e fare il dovuto paragone con il nostro Paese.

Negli USA a Novembre si cominciano a pagare le tasse di proprietà sugli immobili (la loro IMU, che tra l’altro è decisamente più alta che in Italia, circa l’1,75% sul valore di acquisto dell’immobile). Vado sul sito della contea di Miami per capire dove dovevo recarmi la mattina dopo così da chiedere informazioni e capire quante tasse dovrei pagare. Noto con piacere che, nonostante io abbia acquistato il mio primo immobile solo 4 mesi fa, online i dati sono stati già aggiornati con il mio nome e c’è anche già l’importo che dovrei pagare. Non solo. Mi rendo conto che posso pagare anche online. Alla fine ho pagato con un “e-check” (assegno elettronico), cioè una forma di pagamento dove io devo inserire online il numero di un assegno del mio blocchetto e loro si occupano di riscuoterlo. Tasse pagate, niente buste, raccomandate da inviare, F24, ecc. Bella storia l’assegno elettronico… E soprattutto devono essere molto efficienti se in quattro mesi hanno già aggiornato tutti gli archivi. Non solo, leggo sul sito che l’anno prossimo mi scriveranno a casa alcuni mesi prima per “propormi l’ammontare di tasse che dovrei pagare sulla base dell’evoluzione dei valori degli immobili”. “Propormi…”. Che bella parola.

La mattina dopo mi sono svegliato presto per il fuso orario e guardando fuori dalla finestra dell’albergo alle 6:00 del mattino vedo una lunga fila di persone. Scendendo chiedo alla Reception di che cosa si tratti. “E’ l’Early Voting – mi dicono – il Voto Anticipato. Anche se le elezioni presidenziali sono la prossima settimana, si può cominciare a votare anche prima e i seggi aprono alle sei del mattino.” Esco dall’albergo pensando che cosa servirebbe in Italia per far sì che un lavoratore pubblico che normalmente comincia a lavorare alle 08:00, cominciasse a lavorare così presto… Ma te li vedi i sindacati?

Bagno nell’Oceano e via, si comincia a lavorare. Dopo un po’ di telefonate e lavoro su alcuni materiali che mi serviranno il giorno dopo, mi rendo conto che ho bisogno di stampare dei file. Siccome ho preso l’albergo in un posto lontano dall’ufficio, decido di andare da Kinko’s, una catena di negozi dove è possibile fare spedizioni e fotocopie. Mi presento con la mia USB con 5 files da stampare. La commessa vedendomi perso davanti al bancone mi spiega che lì è tutto self service. Mi porta davanti ad una fotocopiatrice e mi chiede di infilare in una fessura la mia carta di credito. In un’altra infilo l’USB e sullo schermo della fotocopiatrice cominciano ad apparire delle domande: “Qual è il file che vuoi stampare?”, “Vuoi stampa in B/N o a Colori?”, “Quante copie?”, “Accetti il prezzo di x per copia?”, ecc. Stampo ed esco senza salutare nessuno. Ripenso alla produttività della commessa che da sola gestisce un sacco di clienti.

Ritorno all’Hotel e devo parcheggiare. A Miami Beach quasi tutti i parcheggi se non sei residente sono a pagamento. Parcheggio e inserisco la carta di credito nel parchimetro che mi propone un’ora di parcheggio, schiaccio un po’ di volte il pulsante “More Time” fino a quando non compro tutto il tempo che mi serve. Stampo la ricevuta e la metto sul cruscotto. Trovo interessante (e soprattutto produttiva) questa cosa del non dover mettere monete o banconote. Proseguo nel mio lavoro.

Incontro pre-serale con un cliente con il quale parliamo delle risorse umane di un’azienda negli Stati Uniti. Un paio d’ore e via. Alcuni personaggi del Real Estate che ho conosciuto il giorno prima mi chiamano e mi invitano ad un aperitivo a casa loro. Il giorno prima, quando li ho conosciuti, hanno visto che possiedo già alcune proprietà negli USA e mi vogliono proporre di lavorare con loro. Mi propongono di incontrare il loro broker dei finanziamenti, l’agente di una banca americana che “mi peserà sotto il piano economico e creditizio” per capire quanti soldi posso arrivare a prendere a prestito. Mi spiegano che siccome il mercato di Miami Beach è in crescita, è meglio che io faccia non solo un acquisto ma faccia più acquisti possibile. Anche se sono straniero, basta che metta il 35% di acconto cash e il resto generalmente, se ho una buona reputazione finanziaria, lo finanziano loro. Poi userò gli affitti che incasso per pagare le rate dei mutui. Anche se non mi butto mani e piedi nella cosa, ammiro comunque l’ardore e il pensare in grande di questi venditori. Avevo espresso interesse per un finanziamento per un singolo immobile ed eccoli qui a propormi di comprarne tre o quattro in una volta sola. Per come hanno condotto la trattativa sono stati dei grandi. E poi se finanziano con solo il 35% di pagamento anticipato, accidenti bella storia…

La sera vado in un negozio che è aperto 24 ore al giorno. Non mi può sfuggire un pensiero rivolto ai negozianti del nostro paese che “soffrono la crisi”. Quanti di loro sarebbero disposti a fare orari di questo tipo per accaparrarsi una nicchia di mercato e differenziarsi?

Giorno dopo meeting con il mio amico nonché socio Massimiliano. Massimiliano è una forza della natura che si occupa di aiutare le aziende italiane a fare clienti sul mercato USA. Una delle aziende di cui si sta occupando produce candele e in un anno da zero è arrivata a un milione di dollari di fatturato sul mercato americano. Massimiliano è appena stato in banca a depositare degli assegni ma non nella banca fisica. Ha depositato gli assegni al bancomat e nelle mani ha una ricevuta fornita dal bancomat che contiene una fotocopia di tutti gli assegni depositati e il nuovo saldo del conto corrente. Rimango stupito guardando quella ricevuta. “Ma non sei proprio entrato in banca? Vuoi dirmi che tutto questo l’ha fatto il bancomat?”. E’ proprio così.

Parlando con Massimiliano mi complimento per il risultato ottenuto con l’azienda di candele. “Accidenti, un milione di dollari il primo anno – gli dico – è proprio un grande risultato.” Massimiliano mi risponde che “Va beh, che cosa vuoi, quando parti da zero, crescere è la cosa più facile del mondo. E’ adesso che viene il difficile…”. Non dico niente per non fare brutte figure ma tra me e me penso a tanti venditori che incontro sul mercato italiano. Quanti di loro sarebbero in grado il primo anno di collaborazione a portare un milione di dollari di nuovo fatturato alla loro azienda? Due sono i miei pensieri: “Accidenti i campioni allora esistono davvero…” e il secondo è: “Ma come ci siamo ‘bolliti’ nel nostro paese che stiamo pensando che fare fatturato è difficile, che fare clienti nuovi è difficile, che crescere è difficile, ecc, ecc. Questo qui (Massimiliano) nel mercato più difficile e più low cost del mondo (gli Stati Uniti) il primo anno pianta giù 1 milione di dollari, ma non solo. La considera una cosa normale. Noi invece continuiamo a fare riunioni tra di noi celebrando il fatto che il fatturato rispetto all’anno scorso non è diminuito…”. Non dico niente per non fare brutta figura.

Durante il nostro incontro il telefono di Massimiliano squilla puntuale ogni ora nonostante sia Sabato pomeriggio. “Stamattina sono stato su un sito a chiedere informazioni per migliorare la mia polizza per l’assicurazione sanitaria e ho lasciato il numero di telefono. Il venditore mi sta chiamando ogni 60 minuti perché vuole parlare con me…”. Questo non mi sorprende più di tanto. Mi sorprende invece che ci sia qualcuno che il Sabato pomeriggio si dedichi a fare le chiamate a freddo …

Dopo l’incontro con Massimiliano mi rendo conto che mi sono dimenticato dove ho parcheggiato l’auto in un immenso parcheggio multipiano… Mezz’ora per ritrovarla. Per fortuna anche noi esperti di produttività abbiamo un lato umano… :-)

Gli agenti del Real Estate la sera prima mi hanno spiegato che dovrò pagare negli USA le tasse sugli affitti che percepisco da proprietà immobiliari sul territorio statunitense. Allora vado sul sito dell’IRS (il fisco americano) per capire. Mi rendo conto che la cosa è un po’ complessa allora cerco H&R Block su internet. H&R Block è una catena di contabili (in Italia potremmo dire commercialisti) che ti aiuta a compilare la denuncia dei redditi. Vado sul loro sito e, colpo di scena, mi fanno iniziare gratuitamente a compilare la mia dichiarazione dei redditi online!!!!! No carte di credito, no incontri con professionisti. Vuoi fare la denuncia dei redditi? Dai che cominciamo a farla online. Poi se hai problemi un professionista ti contatta o puoi recarti a finirla in uno dei loro uffici… Incredibile, ma guarda che approccio. Penso alle centinaia di commercialisti italiani che mi dicono che soffrono la crisi. Penso proprio che siano tutti bolliti.

Ritorno in albergo e trovo che sotto la porta mi hanno infilato un volantino di un ristorante lì vicino con le sue offerte per ordinare la cena e consegnarmela direttamente in camera. Accidenti, è intraprendente il tipo.

Apro il computer è c’è una mail del mio avvocato che mi spiega che l’atto per l’acquisto di un immobile che sto comprando su Alton Road, lo potremo concludere per e-mail. Non serve, infatti, la mia presenza fisica per concludere un acquisto immobiliare… Il costo per l’atto è di circa 1600 euro e include una polizza assicurativa per proteggermi da eventuali ipoteche o pretese di cui non siamo al corrente sull’immobile che sto acquistando. L’avvocato mi spiega nella mail quanto tiene a me come cliente e mi ringrazia per avergli passato del business. Sento il suo desiderio di fidelizzare il cliente e far sì che ritorni spesso a servirsi da lei. Ripenso all’Italia e ai suoi notai…

Di fronte ad una bella birretta nella piscina dell’albergo mi viene naturale pensare che gli Stati Uniti mi insegnano che se uno soffre la crisi è proprio in una grandissima zona di comfort e il guaio è che non se ne rende nemmeno conto.

L’Italia è il paese più bello del mondo, ma dobbiamo darci una mossa. 

Paolo Ruggeri
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21/10/2012

Chi mi conosce sa che nel passato non ho tenuto posizioni tenere nei confronti della Coldiretti. Detto ciò oggi sono incappato in una ricerca appena presentata da Coldiretti a Cernobbio http://www2.coldiretti.it/News/Pagine/809---19-Ottobre-2012.aspx che ho trovato davvero interessante per chiunque gestisca un'azienda nel nostro paese. Alcuni estratti che riporto fanno capire come, mai come ora, un imprenditore debba fare sondaggi e capire come cambiano le abitudini dei suoi clienti e potenziali clienti. Altrimenti è davvero alto il rischio di venir tagliati fuori dal mercato perché non si sono afferrati i cambiamenti nelle abitudini d'acquisto. 

Come tratto in dettaglio e con molteplici esempi nel primo capitolo di Piccole e Medie Imprese che Battono la Crisi http://www.paoloruggeri.it/shop.asp?idp=49 , il consumatore post-crisi oggi è alla ricerca di "veri affari" e questo viene confermato anche dalla ricerca Coldiretti. I dati della ricerca che ho trovato molto interessanti (ho messo in corsivo le citazioni dirette dal rapporto, mentre in carattere normale le mie considerazioni) sono i seguenti:

1) Fermo restando che, secondo SWG, c'è una maggioranza di italiani che risente della crisi e che si trova in difficoltà, esiste però anche un 40% di italiani che vive serenamente senza particolari affanni economici. Gli italiani che hanno i soldi esistono ancora (anche se sono meno di prima). L'azienda e l'imprenditore devono imparare a raggiungere questo 40% prima dei concorrenti. Ergo: bisogna fare marketing e puntare a fare clienti nuovi.

2) La maggioranza delle famiglie ricicla dall’armadio gli abiti smessi nel cambio stagione, con il 53 per cento degli italiani che ha rinunciato o rimandato gli acquisti di abbigliamento ed accessori che si classificano come i prodotti dei quali si fa maggiormente a meno nel tempo della crisi. Cambiano le abitudini. Tu hai compreso come sono cambiate le abitudini nel tuo di settore? 

3) Il 56 per cento degli italiani fa lo slalom tra le corsie alla ricerca delle offerte speciali 3 per 2 e degli sconti, il 62 per cento confronta con più attenzione del passato i prezzi e oltre la metà (51 per cento) va a caccia dei prodotti che costano meno. Oltre quattro italiani su dieci (43 per cento) fanno la spola tra diversi negozi per cercare la maggiore convenienza. In Piccole e Medie Imprese che Battono la Crisi (ma oramai dal Gennaio del 2009) sostengo che l'azienda deve offrire al suo cliente "un vero affare" e deve puntare sul concetto di "Valore per il Denaro". L'offerta migliore in assoluto continua a vendere, mentre le altre perdono terreno.

4) Questa informazione non l'ho trovata sul sito coldiretti, ma sul Quotidiano Nazionale di oggi (che riprende la stessa ricerca): la vendita di fette biscottate per fare la prima colazione a casa aumenta del 5,9%. Non è vero, quindi, che tutti i prodotti vendono meno. Ce ne sono anche alcuni che vendono di più se... avevi capito come cambiavano le esigenze dei clienti.

5) Il 44 per cento degli italiani preferisce acquistare prodotti locali. Interessantissimo concetto di marketing.  

6) Il boom degli acquisti diretti dal produttore al quale si rivolge regolarmente ben il 14 per cento degli italiani. Questa è una ricetta che vado promuovendo regolarmente ormai dall'inizio del 2008. Cercando nel blog nella categoria "agroalimentare" troverete numerose presentazioni dove sostengo che il produttore dell'agroalimentare deve "saltare la filiera" almeno per una parte della sua produzione. Chi invece continua a fornire unicamente la GDO finisce per essere spennato una penna alla volta (vedi libro l'Effetto WalMart per avere tantissimi esempi). Devo ammettere che nonostante io abbia avuto alcune diversità di vedute con Coldiretti, su questo punto abbiamo sempre avuto una visione comune: bisogna accorciare la filiera e i produttori devono imparare a fare marketing e vendere.  

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La cosa davvero interessante di questa ricerca è il fatto che fornisce un fantastico esempio di come cambino le abitudini dei consumatori. Lo ripeto ancora una volta: oggi come imprenditore non ti puoi permettere di non sapere che cosa stanno facendo e come cambiano le abitudini dei clienti del tuo settore. Non è vero che non ci sono più soldi (anche se ce ne sono meno). E' vero invece il fatto che i tuoi clienti i soldi li spendono in modo diverso da prima e se tu non sei attento, verrai tagliato fuori. 

Un corso marketing che ti insegni ad utilizzare bene i sondaggi (come quello tenuto alla MBS), potrebbe darti sicuramente una marcia in più su questo soggetto. 

Non andare alla cieca. Comprendi i tuoi clienti.

Paolo Ruggeri 


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08/10/2012

Quest'ultimo viaggio negli USA, oltre a qualche buon investimento nell'immobiliare, mi ha aiutato a notare due tendenze molto importanti che influenzano il mercato americano. Le scrivo perché inevitabilmente, a lungo andare, le tendenze USA arrivano anche nel nostro paese:

1) Il boom del cosidetto cibo Organic (che da noi sarebbe il Bio ma che negli USA ha anche altre accezioni tra le quali una sorta di Km 0, cioè consumare i prodotti locali). Tantissimi americani mi hanno spiegato che loro comprano tutto "organic" perché hanno paura di ammalarsi consumando altri cibi. Chi lavora nell'alimentare ma anche nella cosmesi deve puntare a tutti i costi all'organic http://en.wikipedia.org/wiki/Organic_food.  Il Bio negli Usa cresce del 20% all'anno.

Per chi lavora nell'alimentare un paio di visite a Whole Foods o Fresh Market, catene specializzate in questo settore, renderebbero l'idea di questa tendenza. Organic, tra l'altro, negli USA non vuol dire supermercati "grigi" (in Italia ne abbiamo qualche esempio). Whole Foods e Fresh Market sono dei geni nel merchandising. Da loro uno compra prima con gli occhi e poi con il portafoglio.

2) A parte il mercato dell'organic food mi sono reso conto di come gli USA stiano diventando una grandissima Ikea a cielo aperto: c'è il boom dei prodotti low cost o delle offerte che consentono al cliente un risparmio e le nicchie alto spendenti sembrano assottigliarsi sempre di più. Anche prodotti ad alto valore aggiunto vengono venduti a prezzi decisamente competitivi. 



Paolo Ruggeri


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21/09/2012

Questa sera ho presentato il libro Piccole e Medie Imprese che Battono la Crisi alla MBS di Roma. 

In allegato trovate le diapositive utilizzate che sono anche le stesse utilizzate per la presentazione di Martedì alla MBS di Milano.

Paolo Ruggeri

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14/09/2012

Continua il tour di presentazione di Piccole e Medie Imprese che Battono la Crisi. 

Oggi due presentazioni a Verona: all'Holiday Inn e presso la riunione Casta Diva. 

Ho sottolineato l'importanza del ritornare a pensare ai momenti di creazione della nostra impresa, il sogno, il progetto e l'importante lavoro da svolgere su se stessi , sul miglioramento personale, piuttosto che la ricerca di "recuperare qualche punto percentuale di fatturato...".

Ho incontrato tanti imprenditori di PMI italiane eccellenti e sono stato notevolmente aiutato dagli interventi di Antonio Coeli, Matteo Bonfante e Patrizio Cappella, tre persone straordinarie. 

Cos'e' uscito fuori? La crisi e' una grande opportunita'! Il mercato si restringe, i concorrenti escono di scena, se sei bravo hai la possibilita' di emergere. Non giustificare i tuoi risultati, non lasciare che sia la crisi a gestire la tua azienda, a decidere il tuo destino. Tira fuori il meglio di te , mettici la passione.
La risposta non e' nell'economia. La risposta (giusta) è nelle persone.

Slide allegate. 

Paolo Ruggeri



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02/09/2012

Predire il futuro e predire l'economia non è facile. Spesso si sbaglia. Per quel che riguarda il nostro paese, però, ci sono alcune certezze:

1) La figura allegata mostra l'andamento del PIL del nostro paese dal 2007 (valore = 100) fino al 2013. Ho stimato per quest'anno (2012) un calo del PIL del 2,5%, leggermente superiore rispetto a quanto indicato dal governo, Bankitalia, (intorno al -2,2%) in quanto chi opera a diretto contatto con l'economia reale, sa bene che la scena è un po' peggiore rispetto a quello che si vuole far credere. Per quel che riguarda il 2013, invece, ho lasciato la figura indicata dagli organi ufficiali di -0,4%.

Ebbene se si sommano tutti gli andamenti del PIL dei vari anni si vede che il nostro paese dal 2007 al 2013 ha perso il 7% di PIL o per dirla ancora meglio: si è impoverito del 7%.

Il primo dato di fatto: come società e come individui siamo tutti più poveri. (ovvio che poi c'è quello che si rassegna e finisce in miseria e c'è quello che si rimbocca le maniche e finisce a guadagnare ancora di più...).

2) In base alla Direttiva 2010/31/UE dell'Unione Europea a partire dal 2021 tutti gli edifici nuovi dovranno essere "a energia quasi zero", vale a dire edifici che soddisfano il loro fabbisogno energetico tramite l'utilizzo di fonti rinnovabili. Vuol dire che la maggior parte degli edifici che oggi sono addirittura in "Classe energetica B" non qualificheranno per la normativa relativa agli edifici nuovi. Chiunque sa che quando un nuovo prodotto più evoluto ed efficiente arriva sul mercato, il prezzo dei vecchi tende a calare e molto dell'inveduto di oggi è in una classe energetica inefficiente...

3) Il prezzo di un bene, come sappiamo bene, non è determinato dal suo costo di produzione, dal prezzo al quale l'abbiamo comprato o da quanto vorrebbe guadagnare chi lo ha prodotto ma è determinato da quanto il mercato è disposto a pagarlo. Spesso il prezzo di qualcosa sovrabbondante e per cui non c'è richiesta cala fino a quando non raggiunge un livello al quale le persone pensano sia comunque un buon affare comprarlo.

Nel nostro paese c'è una sovrabbondanza di immobili sul mercato. Troppi. Non si venderanno fino a quando non raggiungeranno il giusto prezzo di vendita, il prezzo al quale chi investe sente di poter fare un affare. Se ci siamo tutti impoveriti, è mai possibile che il prezzo degli immobili sia calato unicamente di un 10-15%?

4) Nella mia visione delle cose un immobile dovrebbe costare intorno a 20 volte l'affitto annuo lordo che si riesce ad incassare, forse qualcosina in più ma non molto. Ciò lo renderebbe un investimento adeguato per chi acquista e, IMU o non IMU, sono comunque molti gli imprenditori e i professionisti liquidi alla ricerca di opportunità. Per quanto i costruttori si lamentino degli scarsi guadagni, trovatemi voi un immobile che rispetti questi parametri. Morale della favola: non c'è ed è per questo che gli immobili non si vendono.

---

Ritengo che il prezzo degli immobili nel nostro paese sia destinato a scendere ancora. Anzi E' GIA' SCESO. Il problema è che non te ne rendi conto fino a quando non provi a mettere in vendita quello che possiedi.

Paolo Ruggeri
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26/07/2012

Il sistema finanziario-economico gioca con la regola del cash flow, bisogna giocare come imprenditori alle stesse regole del sistema!

Estratto dal DVD "Uscire dall'indebitamento creando cash flow" di Roberto Gorini, della collana "Top of the Year.Gli imprenditori parlano agli imprenditori". Consigli e azioni pratiche per ottenere ottimi risultati e guadagnare anche in tempi di crisi!
In vendita online su: http://www.paoloruggeri.it/libri-paolo-ruggeri.asp

Admin
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06/07/2012

Vi presentiamo in anteprima il primo capitolo del nuovo libro di Paolo Ruggeri "Piccole e Medie imprese che battono la crisi" in uscita a fine luglio

Chi fosse interessato puo' prenotare la sua copia cartacea all'indirizzo
http://www.paoloruggeri.it/libri-paolo-ruggeri.asp

Oppure potere inviarci una mail all'indirizzo info@paoloruggeri.it
o contattarci allo 051 8490411
Il libro verra' consegnato a partire dal 25 luglio

CLICCA SU "DOWNLOAD DELLE SLIDES" PER VISUALIZZARLO

Paolo


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08/06/2012

Esci dall'economia virtuale, promuovi, vai a contattare i clienti: fuori e' pieno di opportunita'!


Estratto dal DVD "Far crescere l'impresa" di Paolo Ruggeri, della collana "Top of the Year.Gli imprenditori parlano agli imprenditori". Consigli e azioni pratiche per ottenere ottimi risultati e guadagnare anche in tempi di crisi!
In vendita online su: http://www.paoloruggeri.it/libri-paolo-ruggeri.asp

Admin
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03/06/2012

Ormai l’uscita dall’Euro è un circostanza più che verosimile ed è giusto provare a fare dei ragionamenti per comprendere quello che potrebbe succedere a noi e alle nostre imprese. Quello che segue è un articolo che ho scritto per me stesso, più per fare ordine nella mia mente e per diletto che per altro. Quindi consideratelo per quello che è: un tentativo, anche sbagliato, di far ordine nel mio cervello e cercare di capire.

In caso di spaccatura dell’Euro gli scenari più verosimili sarebbero due:

a) O la Germania esce “dall’alto” e ritorna al Marco Tedesco lasciando noi e gli altri PIIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna + Italia, i paesi con le finanze peggiori dell’unione) in un Euro di “serie B” (“Euro Piigs”) che, seppur svalutato, ci permetterebbe di stampare denaro per pagare i nostri debiti pubblici e tentare di rilasciare la crescita.

oppure

b) Noi usciamo “dal basso” e torniamo alla Lira con conseguente default e ristrutturazione del debito pubblico.

Gli effetti dello scenario A):

Inizialmente ci sarebbe un po’ di panico dovuto al desiderio di chi ha denari di portarli all’estero o di cambiarli in valute percepite forti (Dollari, Franchi o Marchi) e quindi dovrà esserci un qualche tipo di restrizione ai trasferimenti valutari messa in atto per qualche mese, fino a quando il cambio non si stabilizzi.

L’euro di serie B si svaluta nei confronti del Dollaro Usa, Marco Tedesco, Franco Svizzero, Renmibi e Yen e perde subito circa il 30% del suo valore e nel corso di un anno va in un rapporto di 1 a 2.

Per esempio:

Data di uscita dall’euro 1 Euro Piigs = 1 Marco Tedesco

L’indomani: 1 Euro Piigs = 0,70 Marchi Tedeschi

A 12 mesi: 1 Euro Piigs = 0,50 Marchi Tedeschi

La stessa cosa avverrebbe nei confronti di Usa, Svizzera, Giappone e Cina.

Conseguenze dello scenario A:

I prodotti tedeschi (auto, ecc) americani, e svizzeri costeranno molto di più e diventeranno improponibili per una parte importante della nostra popolazione. Le importazioni di tutti i prodotti made in Germany (Siemens, ecc) diventeranno molto più costosi.

Paradossalmente marche auto nazionali quali Fiat ne avrebbero un vantaggio così come tutte le imprese che sono concorrenti con le imprese di quei paesi. Le importazioni cinesi sarebbero meno competitive così come sarebbero più competitive le nostre esportazioni verso Germania, Svizzera e Usa.

Chi ha debiti in Dollari se li vedrebbe raddoppiati nel giro di un anno.

La benzina (che è generalmente prezzata in dollari) aumenterebbe in modo deciso rendendo l’auto proibitiva per la fascia diciamo "bassa" del mercato. 1 Litro di Benzina = 4 euro Piigs. La fascia bassa della popolazione userebbe meno l’auto. L’Energia aumenterebbe di molto.

L’aver prelevato denaro contante (Euro) dalle banche, prima della rottura della zona Euro, non metterà il correntista al sicuro dalla svalutazione. Sarà infatti la Germania a lasciarci e noi ci terremo gli Euro che diventeranno a tutti gli effetti “Euro Piigs”. Per stabilizzare il cambio non appena ci sia stato il cambiamento, è probabile che i conti correnti in valuta estera presso banche italiane siano convertiti d’ufficio in “Euro Piigs” al fine di evitare speculazioni e corse all’acquisto di valute estere.

Sarà chiaramente avvantaggiato chi avrà costituito depositi in valuta estera fuori dal paese (da qui la grande corsa da parte di tutti i grandi patrimoni verso l’estero di queste settimane).

Nonostante un primo crollo della borsa (come si fa a fare peggio di adesso?), poi la situazione si stabilizzerebbe e le cose pian piano inizierebbero a migliorare.

Gli effetti dello scenario B):

Il ritorno alla Lira italiana, dal mio punto di vista, sarebbe decisamente più drammatico, almeno nella sua fase iniziale. Infatti questo scenario potrebbe avvenire per una di queste due ragioni:

1) Caos, rivolte, ecc (vedi Argentina del 2000 o proteste di piazza della Grecia) con conseguente rifiuto del governo di continuare nelle misure di austerità imposte dalla Germania.

Nonostante questo non è lo scenario di oggi, è quello che inevitabilmente accadrà nel momento in cui continuassimo a lasciare peggiorare la presente situazione senza fare dei cambiamenti e seguendo quanto ci è imposto da Berlino. Le imprese chiudono, la gente soffre, finisce che la gente si incazza e la situazione va fuori controllo.

2) Assalto agli sportelli bancari dei correntisti che vogliono prelevare tutto il denaro, il che causa il congelamento dei conti correnti (il famoso “corrallito” argentino), il fallimento di alcune banche e il default dell’Italia. Questo scenario potrebbe anche venire generato da un “default a catena” degli istituti bancari europei (Fallisce la spagnola Bankia, che a sua volta fa fallire altre banche spagnole, che tirano dentro le tedesche, ecc)…

Se prendiamo a spunto ciò che successe in Argentina nel 2000, i primi passi di una situazione del genere sarebbero:

a) Il governo blocca tutti i prelievi di contante o i trasferimenti di denaro all’estero da qualche settimana prima del passaggio alla nuova moneta o li riduce decisamente. (Max prelievo 100 euro al giorno) così come i trasferimenti di valuta all’estero.

b) Il Governo annuncia il ritorno alla Lira. Tutti i depositi e titoli di debito vengono trasformati in lire. Tutti i mutui tornano in Lire. Qualsiasi deposito in valuta estera (Franchi, Dollari, ecc) presente in una banca italiana viene trasformato per decreto in lire italiane.

1 Lira = 1 Euro

c) La nuova Lira si svaluta immediatamente:

1 Lira = 0,70 Euro, subito
1 Lira = 0,50 Euro, entro un anno

d) Il governo fa default sul debito pubblico non avendo più euro e non potendo rifinanziarsi. Nessuno presta denaro a uno stato messo come il nostro. Ci saranno lunghe trattative sul debito pubblico e alla fine l’Italia rinegozierà un pagamento al 25% del valore facciale dei BTP.
e) Ne consegue un grande caos in quanto lo stato andrebbe in bancarotta non solo sul debito pubblico ma, nei primi mesi, avrebbe problemi a pagare pensioni, dipendenti pubblici, ecc. La benzina costerebbe 4 lire al litro, tutti i prodotti da importazione raddoppierebbero i prezzi, fallimenti a catena di tutte quelle aziende che non fanno con l’export una parte del proprio fatturato.
f) La cosa peggiore: scene di panico e possibili rivolte.

A breve probabilmente avremo un trailer di tutto questo film, quando la Grecia si troverà costretta, come sembra ormai ineluttabile, ad abbandonare la moneta unica.

Fermo restando che in una situazione del genere, molto dipenderebbe da come viene gestita da chi è alla guida del paese, una volta assestatosi, questo scenario potrebbe comportare:

Benzina a 4 nuove Lire (raddoppiata), alti prezzi dell’energia, alti costi delle materie prime da importare.

Aumento delle esportazioni, aumento del turismo.

Aumento dell’imposizione fiscale sui patrimoni (di qualsiasi tipo e dimensione) e sui consumi (IVA) da parte di uno stato che avrà difficoltà a pagare i propri dipendenti. Riduzione della forza lavoro pubblica, riduzione del welfare (sistema sanitario, ecc) e delle pensioni da parte di uno stato senza soldi. Criticismo e attacco nei confronti della persona benestante che nell’immaginario collettivo verrà vista come un “profittatore”, un “evasore”, “qualcuno che ruba”.

Fallimenti o forte sofferenza di tutte quelle imprese che non fanno all’estero almeno una parte del proprio fatturato.

Contrazione del PIL di almeno una decina di punti percentuali.

I tribunali paralizzati dalle cause civili per fallimenti. Alcune banche verrebbero probabilmente nazionalizzate.

Qualche anno dopo questo scenario le cose migliorerebbero: le imprese aiutate dalla svalutazione della lira aumenterebbero le esportazioni, si tornerebbero ad abbassare le tasse, si sarà rinegoziato il debito pubblico, le imprese estere visto il basso costo del lavoro (e se il governo attuasse alcune modifiche sostanziali) potrebbero anche decidere di tornare a investire in Italia.

In uno scenario del genere sarà avvantaggiato chi ha prelevato gli euro dai conti correnti (potrà cambiarli in Lire in seguito guadagnandoci), chi avrà costituito riserve valutarie all’estero. I BTP italiani varranno come quelli Greci o Argentini (25% di quello che valgono ora). L’evoluzione del valore degli immobili è un rebus.

SEGNALI CHE POTREBBERO GUIDARCI

Prevedere il futuro è impossibile.

Però una cosa è certa:

a) L’Italia non è in grado di andare avanti all’infinito finanziandosi al 6%
b) Le presenti politiche fiscali dello stato e creditizie del mondo bancario stanno distruggendo l’economia e ci stanno portando sempre di più ad assomigliare alla Grecia. Questo è un danno per le imprese e per i cittadini ma diventa ben presto anche qualcosa di insostenibile anche per lo Stato che non solo incassa meno tasse e meno Iva ma deve farsi carico di tutti i costi delle mobilità e delle casse integrazioni… Per quanto ancora riuscirà ad andare avanti?

Ne consegue che ben presto, se non vuole fallire, lo Stato Italiano dovrà muovere: o convince la Germania a unificare il debito pubblico dei vari paesi o, se la Germania si ostina a non volerlo fare, dovrà scegliere uno dei due scenari di cui sopra. Questa mossa potrebbe essere rallentata da un ennesimo LTRO (la Bce presta denaro in modo illimitato alle Banche Europee perché comprino titoli di stato dei Piigs) possibile per fine Giugno/Inizio Luglio che potrebbe far guadagnare altri tre/quattro mesi, poi tutto torna come prima.

Lo scenario più verosimile, e più saggio, a mio avviso dovrebbe essere quello di una Germania che torna al Marco Tedesco ma la Germania ha grandi resistenze a farlo e preferisce rimanere “Regina in un paese di straccioni”. Difficilmente si farà forzare a farlo in quanto fino all’ultimo perseguirà il suo interesse piuttosto che l’interesse dell’Europa e quindi, più passa il tempo, più si torna allo scenario B: noi che usciamo “da sotto” e torniamo alla Lira.

Comunque vada, lo spartiacque a mio avviso sarà costituito dallo Stato Italiano che approva un qualche tipo di legge che blocca o rende più difficili i trasferimenti di valuta. Quando quella misura dovesse essere varata, sappi che il peggio sarà imminente e dovresti immediatamente muovere per metterti ai ripari.

I VINCITORI

Fermo restando che all’inizio ci sarà caos, confusione e anche qualche fallimento, in tutto questo cambiamento del nostro paese, secondo me, ci saranno dei vincitori :

a) Chi ha grossi capitali in valuta forte all’estero
b) Le aziende eccellenti del turismo e chi possiede attività sane in località turistiche
c) Le aziende agroalimentari italiane di eccellenza (inizialmente soffriranno ma poi saranno avvantaggiate in quanto esporteranno più facilmente e avranno meno concorrenza).
d) Chi esporta una parte importante del suo fatturato
e) Discount di qualità
f) Chi possiede terreni agricoli che vedranno il loro valore aumentare a causa del maggior valore dell’agroalimentare del nostro paese.
g) Chi possiede terreni e proprietà nei nuovi paesi in via di sviluppo (Vietnam, Indonesia, Messico, Pakistan, ecc).
h) Le aziende che producono energia alternativa o la sua componentistica (pannelli solari, ecc).
i) Le aziende come E-Bay che potrebbero tornare in auge (nell’ultimo anno E-Bay ha aumentato il suo valore del 70%).
j) Chi essendosi indebitato in Euro dovesse avere introiti in valuta estera ( i debiti in Euro tenderanno a perdere valore).

I PERDENTI

a) Se hai dei BTP sappi che è come se ti trovassi al tavolo del casinò pieno di fiches. Se continui a giocare potresti anche fare dei guadagni, ma sappi che rischi di essere spennato. Nel secondo scenario c’è che perdi il 75% del capitale...
b) Chiunque possieda titoli azionari: la maggior parte dei titoli azionari andranno ancora sotto il loro valore di oggi, a meno che non siano sostenuti da fondamentali forti, cioè sono aziende che fanno un sacco di utili.
c) Chi non possiede valuta estera.
d) Chi non è in grado di generare valore per il proprio cliente o datore di lavoro, un valore reale, concreto e tangibile, non un titolo di studio, non un concorso ma:

- Sono in grado di farti vendere di più
- Sono in grado di farti risparmiare
- Sono in grado di farti trovare nuovi clienti
- Sono in grado di fare delle innovazioni che avranno in grande valore

e) Le aziende dell’immobiliare o legate ad esso. Molte falliranno anche prima dei due scenari. Se nessuno dei due scenari legati alla rottura dell’Euro dovesse avvenire, il prezzo degli immobili nel nostro paese è destinato a calare di almeno un 20%. Consiglio per chi è nell’immobiliare: monetizza il magazzino finché sei in tempo.
f) Chi ha già una situazione finanziaria difficile, così come l’organismo deperito dalla malattia che si trovi costretto ad affrontare una prova fisica molto difficile, non riuscirà a sopravvivere.

ESSERE PRONTI COME IMPRESA

Fermi restando tutti i consigli di cui sopra, vediamo come devi essere tu come impresa per affrontare la presente situazione finanziaria:

a) Se c’è una certezza in questi due scenari è che per un bel po’ di tempo non vedremo credito concesso alle imprese. Quindi devi essere in grado di produrre da solo il cash che ti serve. Non entrare nella tormenta con il cash flow negativo (non ce la fai a star dietro alle spese correnti) ma ristruttura o ripensa l’impresa. Stai pronto all’urto.
b) Costruisciti delle riserve strategiche (e legali) al sicuro per poter far fronte ad eventuali mancanze di liquidità o a blocchi dell’operatività bancaria.
c) Immagina che cosa faresti nel caso in cui la tua azienda perdesse dalla sera alla mattina il 50% del suo fatturato. Abbi pronto un piano di contingenza che non preveda che arrivi un principe azzurro con qualche milione di euro a salvarti.
d) Se sei industria e produci fai un piano di contingenza per l’energia. Abbi un sistema per approvvigionarti a basso costo. Non dovesse succedere niente, migliorerai comunque l’efficienza.
e) Abbi un piano di contingenza per le forniture che acquisti all’estero.
f) Senza demotivare nessuno, preparati un piano per coinvolgere i tuoi uomini migliori in un nuovo progetto. Ragiona su nuovi inquadramenti, nuovi rapporti. Sappi che comunque si evolverà il mercato, anche nella crisi più nera, le risorse umane di qualità finiranno con il vincere sempre. Non lasciare che la crisi disperda le tue risorse umane di qualità.
g) Investi su te stesso: diventa un manager migliore. Fare impresa diventa sempre più difficile. Gli investimenti nella conoscenza e nelle abilità manageriali avranno sempre un grande valore.

IL FUTURO

Fermo restando che non sono un indovino e men che meno un economista, io spero che niente di quello che ho scritto in questo articolo accada e che arrivi un bel principe azzurro a salvare l’Europa, il governo, l’Euro, i BTP, il sistema di Welfare del nostro paese, e tutto si sistemi; che le banche riprendano a finanziare le imprese, che le case continuino ad aumentare il loro valore e che noi si possa continuare all’infinito a vivere bene, anzi a vivere al di sopra delle nostre possibilità.

A poter pagare stipendi dignitosi (4 volte quelli dei Cinesi) a neo-laureati che sanno molto meno dei loro colleghi asiatici e vogliono lavorare solo 40 ore la settimana, a poter avere un’amministrazione pubblica inefficiente, a poter garantire il lavoro per sempre ad una persona e a bastonare qualsiasi imprenditore che volesse ridurre il personale.

Ma so che tutte queste sono solo illusioni.

Se c’è una cosa di cui stare certo è che il cambiamento arriverà. 

E, come al solito, dopo la tempesta e lo scomforto, arriveranno anche momenti di grande prosperità.  

Fine delle farneticazioni

Paolo Ruggeri
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21/05/2012


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19/05/2012

L'economia di oggi sta uccidendo la gente.

Non mi riferisco a chi si impicca, brutta storia di per sé. Mi riferisco invece al fatto che l’economia di oggi sta uccidendo i rapporti tra di noi.

L’economia crea prosperità quando si basa su grandi rapporti tra le persone. L’economia cresce quando c’è fiducia, complicità, relazioni, attenzione e coinvolgimento. L’economia di successo, le imprese di successo si basano su grandi rapporti umani e sulla costruzione di comunità che interagiscono in modo profittevole tra di loro.

Guarda invece a cosa sta facendo l’economia di oggi. Quando guardiamo ai clienti, siamo spinti a catalogarli in “quelli che pagano” o “quelli che non pagano” o “quelli che potrebbero non pagare”. I dipendenti sono “costi che devi ridurre o tenere sotto controllo” o le cui attività le potresti far fare da un’altra parte a prezzi molto più bassi, i fornitori diventano persone cui bisogna tirare il collo, altrimenti la liquidità soffre… I venditori diventano “vincenti” o “perdenti che devono essere sostituiti altrimenti si rimane indietro”. Insomma dovunque sta nascendo diffidenza, distacco, sospetto, antagonismo, sfiducia.

Da dovunque tu la guardi, vedrai che l’economia di oggi, spinge ognuno di noi a rendere più aridi i propri rapporti umani, a fare muro contro muro, a soffocare i propri sentimenti, a mettere in campo un po’ di “spietatezza”.

Ma questo è un modello che ci piace? E’ questo, dico io, il mondo che vogliamo costruire per i nostri figli? In un mondo basato sul taglio dei costi, anche i nostri figli prima o poi diventeranno il prossimo costo da abbattere... E poi, questo modello funziona? Se ognuno di noi diventa uno spietato tagliatore di costi o aggiustatore di bilanci, finiremo per essere tutti più ricchi?

Un’economia che inaridisce i rapporti umani, in realtà, rende tutti noi più poveri. Certamente devi tenere sotto controllo i costi e i pagamenti ma rifiutati di asservirti a questo pazzo modello. Il nostro lavoro come imprenditori è la creazione di una grande ricchezza che può essere condivisa con chi ruota attorno alla nostra azienda: clienti, fornitori, dipendenti, comunità. E per creare ricchezza serve coinvolgere le persone e serve mettere in campo un sacco di umanità. Se tutti ci trasformiamo in aridi gestori, alla fine che cosa rimarrà?

Ricordati che quando ti avrà spinto ad uccidere o soffocare tutte le tue relazioni come “anti-economiche”, l’economia poi ucciderà anche te. 

L’economia così a me non piace più. Io non vendo l'anima a Goldman Sachs.

Paolo Ruggeri

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