Due giorni fa, assieme ad Andrea Condello, ho tenuto a Firenze una presentazione sulle azioni che si dovrebbero mettere in campo per Battere la Crisi.
Era una platea con numerosi imprenditori ed imprenditrici. Ho sottolineato molto il fatto che non è il cambiamento ad essere troppo veloce ma siamo noi che spesso smettiamo di rimanere sintonizzati sule cose che ci circondano rimanendo, di fatto, indietro.
Battere la crisi è possibile a patto che cominci ad uscire dalle tue zone di comfort.
Un grandissimo grazie a Sandra Goracci, Gaetano Balsamo, Luca di Guglielmo e Luca Giovannetti per l'organizzazione.
Slide allegate.
Paolo Ruggeri
C'è una costante presente nelle aziende che incontro e che oggi vivono difficoltà economiche: la maggior parte di loro, trovandosi sotto break even (incassano di meno di quello che spendono), puntano ad incrementare il fatturato per sanare la situazione.
Questa potrebbe essere una strategia che funziona in momenti di espansione economica o quando hai un prodotto decisamente innovativo e che sei sicuro che spaccherà il mercato, altrimenti in questo periodo storico se ti trovi sotto break even (la tua azienda incassa di meno di quello che spende o ti trovi costretto ad espandere il tuo indebitamento con il sistema bancario):
a) PRIMA riduci i costi e li porti sotto la media mensile di quello che incassi.
b) POI punti ad incrementare il fatturato.
Se fai il contrario oggi, nel 90% dei casi è la strada per un netto peggioramento della situazione finanziaria dell'azienda.
Non sperare in un incremento del fatturato che verrà a salvare un'azienda che è diventata inefficiente. PRIMA mettila in sicurezza riducendo i costi, poi datti da fare come un matto per incrementare il fatturato.
Paolo Ruggeri
Ci sono anche imprenditori che saltano.
Ieri sono passato dal Saie a Bologna e, a differenza del Cersaie che avevo visto pieno di gente, il Saie era un mortorio. Molti degli imprenditori lì dentro non capiscono che l’edilizia nel nostro paese si riprenderà tra non meno di tre anni e cmq non si riprenderà esattamente come prima (nuovi attori entreranno sul mercato facendo cose diverse). Alcuni degli imprenditori presenti al Saie ieri, tempo un anno o due falliranno.
La cosa affascinante è che questi imprenditori destinati a fallire lo saprebbero pure loro e potrebbero, agendo ora, evitarlo ma cadono effetto di un fenomeno che io e Roberto Gorini abbiamo chiamato, forse impropriamente, l’Auto Dissonanza Cognitiva.
La Dissonanza Cognitiva è un fenomeno psicologico (descritto in modo molto semplice e senza troppi tecnicismi nell’articolo allegato) tramite il quale una persona, accettando compromessi e imparando a convivere con situazioni non ottimali, un po’per volta trasforma se stessa in peggio. Si convince di essere una persona diversa, nella maggior parte dei casi meno efficiente o più credulona.
L’Auto-Dissonanza Cognitiva avviene, invece, quando l’imprenditore, memore forse di vecchi successi del passato, si convince di essere invincibile e di poter ribaltare qualsiasi situazione aziendale non importa quanto compromessa. Ho osservato questo fenomeno in funzione più di una volta. Si va da un imprenditore gli si mostra quella che noi chiamiamo la “bruta realtà”: la situazione finanziaria dell’azienda che generalmente è fatta di costi di struttura troppo elevati, un prodotto che non gira più, alcuni investimenti del passato azzardati. Se presa in tempo la situazione può ancora essere gestita: si tagliano belli decisi i costi di struttura, ci si dice la verità: cioè che alcuni investimenti sono stati davvero sbagliati e sarebbe stato meglio non farli, si sistema il prodotto, si spinge il marketing. Con qualche difficoltà e scomfort, un po’ di patemi con la liquidità e con le banche, generalmente tempo un paio d’anni ci si riprende.
Se l’imprenditore è caduto nell’auto-dissonanza cognitiva però lui non l’accetta: sarebbe troppo doloroso per lui affermare che gli investimenti erano sbagliati, è troppo doloroso per lui andare dalla sua forza lavoro e dir loro chiaramente che non è più in grado di permettersi di avere così tante persone. Troppo problematico cambiare il prodotto o il modello di business di cui lui è perdutamente innamorato. Questo imprenditore preferisce continuare a vivere in un mondo che non c’è più, stile “la vecchia casa nella prateria”: un mondo dove di colpo il mercato capirà che lui ha un prodotto eccezionale che tutti correranno a comprare, un mondo dove un giorno si presenterà un cliente indiano che farà ordini così grandi che faranno andare a pieno regime lo stabilimento sovra strutturato che ha messo in piedi e che è il suo fiore all’occhiello, un mondo dove finalmente arriverà un direttore di banca illuminato che concederà tutti i fidi e gli scoperti di conto del mondo…
La verità: non si presenterà nessuno.
Se la tua azienda è in una situazione difficile (evidenziata da perdite di bilancio importanti o da cash flow negativo, vale a dire assenza di liquidità e necessità di fare nuovi inserimenti di denaro), la situazione potrà essere gestita solamente accettando di riconoscere qualcosa che in azienda è ormai inevitabilmente compromesso. Se non c’è accettazione del fatto che qualcosa in azienda oramai è compromesso (una zona, una linea di prodotto, un investimento che non si riuscirà a far fruttare e quindi bisogna ripiegare, ecc) è molto probabile che la strategia aziendale che stai perseguendo sia sbagliata e nasca dall’auto-dissonanza cognitiva.
E’ come la persona che aveva le obbligazioni argentine nel 2001 e le vedeva calare e calare e calare e continuava a sperare che si sarebbero riprese e sarebbero tornate al loro valore 100. Quando avevano perso metà del loro valore avrebbe fatto meglio ad accettare che la metà di quello che aveva investito era ormai compromessa e vendere. Ne sarebbe uscito comunque più ricco.
Quando le cose vanno male in azienda (cash flow negativo persistente e perdite importanti di bilancio) devi riconoscere ed ammettere quello che in azienda è ormai compromesso. Se lo fai ti riprendi, altrimenti diventi ancora più povero.
Vedere la verità a volte è doloroso ma dopo la botta iniziale, dopo il grandissimo scomfort che ne consegue, la speranza inizia a farsi vedere e di colpo si accendono le lampadine che indicano la “vera via d’uscita”.
Tutti sbagliano qualche volta. Ammettere di avere sbagliato un investimento, una strategia, un'assunzione chiave, un nuovo prodotto è doloroso. Anche ammettere di avere sbagliato nella gestione è doloroso. Ma tutto questo dolore è molto inferiore rispetto a quello che si proverà se si rimane nell’auto-dissonanza cognitiva.
Ogni imprenditore che si rispetti ogni tanto ha sbagliato. Nessuno è un guru. Nonostante alcune delle persone che ti circondano potrebbero farti credere altrimenti, non c’è niente di male nell’aver sbagliato. E’ capitato a tutti noi.
Se la tua azienda va male fai la cosa giusta: accetta ciò che ormai è compromesso ed esci dall’auto-dissonanza cognitiva. Prima che sia troppo tardi.
Paolo Ruggeri
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