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27/10/2014

E' con grande piacere che notiamo che anche questo mese siamo usciti sul Sole XXIV Ore che questa volta menziona la nostra casa editrice, Engage Editore www.engageeditore.com 

Paolo Ruggeri 
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24/10/2014

Come mai alcuni individui non riescono mai a cambiare mentre altri si?

La differenza tra queste due categorie di persone sta nel loro atteggiamento mentale. Da un lato c’è chi opta per un atteggiamento critico verso quello che lo circonda; dall’altro sta chi sceglie di affrontare la vita con un atteggiamento positivo e causativo.


Chi è critico sceglie di non agire, si mette all’angolo da solo, abbandonala il tavolo del gioco per auto-esclusione, in pratica decide di subire passivamente quanto gli accade attorno. Si concentra più sulle sue recriminazioni e sulle ingiustizie subite piuttosto che sulle azioni che servirebbero per affrontare efficacemente le difficoltà.


Chi è positivo, al contrario, ha dentro di sé un’immensa riserva di energia – data dai suoi sogni e passioni – che gli permette di superare mari e montagne con facilità sorprendente. Come una mongolfiera senza più zavorra potrà raggiungere risultati fino a quel momento considerati da tutti irraggiungibili. E’ questo il vero segreto del cambiamento.


Bisogna tenere sempre bene a mente che il successo è dato dalla combinazione di due elementi, la MOTIVAZIONE e la COMPETENZA.Il rapporto tra loro deve essere, per creare il cocktail giusto, una miscela dell’80% della prima con un 20% della seconda. Esatto, hai capito bene, la motivazione è l’elemento cardine sul quale deve poggiare la competenza.


Per generare grandi performance nel business è quindi assolutamente necessario un tono emotivo alto, positivo, coinvolgente, capace di entusiasmare noi stessi e gli altri.
Il problema è che negli anni noi tendiamo ad aumentare sempre di più le nostre competenze e specialità tecniche, a scapito della nostra motivazione, della nostra intraprendenza, dei nostri sogni.


Qual è la ricetta del fallimento?


1) Trova una persona competente ma critica o risentita e mettila a lavorare al tuo fianco.
2) Associati ad una persona competente che spesso parla in modo critico degli altri.


Qual è la ricetta del successo?

a. Pianifica il tuo futuro a lungo termine (parti da dieci anni).
b. Associati a persone e fai entrare nella tua squadra solo persone con tono emotivo alto.
c. Fai tuoi dei principi filosofici positivi e diffondi sempre di più i valori dell’etica.
d. Per prima cosa punta ad affermare alti valori morali, poi genererai automaticamente le possibilità di business.

Ricorda sempre che noi siamo causa della nostra vita, che dai il meglio di te quando sei carico e positivo e, soprattutto, ogni cosa che esiste al mondo è stata creata due volte e che la prima volta è stata nella nostra mente.


Sei pronto ad abbracciare il cambiamento e a raggiungere il successo?


Paolo Ruggeri




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16/10/2014

I-Profile e' il progetto di franchising promosso da OSM che ti aiuta a costruire la TUA azienda di consulenza.

Abbiamo messo a disposizione la nostra VENTENNALE ESPERIENZA DI SUCCESSO ad imprenditori e professionisti che vogliano avviare la propria azienda di consulenza sulla loro zona geografica in esclusiva sotto il marchio I-profile.


Gia' diversi imprenditori hanno aderito al nostro progetto. Se vuoi conoscere maggiori dettagli ci trovi alla fiera del franchising a Milano dal 7 al 10 novembre.

...oppure scrivimi alla mail info@paoloruggeri.it per ricevere un prospetto informativo.

Paolo Ruggeri

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14/10/2014

Quando a Muhammad Alì, uno delle icone sportive più importanti del secolo scorso, chiesero quanti addominali facesse al giorno lui rispose “Non conto mai gli addominali. Comincio a contarli solo quando incominciano a far male. Questo è quello che conta davvero. E’ questo che ti rende un campione”

E’ vero, chi fa impresa oggi deve sviluppare tante nuove abilità: saper vendere, fare marketing, imparare le regole della comunicazione…tutte capacità indispensabili per emergere ma potrei dirti che esiste una qualità più importante: il coraggio.

Quando ti manca il coraggio allora cerchi un surrogato: pensi che avendo maggiori informazioni sarai in grado di correre ai ripari e trovare la giusta strada per la tua impresa… Ma non è così che funziona. In assenza di coraggio e di carattere niente funzionerà in azienda. Se vuoi raggiungere il successo devi essere a tuo agio nelle situazioni che ti creano disagio. Puoi sperare di crescere solo quando farai un passo fuori dalla tua zona di comfort, ovvero da quell’insieme di azioni che non ti creano alcun disagio.


Tutte le informazioni che accumuli non faranno certo sì che un’azienda che non ti piace più tutt’a un tratto ricominci ad essere bella e ad entusiasmarti. Non saranno certo le informazioni a rendere più sopportabili dei compromessi che, sotto sotto, sai anche tu che non dovresti accettare e non sarà sicuramente maggiore conoscenza a permetterti di lanciare sul mercato un prodotto che emozionerà e farà innamorare i tuoi clienti.


Per questo motivo ho sviluppato una mia personale definizione di conoscenza: la conoscenza non sono dati o informazioni, la conoscenza è coraggio e determinazione. Se la nostra impresa ha smesso di andare bene noi non abbiamo bisogno di ulteriori informazioni, ma abbiamo bisogno di ritornare ad avere il coraggio di FARE le cose. Il carattere è l’arma segreta di ogni grande imprenditore. Capacità di sognare e di immaginare, determinazione, passione e un pizzico di follia vanno a braccetto con un altro degli aspetti caratteriali che accomuna gli imprenditori che battono le crisi: essi sono innanzi tutto persone coraggiose. Il coraggio non è assenza di paura ma è la consapevolezza delle tue forze, del valore delle tue idee e della grande persona che tu, in ultima analisi, sei.


Natale Consonni dirige il gruppo ICQ, uno dei più importanti istituti di certificazione della qualità e della sicurezza dei prodotti di consumo. Recentemente ad un convegno, parlando del coraggio dell’imprenditore, si è espresso come segue:


Era il 2008. A inizio anno mi accorsi che il mio socio cinese mi stava sfilando la società di Hong Kong. Fu un periodo davvero brutto anche perché lui, essendo del posto, poteva contare su alcuni agganci molto potenti. Il 25 novembre 2008 decisi di riacquistare tutte le sue quote ma, ahimé, mi trovai a dover pagare un prezzo davvero importante per ritornare in possesso di tutte le sue azioni. Era il periodo di piena crisi finanziaria, appena successivo al fallimento della Lehman Brothers. Proprio in quei giorni di crollo totale mi trovai a parlare con il direttore della banca che avrebbe dovuto finanziare l’operazione:


‘Ingegnere ma scusi, ma è proprio sicuro di andare avanti, di fare questo passo? Ma guardi che tutti stanno tirando i remi in barca, qui fra poco si sfascia tutto…’. – furono le parole del direttore.


Ebbi il coraggio di andare avanti. Grazie a quella scelta coraggiosa oggi a Hong Kong abbiamo un’azienda florida con tremila mq di uffici e cento dipendenti.

Anche a voi capiterà un giorno, nella vostra vita professionale, di vedere il vostro direttore di banca avvicinarsi per dirvi: ‘Ingegnere lei è pazzo. Tutti stanno tirando i remi in barca. Che cosa fa?’ Beh in quel caso veramente bisogna avere il coraggio, tanto coraggio, supportato dalla vostra visione per poter andare avanti…


Coraggio, visione, desiderio di rivalsa, la disponibilità ad essere il primo ad accettare una grande sfida, e un pizzico di follia, sono solo alcuni degli aspetti caratteriali che rendono le persone che guidano le PMI italiane non solo grandi manager ma innanzi tutto grandi uomini.


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.”- Ezra Pound


Mantenere alta la motivazione nonostante tutte le difficoltà richiede una forza d'animo straordinaria. In alcuni momenti non esiste più nemmeno l'entusiasmo ma l'unica certezza che ti rimane è compiere il prossimo passo. Devi incominciare a sfidare te stesso ogni giorno. E dopo un po' impari che i grandi progressi si possono fare solo seguendo quella strada: entrando nelle paure a barra a dritta e imparando a conviverci.

Veramente forte non è chi è' motivato ma è chi riesce a rimanerlo di fronte all'avversità, al fallimento, alla sfiducia, alla paura.

Questo è cio' che ci rende d'acciaio e indistruttibili. Io non ho paura. Questo è quello che conta.

Tu quando inizi a contare?

Paolo Ruggeri


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12/10/2014

OSM World Inc sarà la holding americana che controllerà tutte le aziende che il gruppo OSM/I-Profile/K2USA ha sparse per il mondo. 

Abbiamo deciso di distribuire gratuitamente il 35% delle azioni di questa società, che ha già un valore di svariati milioni di euro, a collaboratori, clienti e alleati dell'azienda (chi ci aiuterà a promuoverci e a crescere). 

Inoltre abbiamo anche riservato una serie di azioni per i numerosi investitori che ci hanno chiesto di poter possedere una quota della nostra società. 

Nella presentazione Power Point allegata troverete le informazioni generali riguardo alla opportunità e a come farne parte. 

Nel corso dei prossimi mesi distribuiremo gratuitamente azioni della nostra società per oltre 2,5 milioni di euro. Se quello che facciamo ti piace, hai un'occasione per essere parte di un progetto straordinario che avrà un impatto sul mondo.  

Scarica la presentazione PPT allegata e, se la cosa è di tuo interesse, scrivici a info@paoloruggeri.it 

PAOLO RUGGERI 



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07/10/2014

Qualche giorno fa mi è passata per le mani la locandina di una pellicola uscita nelle sale un paio di anni fa. “Come ammazzare il capo e vivere felici” è un film che racconta le vicende di tre impiegati impegnati con altrettanti, esasperanti, datori di lavoro.

Naturalmente mi è venuto da ripensare alla mia esperienza passata. Nella mia carriera sono stato piuttosto fortunato. Ho avuto alcuni grandi superiori, dei veri mentori che mi aiutano a crescere. Ma, come la maggior parte delle persone, ho anche avuto qualche capo dispotico.Fortunatamente, dopo queste esperienze, ho pensato bene di mettermi in proprio e scegliere di sedermi dalla parte giusta del tavolo ;)

Ma, quando mi guardo indietro e ripenso alle mie esperienze negative con queste persone, devo ammettere di aver imparato molto. Ad essere onesti, probabilmente, ho imparato più da queste persone che dalla altre. Perché sono stati loro ad insegnarmi cosa NON fare quando si tratta di gestire i propri collaboratori. A volte, sapere cosa non fare ha quasi lo stesso valore di sapere cosa fare.

Quindi, ecco la mia lista di errori comuni:

1) Sentirsi minacciati
E' bello avere persone di talento nella tua squadra. E’ la cosa migliore che ti potrebbe capitare. Ma può capitare a volte, quando si ha per le mani un gruppo di rockstar emergenti, di sentirsi un po’ insicuri, un po’ minacciati. Come se queste persone potessero oscurarti. Ma questo non deve spaventarti. Avere affianco persone veramente capaci è il segno che ti stai muovendo nella direzione giusta. Devi dare ai tuoi collaboratori di talento l'opportunità di brillare.

Agli inizi degli anni ’90, prima di diventare a mia volta un imprenditore, lavoravo per un’ azienda in rapida espansione in Italia. In particolare, grazie a me e ad altri due giovani venditori rampanti, l’azienda stava facendo dei numeri da paura. Ci facemmo avanti e chiedemmo che parte del nostro stipendio venisse pagato in quote della società, davvero una minima percentuale che sarebbe stata scalata dal nostro stipendio fisso. In fondo questo ci avrebbe ulteriormente motivato, avremmo sentito la società più NOSTRA e saremmo stati stimolati anche dai dividendi. Ma i nostri titolari erano troppo spaventati che potessimo prendere il sopravvento su di loro e si rifiutarono. Bene, io e quei due ragazzi abbiamo deciso che non avremmo più potuto lavorare per chi non credeva in noi. Abbiamo fondato la nostra azienda e…beh…nel giro di pochi anni il nostro fatturato era 10 volte superiore al loro.

2) Non “Dare a Cesare quel che è di Cesare”
Alle persone piace che sia riconosciuto il loro valore quando fanno un buon lavoro. Ogni volta che ne hai la possibilità fai sapere a tutti quanto sono bravi. Fallo sapere ai loro coetanei, fallo sapere ai loro colleghi, ai tuoi clienti. “Vantati” di loro. Metti loro sotto i riflettori e non te stesso. Tu non ne hai bisogno. Questo si chiama “Pieno apprezzamento per il lavoro svolto”ed è la cosa che motiva di più le persone, più del denaro. E’ questo il grande errore degli imprenditori. Pensare che il denaro compri i risultati. Questo non vuol dire che non devi pagare bene i tuoi uomini. Il tuo compito è dividere con loro la ricchezza che ti fanno guadagnare. Ma sappi che ci sono altri fattori molto più motivanti. Non lo dico io. Lo dicono gli studi. Vatti a documentare!

3) Lasciare che i problemi si accumulino
Ho avuto un capo che aveva dei problemi con me. Ma aveva deciso di non affrontarmi mai direttamente. Lasciava passare del tempo e poi scatenava tutto d’un tratto la frustrazione accumulata. E rivangava dei fatti avvenuti mesi prima. Fatti che magari non ricordavo nemmeno fossero successi. Questo mi ha insegnato che bisogna affrontare le questioni con i propri collaboratori nel momento esatto in cui accadono. Più si aspetta, più aumentano le frustrazioni. A volte (spesso)affrontare certe situazioni ci crea disagio…ma se non vuoi arrivare ad un punto di rottura è meglio farlo subito. Just do it!


4) Non lasciar crescere in azienda i propri manager
Verrà un momento in cui qualcuno che lavora per voi sarà pronto per una promozione. La gente, soprattutto i giovani, vogliono fare carriera e ambire a nuovi ruoli di maggiore responsabilità. Il mondo sta cambiando, i giovani sono più smart, più flessibili, si adattano rapidamente alle nuove tecnologie e ai nuovi ambienti di lavoro il che li rende inclini a cambiare lavoro spesso se non li aiuterai ad ottenere risultati e promozioni in azienda.

5) Trattare male i dipendenti che se ne vanno
Ho lavorato per una società per alcuni anni. Ero felice del mio lavoro, ma mi si è presentata una grande opportunità e a malincuore ho deciso di dimettermi per seguire il mio sogno. Il mio capo dell’epoca era furioso e non mi ha nemmeno riconosciuto le ultime settimane di lavoro. Mi ha davvero lasciato con una sensazione orribile su di lui e la sua società. Secondo voi, con la nuova azienda, ho continuato a fare affari con lui? Ovviamente no! E qui si parlava di centinaia di migliaia di euro (allora erano lire). Ora, quando un collaboratore lascia la mia squadra (che per fortuna non accade spesso), cerco davvero di trattarlo al meglio. Forse tornerà un giorno. O almeno, parlerà bene della sua esperienza in azienda. Questo potrebbe anche aiutare ad attirare qualche nuovo candidato in sostituzione. Non farti mai dei nemici.

Ma soprattutto...

Fare lo st****o
Penso di poter dire di aver mantenuto una buona reputazione tra coloro che hanno lavorato per me in passato. Forse non tutti, ma la maggior parte di loro, ha mantenuto un ricordo positivo. La gente passa un sacco di tempo al lavoro. E’ una parte enorme della propria vita. Ecco perché bisogna trattare i propri collaboratori con rispetto. Devi diventare quella persona per cui “voler lavorare” e non “dover lavorare”. Perché un leader è una persona che gli altri seguono con orgoglio. Non per i soldi. Non perché sono obbligati. Ma perché sono fieri e credono in lui.

I tuoi collaboratori sono fieri di te?

Paolo

Ps. Se vuoi un aiuto per motivare i tuoi collaboratori clicca qui http://www.opensourcemanagement.it/sai-veramente-motivare-i-tuoi-collaboratori/

UCCIDERE IL CAPO

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02/10/2014

Chi, da bambino, non ha mai sognato di poter diventare un supereroe? Poter sfrecciare nel cielo come Superman, arrampicarsi sui muri come l’uomo ragno o “semplicemente” diventare un geniale miliardario-sciupafemmine-di bell’aspetto-genio della fisica- come Ironman?

Anche se non potrai mai sviluppare queste abilità sovrumane, anche tu hai un superpotere, un elemento che ti rende unico e che, se coltivate, può condurti a risultati straordinari. E magari un tempo eri anche consapevole di possederlo questo superpotere, ma poi hai dato ascolto a chi dice che “c’è la crisi”, o che “non sei abbastanza bravo”, o che “è impossibile” e hai pensato di essere uno dei tanti.

Ogni azienda si basa su un fattore: l’unicità dell’imprenditore. Il vero imprenditore non può scegliere la via più comoda, quella che percorrono tutti gli altri. Se lo facesse sarebbe solo uno dei tanti, anonimi, sul mercato. Ma tu sei un supereroe (o un superimprenditore) e un supereroe ha una serie di caratteristiche distintive:

1)Conosce la sua missione e il suo scopo. Tutti i supereroi hanno le idee chiare, sono ispirati da una meta e sanno bene dove stanno andando. Un imprenditore non è un perdente, crede in qualcosa, ha un progetto che lo affascina e lo entusiasma. Chi non ha una meta chiara e non sa dove sta andando è destinato a non arrivare da nessuna parte.

2)Ha un marchio distintivo. Hai presente la esse di Superman? Identificativo vero? Prova a pensare ad alcune grandi aziende: Nike, McDonald, Coca Cola…il loro simbolo è riconosciuto in tutto il mondo! Hai un brand che si distingue?

3)Conosce il suo ambiente. Hai mai visto Batman chiedere indicazioni stradali agli abitanti di Gotham. O Spiderman a fermare un passante a New York per lo stesso motivo? No, perché conoscono la loro città come le loro tasche! Sai come funziona il tuo mercato? Hai mai fatto un sondaggio sui tuoi clienti? Sai veramente cosa vogliono o presumi soltanto di saperlo? Se conosci le richieste del mercato saprai quali prodotti promuovere e come farlo, “vestendo” la comunicazione nel modo giusto.

4)Fà squadra. Come i fantastici 4 o The Avengers anche i supereroi hanno bisogno di associarsi. Puoi avere il miglior prodotto, l'azienda piu' innovativa, i collaboratori più bravi ma se non sai farti amare delle persone e interessarti veramente a loro non otterrai mai il successo che cerchi. Sono le alleanze che creano i fatturati e il successo sta nelle persone con cui riesci a condividere grandi progetti.

5)Non si abbatte. Nel business, come nella vita, non esistono strade prive di buche e di rischi. Come Wolverine, che è in grado di rigenerarsi e combattere anche dopo aver subito ferite gravissime un imprenditore di successo comprende che è possibile cadere, purchè ci si rialzi subito.

6)E’ innovativo. Come Ironman. Non tutti i supereroi nascono tali. Quello che da sempre ha aiutato Tony Stark era avere i migliori "gadget" nel suo arsenale. Essere aperti alle ultime tendenze tecnologiche non è un'opzione, ma una necessità nel mondo del lavoro moderno.

Ma soprattutto

7)E’ una bella persona. Conosci la storia del tallone di Achille e di Superman che soffre la Kryptonite: in ogni storia che si rispetti, l’eroe ha un punto debole. La vera morale di tutte queste metafore sui talloni d’Achille è che le forze del bene hanno sempre un punto debole e questo è il fatto che puoi riuscire ad essere un super eroe solo se sei anche una bella persona.

Se sei una bella persona, sei molto più vulnerabile non sei come le persone demotivanti, quelli che insinuano il dubbio e con loro non giochi mai ad armi pari. Tu giochi pulito mentre loro giocano sporco. Tu ti metti in discussione, loro ti criticano e basta. Tu dai più del dovuto, loro prendono più che possono. Tu ti sforzi di vedere i loro lati positivi, loro guardano quelli negativi…

Al che, a volte, ti viene da pensare che dovresti diventare come loro, ma qui sta la trappola: nel momento in cui ti muovi in quella direzione, tutto quello che hai costruito se ne va a ramengo. LA VERA DIFFERENZA tra te e loro, l’ingrediente segreto, ciò che alla fine ti rende davvero un super eroe, è proprio quello che loro reputano un grande punto di debolezza: il fatto, cioè, che sei una bella persona.

Tu sei una bella persona e non accetti di giocare sporco. È per questo motivo che alla fine vincerai.
Perché ti rifiuti di diventare come loro.

Qual è il tuo superpotere?

Paolo Ruggeri



imprenditore supereroe
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26/09/2014

In allegato la mia presentazione sull'Internazionalizzazione dell'Impresa: come portare la propria azienda o attività all'estero con successo. 

Per maggiori info: www.k2usa.it 

Paolo Ruggeri



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25/09/2014

Cosa rende veramente prospera la tua azienda? Ci sono cinque elementi che dovresti tenere in considerazione:


1) TU: quanto sei contento e appassionato di quello che fai? Stai bene?
2) VISION: hai già individuato la vena d’oro del tuo settore? Quella che ti porterà a capitalizzare risultati importanti?
3) CAPACITA’ DI REALIZZAZIONE DI UN’IDEA: hai tu, o è presente nelle persone intorno a te, le capacità di programmazione, progettazione e organizzazione per realizzare la tua vision?
4) PERSONE: ti sei circondato di persone giuste e altamente motivate che ti supporteranno nella tua impresa?
5) ENERGIA: stai sempre attento a tenere alta l’energia all’interno della tua azienda e della tua vita?


Come imprenditore ti sei mai trovato in uno stato di grazia dove tutto andava bene, dove ogni tuo progetto risultava vincente, ogni tua azione era produttiva?


Prova a tornare indietro a quel attimo, cerca d’individuare uno stato della mente di benessere dove riesci a riconnetterti con quei momenti. Ritrova quell’energia.


Ritrova l’entusiasmo. Questa parola dariva dal greco enthousiasmos: letteralmente traducibile con "con Dio dentro di sé", o "invasamento divino". Una commozione intensa dell'animo che si esprime in vive manifestazioni di gioia, di eccitazione, di ammirazione. Ricerca l’enthousiasmos, quell’attimo nel quale per gli antichi greci gli dei “entravano” dentro i grandi uomini, permettendo loro di compiere gesta straordinarie. Questo stato mentale ho provato a ridefinirlo con il termine “ONLINE”. Uno stato in cui siamo connessi a tutte le nostre potenzialità e a tutte le persone intorno a noi.


Quando si è ONLINE ci si ritrova in un mainstream positivo dove veniamo travolti da un flusso ininterrotto di idee e di azioni vincenti. E’ un momento dove ci è più facile avere intuizioni geniali, quelle “follie” che poi si tramutano nel vero successo.


Come ti connetti al tuo vero io?


1) Viaggia da solo, senza i condizionamenti delle persone e delle cose che, nel bene o nel male, ci costringono ad allontanarci dalla nostra natura genuina e più profonda;

2) Stai attento a chi o a cosa ti circonda. Fai in modo di avere intorno solo persone e cose belle, positive, che esaltano il tuo spirito. Ricordati che tu vibri in armonia con ciò che ti circonda. Se sei attorniato da persone ansiose come diventerai? Ansioso! Se hai vicino persone timorose come diventerai? Timoroso. Proprio come i diapason: la vibrazione si trasmette tra due diapason uguali. Invece se i due diapason sono diversi la vibrazione non passa.

3) Tieni lontano da te tutto quello che spezza la tua armonia. Persone che non vogliono migliorarsi, chi richiede una grande manutenzione emotiva, chi ti chiede sempre di dimostrare che sei bravo per accettarti, chi non è capace di correggere i propri errori e chi non si stima, chi ha corrotto i propri valori.


Tutti noi siamo collegati a quanto ci circonda. Un’energia anima il tutto e per attingere ad essa bisogna sempre ricercare l’armonia. Perciò fai tuoi degli alti valori e associati a persone, oggetti e ambienti di profilo e spessore elevato.

In questo modo non potrai che mantenere alta la tua motivazione e realizzare i sogni e i progetti più ambiziosi.

Paolo Ruggeri




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15/09/2014

Egregio Presidente, dopo diversi mesi di lavoro si ritrova con l’Italia di nuovo in recessione.

E’ mai possibile che il nostro Paese pur essendo il popolo con la classe imprenditoriale più creativa al mondo e con il più grande patrimonio culturale della storia, non riesca proprio a risollevarsi?

Pur essendo di idee politiche diverse dalle Sue, credo nella Sua buona fede e per questo Le scrivo questa lettera.

Qualsiasi buon imprenditore o qualsiasi persona che ne capisca di economia perché abbia costruito da sé un’attività che funzioni, Le confermerà che molte delle azioni necessarie per rilanciare la nostra economia e le imprese del nostro Paese in realtà sono semplici, non richiedono grandi investimenti e nemmeno enormi riforme.

Se vuole davvero rilanciare l’economia e il PIL del nostro Paese:

a) Detassi immediatamente per cinque anni tutte le nuove assunzioni. Questo significa che l’azienda paga lo stipendio + TFR + 13° e 14°. Niente contributi e niente Irpef versata. Se non rilanciamo l’economia sa bene che il sistema previdenziale non reggerà comunque. E inoltre che cosa dire della posizione pensionistica di tutte le nuove generazioni che al lavoro non ci stanno andando perché le imprese non riescono ad assumere?

Il costo di un dipendente in Italia già oggi è più elevato che negli Stati Uniti.


b) Porti SUBITO al 100% la detraibilità dei costi per le imprese e per i professionisti. Questo significa poter scaricare auto, telefono, carburante e tutte le altre spese inerenti all’attività al 100%. Proprio come negli altri Paesi avanzati.


c) Renda scaricabili dalle tasse con un credito fiscale personale tutti gli investimenti economici che vengono fatti nelle aziende siano questi i soldi investiti per lo start up di una società o iniezioni di nuovo capitale in società esistenti.


d) Detassi con un credito d’imposta gli utili che vengono re-investiti.


e) Ribalti l’onere della prova nel contenzioso fiscale: non sarà più il cittadino a dover dimostrare di essere in regola, ma sarà l’amministrazione pubblica a dover dimostrare l’infrazione.


f) Ritorni a creare una zona franca in alcune delle regioni del Sud e permetta a chiunque apra una nuova azienda in tale territorio di non pagare contributi sulle assunzioni per dieci anni o goda comunque di un credito d’imposta su tutti gli utili generati.


g) Volevo aprire una delle nuove aziende a 1 Euro ma il costo tra tasse di registro è in realtà superiore ai 700 eur. Faccia costare l’apertura di una nuova società 1 euro, proprio come è stato promesso.


h) Incentivi economicamente gli amministratori pubblici locali sul numero di nuove aziende o partite iva aperte nel loro territorio di modo che sostengano in ogni modo chi vuole aprire un’impresa.

i) Faccia un passo che mostri che l’Italia sostiene senza alcuna ombra di dubbio le sue Forze dell’Ordine. Come potremmo mai attirare investitori stranieri seri se non dimostriamo che abbiamo delle leggi che facciamo rispettare?


j) Ogni giorno si alzi la mattina pensando: come posso rendere questo Paese più amichevole verso le imprese ed i professionisti?


Tutti questi passi (tranne forse il passo F) non richiedono bicamerali, non richiedono referendum, richiedono solamente il desiderio di emettere un decreto e poi farlo ratificare. Si possono fare in qualche settimana.

Burocrati attempati, tecnici bancari ed “esperti” di finanza internazionale le diranno senza alcun ombra di dubbio che i sistemi di cui sopra non potranno mai funzionare e che finirebbero per portare lo Stato alla rovina. Abbiamo provato le loro ricette per oltre trent’anni e il risultato è che, a meno che non scoppi una guerra che riduca a zero il debito pubblico, l’Italia si avvia celermente verso la strada della Grecia.

Vuole davvero far crollare tutto?

Invertire la tendenza è possibile. In fin dei conti ha a che fare con uno dei popoli più industriosi e creativi del mondo.

Ha provato le ricette degli altri. Perché non provare a fare qualcosa di diverso? In fin dei conti ci eravamo detti che Lei avrebbe dovuto "rottamare"...

In bocca al lupo!


Paolo Ruggeri

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10/09/2014

“Nella vita puoi avere quello che vuoi, se solo aiuti abbastanza altre persone ad avere quello che vogliono” Zig Ziglar


Il tuo successo è determinato dal successo delle persone che ti stanno attorno. È questo il segno distintivo di ogni leader. È questo il segno distintivo di ogni grande uomo che abbia mai vissuto su questo pianeta.


Esiste un effetto che si viene a verificare ogni volta in cui aiuti qualcuno a vincere. Ogni volta che aiuti qualcuno a sviluppare le sue abilità e a diventare un vincente, le sue abilità entrano a far parte di te. Più persone aiuti, più diventi forte.


Non ci credi? Guarda Gandhi. Guarda Madre Teresa, forse il più grande esempio di leadership del XX secolo: non possedeva niente, ma in realtà possedeva tutto, gestiva e controllava ricchezze enormi, guidava un esercito di migliaia di collaboratori senza averli assunti. Tutto solamente per il fatto di averli aiutati. Usando questa regola, dal niente, da una banda di poveracci e di moribondi, ha creato forse la più grande congrega che la chiesa cattolica sia mai riuscita a creare negli ultimi secoli, un esercito straordinario.


Ogni volta che aiuti qualcuno, diventi più forte.


Sicuramente la frase di cui sopra è vera, perché la persona che hai aiutato ora entrerà a far parte della tua rete di alleanze e come tale “cospirerà” con te per aiutarti ad avere successo. Vedendola solo in questo modo però saremmo riduttivi.
Esiste anche un effetto psicologico. Pensa all’ultima volta che hai davvero aiutato qualcuno. Come ti sei sentito dopo? Carico, contento, ispirato. In realtà, quando aiuti qualcuno a riuscire in un’attività, a tua volta con una sorta di transfer diventi più abile in quella stessa attività nella quale lui è riuscito. Non è un gioco di parole. Se insegni a un idraulico apprendista i segreti del mestiere, anche tu diventi un idraulico migliore.


Ogni volta che tengo un corso a imprenditori dove, per esempio, tratto il concetto dell’etica, se sono efficace nel corso avviene in me qualcosa di straordinario: successivamente mi sento a mia volta migliorato in quell’aspetto. È affascinante: dando a qualcuno, in realtà dai a te stesso.


La strada verso il successo

Il mondo si basa su un equilibrio di dare e avere
. Non puoi mai tirare fuori dal mondo più di quello che a tua volta metti al suo interno. Se vuoi avere qualcosa, devi a tua volta dare qualcosa. Se vuoi avere successo, devi dare successo. Se vuoi guadagnare denaro, devi far guadagnare denaro, se vuoi amore, devi amare.


Ti sembrerà pazzesco, ma se riesci a far ottenere il successo a qualcuno, anche tu otterrai successo. Hai problemi di soldi? Ingegnati per far guadagnare soldi ai tuoi collaboratori e ai tuoi clienti e vedrai che, quasi magicamente, ora anche tu guadagnerai tanti soldi. Ogni volta che stupisci qualcuno con un servizio eccellente, nella tua personalità avviene una trasformazione minuscola ma portentosa: tu diventi più forte.


Vedo tutti i giorni imprenditori o manager che hanno costruito aziende formate da persone impaurite o deboli. Vedo tutti i giorni individui che, pur avendo ottenuto il successo economico personale, intorno a sé hanno persone deboli o poco prospere. E più le osservo, pur da accanito sostenitore delle regole del libero mercato e dell’iniziativa capitalista, più mi rendo conto che il loro “successo” a me non andrebbe bene. Non andrebbe bene perché prescinde da quella che è forse la regola più importante: il vero successo è il successo delle persone che ti stanno attorno. Questo non vuol dire che dobbiamo ripiegare su una mentalità socialista o creare una grande cooperativa di stato. È stato già provato e non ha funzionato.


Dobbiamo invece renderci conto della grande missione che è stata affidata ad ognuno di noi. Ognuno di noi ha una sua parte da dare a questo mondo. Ognuno di noi deve contribuire con la sua tessera del puzzle alla costruzione di un mondo nuovo, utopico forse, ma sicuramente migliore. E per farlo, dobbiamo per un attimo dimenticarci di quelle che sono LE NOSTRE necessità e guardare un po’ di più a quelle del nostro vicino.


Adesso il mondo aspetta la tua tessera.


Paolo

Tratto dal libro "Le 10 regole del successo". Puoi acquistare la tua copia su http://www.paoloruggeri.it/shop.asp?idp=50

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04/09/2014

Quando ho iniziato la mia attività, ho capito quanto fossi spaventato da un sacco di cose. Promuovere me stesso, chiedere soldi, parlare in pubblico… Mi spaventava tutto... perché non l’avevo mai fatto prima e perché avevo paura che avrei potuto fallire.

La paura di fallire. La paura di sbagliare. La paura di perdere tutto. Nel mondo degli affari, così come nella vita, la lista delle paure potrebbe essere davvero molto lunga. La paura viene sempre vista come qualcosa di negativo, come qualcosa da evitare a tutti i costi. Eppure, tutto ciò che vogliamo esiste al di là delle paure. “No pain, no gain” dicono gli Americani – “niente dolore, niente ricompensa”- Pensaci: non esiste sogno che non richieda una grande impresa, un grande sforzo, un grande sacrificio. Dobbiamo affrontare le nostre paure a testa alta, perché questo è esattamente il modo di emergere: migliori, più forti, più audaci…

Come quando da bambini avevamo paura di scendere nel seminterrato. Buio. Nero come la pece. Eravamo sicuri che ad attenderci ci sarebbero stati mostri terribili,vampiri, lupi mannari . Ed è la stessa cosa adesso quando prospettiamo all’orizzonte clienti insoddisfatti, concorrenza sleale, insoluti… Quello che dobbiamo capire è che quegli occhi, quella creature nel buio siamo in realtà noi. Sono i nostri pensieri auto-limitanti. Come professionisti, spesso, siamo i più grandi critici di noi stessi, implacabili e spietati nella valutazione dei nostri fallimenti. Come gli occhi nel buio quei pensieri ci seguono ovunque perché sono nella nostra testa, non possiamo sfuggire. 



Uno dei sintomi più comuni di questa mancanza di auto-perdono ed eccesso di autocritica è la voglia di bloccare i propri affari. Sì, avete sentito bene. Ho incontrato frotte di imprenditori e manager aziendali che avevano così tanta “paura del buio”, così tanto timore di quello che sarebbe potuto succedere, così tanta angoscia di poter sbagliare, da rimanere immobili.

Il timore in realtà è buon segnale, ci fa capire che siamo sulla strada giusta. La paura si manifesta sotto forma di ansia e apprensione e spesso ci impedisce di agire. Procrastiniamo e rimandiamo le cose importanti da fare perché la paura ci paralizza. Ma è solo quando rimanere fermi diventa troppo doloroso che scatta qualcosa. La soglia del dolore è troppo alta e siamo spinti a muoverci. Ma prima di questo punto di non ritorno stavamo aspettando che arrivasse il momento giusto. Quel momento non è mai arrivato. Ma abbiamo provato paura e ci siamo spinti oltre quel limite. Abbiamo dovuto agire nonostante non fossimo pronti.

“Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura”.Mark Twain


Alcuni anni fa ho partecipato al discorso del CEO di una grande società. Parlando in una stanza piena di investitori ci disse che anche lui si svegliava nel pieno della notte. Paura? Timore? O forse meglio dire eccitazione. Nonostante fosse a capo di una multinazionale con sedi in tutto il mondo aveva ancora paura. Tutti hanno paura. Anche chi il successo l’ha già ampiamente raggiunto.
La paura non è una brutta cosa. La paura ci mantiene affamati e, al contempo, umili. La paura è uno stimolo costante per dare il meglio di noi. La paura ci ricorda che siamo mortali, che nulla è garantito e che la compiacenza e l’ego, negli affari come nella vita, possono essere un peccato mortale.

La paura può paralizzare o motivare, iniettarci adrenalina o portarci alla letargia. Ma secondo me la paura è un passo necessario per muoversi e prendere rischi. La paura spinge ad affrontare quello che c'è dall'altra parte. Affrontare la paura può portare grandi vantaggi. Dobbiamo invertire la nostra percezione della paura tutti insieme e muoverci proprio in questa direzione. Dobbiamo affrontare la paura come se fosse un amico; un amico che possiamo vedere solo di sfuggita, solo per un caffè. Un amico che ci permette di sapere se siamo sulla buona strada e che ci rassicuri sul fatto che stiamo camminando nella direzione giusta offrendoci orientamento e prospettiva.

Superare la paura è un processo graduale. Man mano che ci avviciniamo al nostro “amico” sentiamo degli effetti a livello viscerale. E’ inevitabile. Ma man mano che incominciamo ad affrontare le cose a testa alta ci accorgiamo di aver sovrastimato le nostre paure e che forse, tutto sommato, non sono tanto male come ce le eravamo immaginate. E allora la paura diventa sopportabile, perde il suo valore e incomincia a far strada ad altre sensazioni.

Dietro ogni paura che hai c'è la persona che vuoi diventare. La paura nasce da noi. Non esiste. Tu l'hai creata. Tu puoi distruggerla ed essere ciò che vuoi diventare.

Essere un imprenditore è una sfida, ci vuole coraggio, passione, attenzione, capacità manageriale. All'inizio molte di queste cose ti mancano e hai solamente la paura, poi via via le sviluppi e capisci come funzionano. Allora la paura scompare e ti rimane solo l'eccitazione.

“Limits like fears are often just an illusion” –I limiti, così come le paure, spesso sono solo un illusione- disse un grande sportivo un giorno.

Paolo Ruggeri




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28/08/2014

Viviamo in un mondo pieno di opportunità. Penso a tutti quelli che si occupano di internet e di App. Tutto si muove in questa direzione. Penso a tutti quelli che lavorano nel campo della salute e della bellezza. La consapevolezza di voler vivere meglio ormai si sta diffondendo davvero a macchia d’olio. Penso a tutti coloro che lavorano con i paesi in via di sviluppo. Lì c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Peccato che la maggior parte delle persone finisca per parlare di crisi, si lamenti di Renzi, di Equitalia, del proprio lavoro… Il fatto è che le persone soffrono e si lamentano perché sono riluttanti a cambiare. Ma purtroppo per loro il mondo è proprio cambiato. Il ciclo di vita di un’azienda è più breve, il business è più veloce e più corto. Se ti arriva una richiesta di informazioni oggi hai tempo 1 giorno per rispondere. Se tardi a farlo il potenziale cliente sarà svanito, si sarà scordato di averti mandato la mail o avrà chiesto aiuto al tuo concorrente.

Chi capisce in che direzione si muovono i soldi sarà destinato ad arricchirsi. E’ stato stimato che in Europa tra 10 anni il 70% della ricchezza sarà detenuta da chi ha più di 55 anni. Sono loro i tuoi prossimi clienti. Quale potrebbe essere il mio consiglio? Investire nelle aziende che producono le protesi, ad esempio. Perché la vita è sempre più lunga e il fisico inesorabilmente si logora, ma tutti siamo disposti a spendere quando si tratta della nostra salute fisica.

Esistono due modi di vedere le cose. In Italia ci lamentiamo e la gente scende in piazza perché nell’edilizia sono stati persi 250'000 posti di lavoro. A Miami alcuni imprenditori ebraici hanno acquistato tutti i capannoni dismessi di Wynwood, un quartiere povero della città. Hanno trasformato i capannoni in gallerie d’arte ridipingendo le facciate degli edifici, rendendo loro stessi delle opere d’arte. Wynwood adesso è una zona Inn. Dal 2010 il prezzo delle case del quartiere è cresciuto a dismisura e sale con una media del 30% ogni anno.

Il denaro si muove in questa direzione. Se non vuoi rischiare di andare dall'altra e ritorvarti in un vicolo cieco dovrai lavorare su 5 fattori. Eccoli qui:

1) Il tuo livello di tono
Per avere un alto livello di tono devi lavorare su 3 aspetti. Mente corpo e spirito. Ricorda che chi odia o serba rancore è destinato a finire in macere. “Odiare è come bere del veleno e aspettare che l’altro muoia”. L’armonia e l’amore sono le forze che guidano il mondo e portano alla prosperità. Questa è una verità ripetuta da tutti i grandi (nella Bibbia, nel Buddismo…Gandhi…). Guarda a chi serba rancore oggi e vedrai il povero di domani.
Sappi che tu non sei il tuo denaro, non sei le tue proprietà. Tu sei i tuoi progetti, i tuoi sogni. Le persone che si lamentano della crisi, o dello stato, spesso sono proprio quelle che non riescono ad arrivare al successo. Si sentono toccati nei soldi, nei loro avere. Ma non hanno capito che loro non sono fatti di quello e sono turbati dalle vicissitudini che li circondano. Vivi sempre nel futuro. Non nel presente. Ovvio, se oggi hai problemi di soldi ti devi dare da fare, alza il telefono, chiama i fornitori, stimola i venditori, ma non rimanere troppo ancorato al presente.

2) Le tue Earning abilities
Qual è il tuo secondo bene più importante? (Il primo, a mio avviso, è la tua energia vitale). Il tuo secondo bene è la tua capacità di guadagnare denaro. Devi porti la domanda: perché la gente mi paga? Pensando al mio caso specifico potrei dire perché sono bravo a selezionare le persone per le aziende e a motivarle. Ma un tempo queste cose non le sapevo fare. Non sapevo parlare in pubblico, ma poi l’ho imparato e sono finito ad insegnarlo ai miei clienti. Non conoscevo il mercato statunitense, poi sono stato là e adesso aiuto le aziende italiane a sbarcare con successo sul mercato USA. Quando è stata l’ultima volta che hai imparato qualcosa di nuovo? Le persone che hanno soldi continuano ad aggiungere abilità a quello che già sanno fare. Se ad esempio hai 50 anni, perdi il lavoro e non sai usare il computer bhe….sarà dura!


GUADAGNARE SOLDI


3) La legge di causa effetto
Per ogni effetto esiste una causa. E quella causa sei tu. Se in Italia il 10% delle persone detiene il 45% della ricchezza un motivo ci sarà. Se vuoi guadagnare di più vai da chi guadagna il doppio di te e poi fai esattamente quello che ti dice. A volte incontro gente che non ha soldi e vuole insegnare a me come guadagnare…oppure consulenti che vogliono indicare agli imprenditori a fare i soldi e poi girano con la macchina scassata…come possono pretendere di insegnare qualcosa?! È’ mai successo anche a te di conoscere queste persone?


4) La legge del 3
Fai una lista di tutte le attività che hai svolto nel mese di luglio. Segna tutto. Ecco… se di quelle attività potessi sceglierne solo una quale di quelle contribuirebbe di più ai tuoi guadagni? Ok…adesso scegli nell’ordine la seconda, poi la terza. Sono sicuro che il 90% delle tue entrate derivano da queste 3 attività.


5) Il Focus: la tua capacità di decidere quello che vuoi fare
Negli Stati Uniti hanno fatto un esperimento. Hanno selezionato 2 tipologie di persone: persone facoltose e persone indigenti. Hanno incominciato a telefonare loro giorno e notte chiedendo cosa stessero pensando in quel momento. La maggior parte delle persone più abbienti ha risposto che stava pensando a come raggiungere i propri obiettivi. Quelle meno prospere invece stavano rimuginando sui loro problemi, sulle loro difficoltà, sulle loro sfighe.
Se hai chiaro cosa vuoi diventi una potente calamita, anzi, meglio, sei tu ad essere calamitato verso quella cosa. Quindi SCRIVI le tue mete e gli obiettivi che ti poni.


Devi sapere che il nostro cervello non ci permette di vedere tutto. O meglio, lui percepisce tutto ma archivia la maggior parte delle informazioni e lascia passare solo quelle più rilevanti per non mandarti in sovraccarico. Pensaci: hai deciso di comprare l’auto e stai andando dal concessionario. Cosa vedrai sulla strada? Esatto! Tutte le auto di quel modello. Le vedevi anche prima, è vero, ma il tuo cervello non si focalizzava su di loro. Quindi SCRIVI le tue mete e scrivile in modo che anche un bambino di 6 anni potrebbe capire se le hai raggiunte o meno. Mi raccomando: devi fare una fotografica analitica del tuo futuro (“ho una villa di 3 piani con la piscina”, “ho un’azienda composta da 50 persone”).


Adesso hai capito in che direzione si stanno muovendo i soldi? Hai chiaro come raggiungerli?


Paolo Ruggeri




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05/08/2014

Non mi è mai stata diagnosticata, ma ogni tanto penso di soffrire di Workaholism, l’ossessione per il lavoro come la definiscono in America.

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” diceva Steve Jobs. E penso di essere una di quelle poche persone davvero fortunate perché hanno trovato il lavoro dei loro sogni. Per chi ama davvero la sua attività a volte è veramente dura prendere le distanze. Spesso mi provocano dicendo “Ruggeri, ma tu non stacchi mai dal lavoro?” .Il fatto è che per me non è un LAVORO, per me è un DIVERTIMENTO!”. Ma come ogni anno all’arrivo dell’estate sorge la fatidica domanda “vacanze si o vacanze no?”.

Bhe…ti risponderò in questo modo: un uomo deve prendersi cura di varie aree: il lavoro, la famiglia, gli amici, la sua salute. Queste aree non funzionano a compartimenti stagni. Se trascuri una di queste sfere prima o poi le conseguenze si ripercuoteranno sulle altre. Se non ti prendi cura del tuo corpo, se non ti tieni in forma, se sei fisicamente stanco pensi che le tue prestazioni possano essere ottimali sul lavoro? Se trascuri la tua famiglia o hai dei malumori a casa come saranno le tue performance in azienda? Eccezionali? Io non penso proprio... e ee la tua risposta è “…Si, ma io separo la sfera professionale da quella privata” sappi che stai mentendo a te stesso.

Concentrarsi troppo sul lavoro può avere conseguenze deleterie sulla tua vita personale e la tua salute. Le ferie sono un modo per staccare, ricaricarsi e stare con i propri cari.

Ricordati: tu non sei la tua azienda. L’azienda è un mezzo che hai costruito per raggiungere determinati scopi. E’ un gioco che hai deciso di giocare per divertertirti, guadagnare, sviluppare le tue capacità e condividere quello che fai con altre persone. Non devi diventare il tuttofare dell’azienda. Quindi ti do un consiglio, probabilmente per quest’anno sarà tardi ma incomincia a lavorare in questa direzione per gli anni prossimi: costruisci un’azienda che funzioni anche senza di te.

Bene…dicevamo…vacanze!
Prima regola, la più importante: non scusarti. Non scusarti per esserti preso il tempo per rilassarsi, goderti la famiglia e divertirti. Una pausa dà la possibilità alla tua mente e al tuo corpo di ricaricarti e ritrovare il focus. Potrai tornare a settembre con una nuova prospettiva, pronto ad affrontare nuove sfide ed essere più efficiente di prima.

Rilassati: prendiamo la vita troppo sul serio e ci stressiamo per nulla. Poi andiamo in vacanza e ci accorgiamo che i nostri problemi non sono così grandi come sembrano. L'estate è il momento adatto per prendersi una pausa, ma anche il momento più adatto per essere colpiti dall’ ispirazione. Non passare le tue vacanze guardando lo smartphone ogni cinque minuti. Metti gli affari in un angolino della tua mente ma non eliminarli del tutto. Il momento “Eureka” potrebbe essere dietro l’angolo.

Rimettiti in forma: fisica e mentale. E’ probabile che durante l’anno tu abbia un po’ trascurato questi aspetti. Fai esercizio ma soprattutto nutri la mente! In aereo, in spiaggia sotto l’ombrellone oppure in una baita in montagna quest’estate è il momento giusto per leggere e goderti alcuni libri davvero ricchi di intuizioni ed ispirazione. Ho 3 letture da consigliarti che potrebbero darti grandi spunti:

1) "Rework" di Jason Fried e David Heinemeier Hansson . Non importa ciò che fai, questa lettura veloce cambierà l’approccio al tuo lavoro. E’ scritto in maniera molto semplice eppure contiene dei consigli estremamente utili per essere più produttivi senza diventare dei maniaci del lavoro o rinunciare a nulla. Bellissimo.

2) "Switch" di Chip e Dan Heath. “ Switch”, letteralmente "interrutore", è davvero un gran libro che ci spiega perché il cambiamento a volte è così difficile. La nostra parte razionale contro quella irrazionale. Fantastico.

3) "Good to Great: Why Some Companies Make the Leap...And Others Don't" di Jim Collins. Collins è uno studioso di grandi aziende e questo è il suo miglior lavoro pieno zeppo di casi di studio e dei principi semplici ma profondi. Questo testo è un must-read per chi vuole costruire qualcosa di grande e duraturo.

Infine un consiglio: goditi questi momenti, perché come imprenditore te li sei meritati

Paolo Ruggeri





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31/07/2014

Bill Gates e il sultano del Brunei sono modelli troppo modesti a cui ambire? Il tuo idolo vero è Zio Paperone e come lui vorresti nuotare nell'oro? Questo articolo ti aiuterò a diventare proprio come lui!

Bene...ora che ho la tua attenzione ti voglio confessare una cosa: per me i soldi non sono così importanti. Davvero.  Ma un tempo lo sono stati, probabilmente perché non ne avevo molti.

I soldi non sono tutto. Ma il successo...quello si che conta! Ognuno ha una propria definizione di successo. La mia potrebbe essere “Il vero successo è far trionfare le persone che hanno creduto in te”. Qualsiasi sia la tua definizione una cosa è certa. Il termine “successo” è il participio passato di “succedere” che significa “venire dopo”. Quindi il successo è la conseguenza di una serie di azioni.

Diciamo che i soldi sono sulla tua lista dei desideri e, come milioni di altre persone, vorresti essere miliardario. Cosa dovresti fare per unirti a questo club composto da pochi eletti? Ho raccolto 8 azioni che ti suggerirei di mettere in pratica. Non sono cose veloci e nemmeno facili da attuare, ma sono i passi che dovrai compiere necessariamente se vuoi affrontare questo lungo percorso. D'altronde non puoi sperare di fare i soldi da mattina a sera ed io non voglio certo illuderti che sarà facile.

Ma se non ti ho ancora spaventato abbastanza e sei determinato a raggiungere il tuo obiettivo allora questi sono i miei consigli per te:

1) Smettila di essere ossessionato dal denaro
Dopo aver parlato di soldi fino ad ora questa regola sembra proprio fuori luogo. E' vero, sembra contro-intuitivo ma focalizzare tutta la tua attenzione sul denaro ti distrarrà dal fare le cose davvero importanti che contribuiranno a costruire la tua ricchezza. Cambia prospettiva! Guarda al denaro non come al tuo obiettivo finale, ma come al premio derivante da una serie di azioni corrette.

2) Incomincia a tenere nota di quante persone hai aiutato
Per quanto piccolo possa essere stato il tuo contributo incomincia a stilare una lista delle persone che hai aiutato. Tutte le persone di successo, finanziariamente e non solo, sono incredibilmente collaborative. Sono bravissime a capire le persone e a spingerle a raggiungere i loro obiettivi. Hanno capito che il loro successo dipende dal successo delle persone che hanno accanto. Quindi lavorano duro per aiutare chi li circonda: amici, parenti, collaboratori, clienti, fornitori… perché sanno che al successo di queste persone seguirà, a ruota, il loro.

3) Smettila di pensare a come fare un milione di euro e incomincia a pensare a come aiutare un milione di persone
Quando hai pochi clienti e il tuo obiettivo è fare un sacco di soldi finirai per cercare un modo per strappare loro fino all’ultimo centesimo. Ma è quando troverai un modo per aiutare tante persone che incomincerai a guadagnare davvero. L'effetto del passaparola aumenterà esponenzialmente così come i feedback positivi ricevuti. Di conseguenza avrai più stimoli, più fondi e più risorse per migliorare i tuoi servizi. Potrai a assumere più dipendenti e beneficiare della loro esperienza e della loro competenza. La tua attività diventerà qualcosa non hai neanche mai lontanamente sognato, perché i tuoi clienti e i tuoi dipendenti ti porteranno in posti che non avresti potuto nemmeno immaginare.



4) Considera i soldi come uno strumento per fare cose che prima non potevi permetterti
Esistono due tipi di persone:
Quelle che fanno il loro lavoro perché vogliono guadagnare dei soldi. Il pensiero che li guida è “Più lavoro, più soldi guadagno”. Quello che fanno non gli importa davvero, quello che importa loro è il profitto e continueranno la loro attività fino a quando questa gli frutterà bene.
E poi esistono le persone che vogliono fare soldi per permettersi di poter fare altre cose. Fare investimenti nella loro attività. Essi adorano quello che fanno e vedono il fare soldi come un metodo per sviluppare l’attività che amano. Sognano di costruire una grande società che farà le cose migliori del mondo... e fare soldi è il primo modo per alimentare quel sogno ed espandere quell’ attività che tanto amano. Tutti possono trovare un prodotto che piaccia e arricchirsi vendendolo. Ma poi la cosa spesso finisce lì. Solo le aziende di maggior successo sono in grado di evolversi e crescere reinvestendo quei soldi andando alla ricerca dell’eccellenza.
“Noi non facciamo i film per fare i soldi. Facciamo i soldi per fare altri film” disse Walt Disney

5) Fai una cosa meglio di tutti gli altri
Scegli una cosa in cui sai già di essere migliore di molti altri. Concentrati in modo maniacale sul fare quella cosa. Lavora. Fai pratica. Esercitati. Fai formazione. Sii spietato con te stesso e fai autocritica per continuare a lavorare sempre con costanza alla ricerca della perfezione. Le persone che hanno successo sono quelle che sanno fare qualcosa meglio di tutti gli altri (ovviamente dovresti scegliere qualcosa che gli altri possano apprezzare e che pagherebbero per averla). L’eccellenza è la tua ricompensa: rispetto, realizzazione e autostima saranno il tuo primo premio non monetario.

6) Fai una lista di 10 persone che sono più brave di te in quella cosa
Come hai scelto questi dieci nomi? Come hai fatto a determinare chi era il migliore? Come hai fatto a misurare il loro "successo"? Utilizza questi stessi criteri per monitorare i tuoi progressi e diventare il migliore. Hai scritto un libro? Guarda come sei posizionato nelle classifiche di vendita! Sei un formatore? Guarda di volta in volta quante persone porti ai tuoi corsi! Non basta ammirare le persone di successo. Dai un'occhiata da vicino a ciò che rende davvero possibile il loro successo.


7) Tieni monitorati i tuoi progressi
Noi tendiamo a diventare ciò che misuriamo, quindi tieni traccia dei tuoi progressi. Fallo tutti i mesi, possibilmente tutte le settimane. Ciò che non puoi misurare, inevitabilmente, andrà in malora.


8) Crea una “routine” che ti assicuri il progresso
Non dimenticare mai che il raggiungimento di un obiettivo si basa sulla creazione di routine. Facciamo un esempio: sei un venditore e il tuo obiettivo di quest'anno è trovare 100 nuovi clienti. La tua routine sarà quella di trovare 2 nuovi clienti a settimana. Quindi, per esempio, dovrai fissare ogni settimana 4-5 appuntamenti, il che vorrà dire che dovrai fare 20-30 telefonate a freddo (bhe…qui dipende dalla tua bravura di venditore!). Desiderio, ambizione e speranza contano ma attenerti fedelmente alla tua routine sarà quello che ti assicura di raggiungere il tuo obiettivo.

Fissa i tuoi obiettivi, crea la tua routine. Decidi cosa funziona e cosa no. abbandona quello che non va. Ripeti, migliora e rafforza ciò che funziona. Tieni traccia dei tuoi progressi e non giustificare eventuali statistiche in calo. Lavora sodo ogni giorno per essere migliore di quello che eri ieri.

Continua così e presto sarai pronto. Pronto per essere grande. E sarà allora che, quasi senza accorgertene, i soldi pioveranno dal cielo. Ma soprattutto sarà allora che avrai raggiungo il successo. Il tuo "successo".

Paolo Ruggeri



fare soldi


 

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28/07/2014

Anche l'occhio vuole la sua parte. Se vuoi vestire nel modo giusto la tua comunicazione questo ebook fa proprio per te! Un altro grande titolo di Engage Editore. Un'altra grande collaborazione con un cliente/amico: Stefano Ferranti di New!

"La grafica è come l’abito che decidi di indossare per presentarti ad un incontro: è importante
far capire chi sei e cosa vuoi, ma non tutti gli abiti vanno bene in tutte le situazioni.Come imparare a vestire la tua comunicazione? Con qualche regola, un po’ di buon gusto, semplicità, evidenziando i pregi, nascondendo i difetti e aggiungendo un tocco di originalità e personalità. Questo non è un libro tecnico, né per tecnici ed è basato sempre su esempi pratici"

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28/07/2014

Qualche sera fa stavo guardando un film in cui uno dei 2 protagonisti, durante un acceso dibattito dice “Non so se questa sia pazzia o genialità” al che l’altro gli risponde “ impressionante quanto spesso coincidano questi due tratti”.

Questo mi ha dato lo spunto per scrivere un articolo. Esiste una linea sottile che separa il bene dal male, la ragione dal torto. Una linea sottile separa il paradiso dall'inferno, l'amore dall'odio. Ma qual è il confine che separa il genio dalla follia?

Studiando i visionari nella società o le persone che hanno riscosso un grande successo, ci si rende conto che il confine che separa genio e follia è davvero labile. Entrambe queste categorie, i folli e i geni, infatti si comportano in modo simile: sembrano essere in grado di vedere nitidamente qualcosa che non c’è e che gli altri ancora non vedono. “Rinchiudiamo” il pazzo perché vede cose che noi non vediamo ma non si comporta forse in modo simile anche il genio? Anche lui nota qualcosa che oggi non esiste e lo vede in modo molto nitido: “Vedo un giorno nel quale ci sarà un personal computer in ogni casa…” disse tanti anni fa un giovane Bill Gates quando Microsoft era ancora una piccola azienda di Seattle… Non vedeva anche lui qualcosa che non c’era? “Io rilancerò la Apple fino a farla diventare la migliore azienda del mondo” disse uno Steve Jobs appena ritornato a fare l’Amministratore Delegato di una Apple sull’orlo del fallimento. Non c’era forse anche un po’ di follia in queste loro affermazioni?


Steve Jobs, Bill Gates, Adriano Olivetti, Enzo Ferrari non sono solo grandi uomini e grandi imprenditori, ma anche personaggi un po’ folli e per questo di successo. Un pizzico di follia sembra essere un ingrediente molto importante di qualsiasi azienda o imprenditore di successo.

Tony Hsieh nel 1998, all’età di venticinque anni, vendette per 265 milioni di dollari la LinkExchange, l’azienda che aveva co-fondato, alla Microsoft. Da lì a poco investì qualche milione di dollari nella Zappos, una delle prime aziende americane a dedicarsi a vendere le scarpe online. Far funzionare questa nuova azienda si rivelò assai più complicato del previsto al punto che verso fine 2002, non solo Tony non riusciva più a trovare finanziamenti per la sua nuova impresa, ma aveva anche investito quasi tutti i fondi personali ricavati dalla vendita della sua precedente azienda e ancora Zappos perdeva soldi tutti i mesi… Decise quindi di vendere, con una perdita del 40% rispetto al prezzo d’acquisto, l’appartamento dove viveva così da recuperare altri due mesi di liquidità per l’azienda. Se non è follia questa… Ma quando sei animato da una lucida e visionaria follia e sfidi l’universo, spesso arriva il lieto fine: nel 2009 la Amazon compra la Zappos per 1,2 miliardi di dollari


Tony sostiene che questa non è una storia di capitalismo e di management: “Per tutti noi presenti non era stata una questione di soldi. Assieme avevamo costruito un’azienda che combinava profitti, passione e scopo. E la nostra non era nemmeno stata una questione di business. Ci eravamo invece impegnati a costruire uno stile di vita che avrebbe fornito felicità a chiunque, il che chiaramente includeva anche noi stessi…”.

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” sosteneva Shakespeare.
Ogni imprenditore che costruisce un’impresa di successo, non importano le dimensioni, è guidato da un sogno. Anche tu, se sei arrivato dove sei ora, è perché hai avuto e inseguito un sogno.

sognare

Molta gente non conosce Samuel Pierpont Langley. E tornando indietro all'inizio del ventesimo secolo, la ricerca sul volo controllato dall'uomo era come internet dei nostri giorni. Tutti tentavano. E Samuel Pierpont Langley aveva ciò che pensiamo essere la ricetta per il successo. Samuel Pierpont Langley aveva ottenuto 50.000 dollari dal dipartimento della Guerra per lavorare alla creazione di una macchina volante. I soldi non erano un problema. Aveva una cattedra ad Harvard. Conosceva tutte le grandi menti del suo periodo. Ha assunto le migliori menti che i soldi potessero comprare. E le condizioni di mercato erano fantastiche. Il New York Times lo ha seguito ovunque. E tutti facevano il tifo per Langley. Allora perché non avete mai sentito parlare di Samuel Pierpont Langley?

Qualche chilometro più in là a Dayton, Ohio, Orville e Wilbur Wright, non avevano niente di ciò che consideriamo la ricetta per il successo. Non avevano soldi. Pagavano i loro sogni con il ricavato del loro negozio di biciclette. Nessuna persona del gruppo dei fratelli Wright aveva un’ educazione universitaria. E il New York Times non li ha mai seguiti da nessuna parte. La differenza era che, i fratelli Wright erano guidati da una causa, da un obiettivo, da una convinzione. Credevano che se potevano scoprire questa macchina volante, avrebbero cambiato il mondo. Samuel Pierpont Langley era diverso. Voleva diventare ricco e famoso. Era alla ricerca del risultato. Cercava la ricchezza. E sotto sotto, guardate cos'è successo. Le persone che credevano nel sogno dei fratelli Wright, hanno lavorato con loro con sangue, sudore e lacrime. Gli altri hanno solo lavorato per l'assegno di fine mese. E raccontano storie di come ogni volta che i fratelli Wright uscivano in volo, dovevano prendere cinque set di parti di ricambio, perché questo era il numero di volte che si sarebbero schiantati prima di tornare per cena.


E, finalmente, il 17 Dicembre 1903, i fratelli Wright sono decollati. E ulteriore prova che Langley era motivato dalla cosa sbagliata, il giorno che i fratelli Wright sono decollati ha abbandonato. Avrebbe potuto dire, "E' una scoperta fantastica ragazzi, e la migliorerò basandomi sulla vostra tecnologia", ma non lo fece. Doveva arrivare per primo, non è diventato ricco, non è diventato famoso, quindi ha abbandonato.

Ogni cosa che ti circonda, se ci pensi, al suo interno ha anche i sogni di chi l’ha immaginata. Ogni cosa che ci circonda è fatta di sogni. Anche la tua azienda: nelle sue mura, nei suoi magazzini ancora oggi vivono i sogni, le aspettative e le aspirazioni di un giovane fondatore e di tutte le persone che in seguito hanno sposato e fatto proprio l’ideale dell’impresa. I sogni sono tutt’intorno a noi. Ogni cosa che ti circonda è fatta di sogni e le cose di domani sono già visibili anche solo guardando a quali sono i sogni che coltivi oggi.

La nostra azienda è nata e cresciuta soprattutto grazie alla nostra capacità di progettare e di immaginare il futuro, di mettere vita in quello che non c’era. Ad un certo punto, però smettiamo di mettere in circolo “la materia dei sogni” e cominciamo a dedicarci sempre di più al bilancio, ai numeri, alle cose materiali, alle urgenze pressanti e ai problemi. La vera follia dunque non è sognare o credere in qualcosa che ancora non c’è. La vera follia è smettere di immaginare, è pensare che guardando bilanci, numeri, programmi e problemi noi si possa tornare a costruire una grande impresa.
Non ci può essere espansione quando non ti diverti più, non si può crescere e fare utili in assenza del sogno, non ci può essere prosperità se non torni a farti guidare dal cuore inseguendo un progetto che ti emozioni e ti faccia pensare in grande. Non puoi ottenere grandi risultati se non ci metti un pizzico di follia.


Se vuoi ritornare (o continuare) a crescere devi riprendere a inseguire delle mete chiare ed entusiasmanti.

Paolo Ruggeri



materia dei sogni


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25/07/2014

Hai presente lo spot di una nota marca di scommesse sportive? Quello che recita “Ti piace vincere facile?-Ponciponcipopopo”. Quella in cui la squadra del protagonista della pubblicità scende in campo schierando centinaia di giocatori?

Bene…pensa alla tua azienda come se fosse una squadra di calcio e al mercato come se fosse il campo da gioco. Durante il campionato dovrai affrontare tutte le aziende rivali. Qualcuno a fine anno sarà portato in trionfo qualcuno, purtroppo, sarà costretto a retrocedere.

Ora…tu sei il numero 10 della tua squadra, il fantasista, il capitano, il leader. I tuoi compagni sono invece i tuoi collaboratori. Ti piacerebbe vincere facile le partite che dovrai affrontare? Sarai d’accordo con me che per portarti a casa lo scudetto dovrai circondarti di campioni. Chi sono i campioni nella tua azienda? Sono quei personaggi chiave da cui dipendono la maggior parte dei risultati che ottiene la nostra impresa. Sono dei trascinatori. Sono quel 20% di persone che direttamente o indirettamente, citando la legge di Pareto, determina l’80% della produttività.

Ecco qualche altra caratteristica del campione, di quel numero 9 che quando ti troverai in difficoltà, lo sai, non mancherà  di buttarla dentro togliendoti dagli impicci:

Il campione è davvero coinvolto negli obiettivi aziendali. Vive l’azienda come una componente primaria della sua vita. Ha un grande orgoglio. Agli occhi dei clienti è l’azienda o comunque ne impersonifica i valori positivi. Il campione pensa in termini di risultati e non di teorie. La maggior parte delle sue azioni o iniziative si concretizzano in numeri per l’azienda.

A volte però i campioni rischiano di comportarsi da prime donne, vogliono ricevere tutte le attenzioni su di loro, non passano il pallone e allora nella partita decisiva la spunta la squadra composta dai gregari, che hanno un gruppo affiatato e si muovono all’unisono. Il campione infatti a volte potrebbe essere geloso della sua posizione. Il campione ha una grande dose di iniziativa e non ha bisogno di grossi ordini per agire. Per questo motivo egli si sente l’imprenditore del suo settore, sta ottenendo buoni risultati e non ama che qualcun altro si intrometta. Un vero campione vuole il pallone nelle azioni decisive della partita!

Allora…come si gestisce un campione?

Il campione va gestito CONTINUANDO A MANTENERLO MOTIVATO E COINVOLTO VERSO LA META AZIENDALE. Non ha bisogno di ricevere ordini estremamente dettagliati, ma ha bisogno di conoscere la rotta che l’azienda ha deciso di intraprendere. Va elogiato e la sua produttività va riconosciuta anche di fronte al gruppo. Bisogna far sì che continui ad avere spazio in azienda per dimostrare la sua competenza. Riduzioni di zona o di ruolo, scavalcamenti non giustificati, così come ordini eccessivi o troppo minuziosi possono recare danno alla sua motivazione e quindi alla sua produttività. In generale andrebbe gestito in tutto e per tutto come un nostro partner interno all’azienda. In termini calcistici? Non puoi reprimere la fantasia di un campione, limitarlo nei suoi movimenti, adattarlo ad uno schema…lasciagli il campo libero!

Ovviamente un campione richiede un bello stipendio. Non puoi sperare di avere una superstar in squadra pagandola poco, altrimenti alla prima sessione di mercato passerà ad un avversario più facoltoso. Il tuo obiettivo deve essere farlo guadagnare tanto: per fare questo pagalo per i risultati che ottiene. La maggior parte del suo stipendio deve dipendere dai risultati che porta all’azienda: grandi risultati=grandi premi in busta paga. Quindi, in sintesi, devi pagarlo per i palloni che butta in rete e non per il semplice fatto che sia sceso in campo!

Ma oltre che per i soldi un campione potrebbe andarsene per un’altra ragione. La nostra leadership con il campione è principalmente basata sulla competenza e sul fatto che noi si continui a rappresentare ai suoi occhi il simbolo della meta aziendale che lui ha sposato. Se perdiamo di vista la nostra meta, ci distraiamo dal progetto aziendale o veniamo meno ai nostri “doveri di leader”, presto o tardi il campione perderà la fiducia in noi e, dopo un altro po’ di tempo, se ne andrà.

Allora…quanti campioni hai in azienda? E quest’anno a cosa punti? Scudetto o salvezza?

Paolo Ruggeri




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16/07/2014

Sono convinto che almeno una volta nella vita ciascuno di voi ha provato a cercare su google “diventare ricchi”. Bhe, la soluzione non la troverete su google ma nel libro “Rich abits”.

L’imprenditore/ricercatore Tom Corley ha condotto uno studio sulle abitudini di 350 persone, 150 multi-milionarie e 200 in difficoltà economiche, vivendo a stretto contatto con loro. Nel suo studio Corley ha individuato una serie di abitudini che accomunano le persone ricche. Abitudini che potremmo considerare causa, piuttosto che conseguenza del loro stile di vita agiato. Abitudini che ognuno di noi potrebbe mettere in atto da subito.

Andiamo ad elencarne alcune:

1) Scrivi la tua to-do list giornaliera
Ad inizio giornata stila una lista di cose che devi assolutamente fare. Mano mano che completi le attività spuntale dalla lista. Se non hai ben chiaro cosa dovrai fare nell’arco della giornata rischi di perdenti tra mille attività e mille “emergenze” che ti arriveranno da gestire. L’81 per cento dei ricchi analizzati ha un plan giornaliero ben organizzato, solo il 19 % dei meno abbienti tiene nota delle cose da fare (e solitamente si tratta della lista della spesa). Un’altra abitudine di successo dei ricchi? Focalizzarsi su un obiettivo alla volta! L’80% per cento di loro ha un progetto chiaro in mente e non lo abbandona fino ad averlo portato a termine. L’88% dei meno abbienti invece disperde invece la propria attenzione su più progetti. Sai veramente cosa vuoi dalla vita? Bene, allora concentrati solo su quelle azioni che ti porteranno al successo.

2) Leggi 52 libri all’anno
Ovvero un libro a settimana. Quasi il 90% dei ricchi intervistati dedica almeno mezz’ora al giorno alla lettura di libri formativi (non romanzi, per quanto interessanti). Solo il 2% delle persone povere trascorre il tempo libero leggendo mentre il 77% di loro dichiara di guardare la televisione almeno un’ora al giorno. La lettura di libri è un ottimo esercizio di apertura mentale poiché trasporta il lettore in una dimensione fantasiosa nella quale è lui stesso a trovare le soluzioni per le sue problematiche. Spegni la Tv, accendi il cervello.

3) Prenditi cura del tuo corpo
Il 75% dei ricchi intervistati fa esercizio fisico almeno quattro volte a settimana contro il 20% dei loro colleghi “poveri”. Anche sulle abitudini alimentare i ricchi si dimostrano più attenti: il 70% di loro ingerisce meno di 300 kcal di junk food (cibo spazzatura: patatine fritte,merendine…) mentre il 97% dei poveri supera abbondantemente le 300 kcal ogni giorno. Come dicevano i latini “Mens sana in corpore sano”. Oltre a curare la mente (i famosi 52 libri all’anno) incomincia a prenderti cura del tuo corpo.

4) Cambia le tue convinzioni sulla fortuna
Ovvero incomincia a pensare in modo causativo. Tu puoi influenzare tutto quello che ti circonda e quello che hai intorno a te adesso dipende dalle scelte che hai preso in passato. Il 90% dei poveri intervistati pensa infatti che ricchezza e povertà siano solo questione di fortuna. L’84% dei ricchi pensa invece che siano state le proprie azioni a determinare la propria fortuna.

5) Fai gli auguri alla mamma per il suo compleanno
Detta così sembra un po’ strana, vero? Guardiamo sotto un’altra prospettiva: puoi avere il miglior prodotto, l'azienda piu' innovativa, i collaboratori piu' bravi ma se non sai farti amare delle persone e interessarti veramente a loro non otterrai mai il successo che cerchi. Sono le alleanze che creano i fatturati e il successo sta nelle persone con cui riesci a condividere grandi progetti. L’80% dei ricchi si dedica con regolarità al networking mantenendo un contatto regolare con le persone più care. Questa buona abitudine invece viene portata avanti solo dall’ 11% dei poveri. Non trascurare le persone che ti sono vicine, non trascurare i tuoi alleati.

Allora…quale abitudine incomincerai a praticare da domani?

Paolo Ruggeri


BUONE ABITUDINI
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10/07/2014

Il lavoro duro è cambiato.


Oggi per creare valore dobbiamo ricercare la scomodità, uscire dalle zone di comfort e prendere decisioni che ci mettono a disagio emotivamente. La creazione del valore ha come suo presupposto il rischio o l’eccitazione per un nuovo progetto. Difficilmente riesci a creare valore se fai sempre le stesse cose poco eccitanti.


Quali sono le cose all’interno della tua azienda che non stai affrontando? Quali sono i progetti ambiziosi che continui a posporre? Quali sono le aree, le attività o le persone da cui ti ritiri perché ti causano timore o ti fanno paura? Quali sono le cose che generano in te una grande eccitazione che hai smesso di fare?


Smettila di tamponare o di fare una gestione confortevole: esci dalle tue zone di comfort. Ritorna a inseguire progetti ambiziosi e spazza via chi non te lo permette.


Alcuni consigli:


1)Affronta eventuali compromessi o “equilibrismi” all’interno dell’impresa ricordandoti che quando ci sono scale di valori contrastanti in un’azienda questa si blocca e da lì in poi perde colpi fino a chiudere.


2) Fai scomfort: è solo quando provi eccitazione o paura che generi valore.


3) Se ancora non l’hai fatto rimettiti le scarpe da ginnastica e torna a fare lavoro di sviluppo


4) Ritorna a fare le cose che ti causano grande eccitazione positiva, i progetti ambiziosi che cambieranno il mondo. Si è passati dall’economia della fatica fisica (quella dei nostri
nonni e delle prime catene di montaggio) all’economia della testa (quella dell’organizzazione aziendale, dei colletti bianchi, del controllo qualità, della logistica e delle risorse umane) per poi arrivare all’economia del cuore.


Gli imprenditori hanno capito che nell’economia del cuore è la persona che più di tutto fa la differenza. Hanno capito che il successo, anche commerciale, non è questione di tecniche ma è una questione di cuore e il cuore lo puoi raggiungere solo se dimostri vero interesse per la persona che ti sta di fronte. Hanno capito che sono le emozioni ad accendere le persone e sono queste ad avere il potere, in quei pochi attimi in cui le provi, di mettere colore, passione ed intensità nelle vite dei loro clienti.


Uno dei segreti più importanti delle imprese che crescono oggi è che hanno capito che il cliente va trattato come una persona. Se sei tu quello che comprendi che quella persona ha un problema e ti interessi sinceramente a lei, sarai il suo venditore per tutta la vita. Entrare nell’economia del cuore
vuol dire proprio questo: interessarsi sinceramente all’individuo che abbiamo di fronte.


L’economia del cuore è l’economia dell’empatia, della bellezza, dello spirito e delle emozioni. Ma soprattutto è l’economia del coraggio, una caratteristica che non manca a nessuno di noi e sulla quale, certamente, non siamo inferiori né ai cinesi, né ai tedeschi, né agli americani.


Se fai il duro lavoro puoi vincere.


Paolo Ruggeri

Tratto da "PMI che battono la crisi", per acquistarne una copia CLICCA QUI

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