Dopo l'intervento del mese scorso, dove ha trattato l'importanza dell'autodisciplina per il successo nel business, Massimiliano Calore è tornato ad intrattenerci parlandoci dell'importanza della determinazione.
La presentazione è ruotata intorno al fatto che ciò che davvero ti può frenare nel business non è tanto quello che ti succede o succede intorno alla tua azienda, quanto ciò su cui tu decidi di concordare. Le persone determinate, secondo Max, prendono atto delle difficoltà del momento o delle circostanze, ma non si rassegnano passivamente ad esse. Hanno la determinazione per decidere di far andare le cose in modo diverso. Max ha poi portato come esempio il fatto che la stragrande maggioranza degli imprenditori che prendono parte al programma MBS hanno fatturati ed utili in incremento.
A furia di accettare passivamente le circostanze negative intorno a sé: il fatto che c'è crisi, che sarà difficile fare business, ecc, ecc, si viene a creare attorno all'individuo un muro fatto di bugie che un po' alla volta lo frena e gli impedisce di essere efficace.
Ho allegato un PDF della presentazione. L'esercizio dei tre fogli è stato fantastico.
Max inoltre mi ha chiesto di chiedervi chi si è rubato le mele della presentazione che erano la "colazione al sacco" che gli aveva preparato la Michaela...
Paolo Ruggeri
Penso che le giornate di MBS della scorsa settimana siano state tra le più belle di sempre. La fiera con lo scambio business tra le aziende clienti, gli interventi, l'entusiasmo, il divertimento...
Tra le altre cose abbiamo avuto un intervento di Max Calore sull'autodisciplina e la sua importanza per la gestione d'azienda che è stato davvero notevole.
In allegato le slide in pdf.
Paolo Ruggeri
Aziende dove esista una vera leadership, orientata cioè a far coincidere il successo del collaboratore con il successo dell’azienda, si muovono su una “sottile linea rossa” che va compresa bene al fine di non fare errori:
Nel momento in cui il manager ha tra i suoi paradigmi anche il successo del collaboratore, diventa qualcuno che aiuta e sostiene le persone che gestisce. Può darsi che spesso intervenga per affiancare e sostenere i collaboratori in difficoltà.
Nel fare quanto sopra deve prestare attenzione anche a promuovere costantemente il concetto di responsabilità per le attività del proprio ruolo. Deve cercare costantemente di trasferire qualcosa del tipo: “Anche se ti aiuto, di questa cosa alla fine ti devi occupare tu. Devi diventare autonomo e cominciare a correre con le tue gambe”. Nel farlo non deve sminuire il collaboratore o criticarlo (non serve a nulla) ma deve incoraggiare la persona a gestire in autonomia la propria funzione.
Se non c’è una promozione di questo valore, ma solamente un generico orientamento all’aiuto, il rischio che si corre è quello di deresponsabilizzare il collaboratore e finire sempre di più con impegolarsi nella gestione operativa delle attività delle persone che supervisioniamo.
Promuovere in azienda la cultura della responsabilità è parte integrante di una buona organizzazione d’impresa.
Paolo Ruggeri
Martedì 1 Luglio ho tenuto una presentazione agli imprenditori che partecipavano alla prima sessione dell'ETC/Mind Business School circa l'autodisciplina e le capacità organizzative.
Più che una presentazione in senso classico si è trattato di una sorta di workshop di auto analisi usando l'HT Beta, il nuovo strumento di analisi che ho messo punto per misurare il potenziale di successo di manager e collaboratori. L'HT Beta è un'analisi di nuova generazione che, partendo dalle caratteristiche necessarie per avere successo oggi sul piano economico, permette ad un imprenditore o manager di sapere quali sono gli aspetti importanti che deve gestire che gli impediscono il pieno successo in azienda. Due dei 19 aspetti presi in considerazione dall'HT Beta hanno a che vedere con l'autodisciplina e le capacità organizzative, aspetti questi che spesso si intrecciano tra di loro per creare profili specifici sotto il piano delle performance manageriali.
Le diapositive sono allegate, non tutti saranno in grado di utilizzarle, ma il sunto è che l'autodisciplina o coscienziosità è un fattore chiave nel determinare il successo o fallimento di un individuo e, ancor di più nel creare il successo del manager.
Messaggio: esci dalle tue zone di comfort, mettiti a costruire la tua impresa, fai il vero lavoro duro (quello che non ti piace, che ti spaventa o che preferiresti fossero altri a fare), è l'unica strada che ti porterà davvero da qualche parte.
Paolo Ruggeri
In questi giorni sto lavorando come un pazzo a preparare un sacco di materiali nuovi. Sembra che il business per le società di consulenza stia esplodendo.
A parte la creazione di nuovi materiali sul marketing per i clienti dell’Executive Training Club, la business school di Mind Consulting, ho fatto un po’ di riflessioni su un punto che spesso viene ignorato quando si usa il principio della causatività a livello organizzativo.
Un manager, di fronte a scarsi risultati o ad avvenimenti spiacevoli (tipo la dipartita di un collaboratore bravo o un imprevisto su una linea di produzione) , non dovrebbe limitarsi a chiedere a se stesso “come ho fatto a determinare io una tale situazione?”, ma dovrebbe anche porsi la domanda: “In che cosa la mia organizzazione o azienda ha fallito? Dov’è che la devo correggere affinché questa situazione non si ripresenti più?”
Sembra scontato ma mi rendo conto che, presi come siamo da mille cose, spesso questa domanda non ce la poniamo e finiamo per limitarci a risolvere il problema che poi, ahimé, si ripresenterà, anzi tenderà a perpetuarsi all’interno dell’organizzazione.
Parte dello skill necessario per costruire un’azienda vincente, che cresce e si afferma sul mercato è proprio questo: di fronte ad un problema, non limitarti a risolverlo. Poniti anche la domanda: in che cosa devo correggere la mia organizzazione di modo che questo problema non si verifichi più?
A livello aziendale il problema è sempre nella matrice. C’è qualcosa in come la tua azienda è impostata, nei manager (te incluso) o nel loro stile di gestione che contribuisce attivamente a creare il problema. Se non lo identifichi il problema tenderà a perpetuarsi.
Paolo Ruggeri
Non so se capita anche a voi, ma da qualche mese a questa parte mi sono reso conto che la posta a casa mia veniva consegnata con un certo ritardo. In particolare la frequenza delle consegne era passata da una frequenza quasi giornaliera a una frequenza che, nel migliore dei casi, era solo bisettimanale.
Secondo una trasmissione di Radio XXIV il motivo e' da imputarsi al fatto che Poste Italiane ha introdotto un nuovo sistema organizzativo per la gestione delle consegne postali e, ora come ora, si stanno rendendo conto che qualcosa, nel sistema che sembrava perfetto sulla carta, in realta' stenta a funzionare. Non ho approfondito piu' di tanto l’argomento ma di una cosa sono sicuro: i nuovi modelli organizzativi che sulla carta sembrano perfetti, prima di essere implementati in tutta l’azienda, dovrebbero essere oggetto di un programma pilota che coinvolga una sola area dell’azienda. Questo permette all’azienda di accumulare l’esperienza che serve ed eliminare i bugs del nuovo modello organizzativo che inevitabilmente non sono stati presi in considerazione.
Come la cosa si applica ad una PMI: intendi cambiare in modo radicale il sistema incentivante della rete vendite. Quello che hai in qualche modo funziona anche se non e' perfetto (ed e' per questo che vorresti migliorarlo). Prima di buttare alle ortiche il vecchio e passare al nuovo, prova la cosa su uno o due venditori. Cio' ti dara' modo di osservare cio' che nel nuovo sistema non funziona e correggerlo prima di trovarti a gestire problemi in tutta l’azienda.
Ovvio che una cosa del genere la prenderesti in considerazione solamente nel caso in cui volessi implementare un cambiamento radicale. Prima di gettare alle ortiche il vecchio che in qualche modo funziona, prova il nuovo come progetto pilota. Vedrai che operando in questo modo sara' molto piu' facile implementare il nuovo sistema.
Detto cio' sono sicuro che Poste Italiane gestira' rapidamente le difficolta' organizzative che si sono venute a creare.
Paolo Ruggeri
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