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05/07/2014

Oggi, a Lecce, ho tenuto una presentazione ai clienti dell'agente Tommaso Fortunato riguardo alle attività che accomunano le piccole e medie imprese italiane che battono la crisi. 

E' stata una giornata molto piacevole. 

In allegato le diapositive dell'intervento. 

Paolo Ruggeri 

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03/07/2014

I risultati che una persona ottiene dipendono dalle azioni messe in campo. Le azioni però dipendono dalle nostre idee.

Se un individuo non sta ottenendo i risultati che vorrebbe in un determinato settore, nella maggior parte dei casi questo avviene perché egli ha delle idee o delle supposizioni di fondo sbagliateche lo portano a non mettere in campo le azioni giuste. Queste, a loro volta, lo porteranno a risultati insoddisfacenti.

In ogni area nella quale non otteniamo i risultati che vorremmo abbiamo delle idee fondamentali rispetto a quell'area che sono sbagliate almeno in parte, ma non ce ne rendiamo conto. Ti posso portare l'esempio del manager che non riesce a creare sotto di sé una squadra di collaboratori capaci. Se noi intervistassimo quel manager scopriremmo che egli ha tante idee erronee relative alla gestione del personale: “Le persone non hanno voglia di lavorare”, “Loro devono lavorare per me perché le pago, non importa la loro motivazione” e così via.


Una volta pensavo che per guadagnare denaro avrei dovuto trovare la “grande opportunità”, l'affare d'oro, l'idea giusta e che se avessi avuto la fortuna di trovarla, sarei diventato ricco e famoso. A furia di cercarla diventavo sempre più povero. Poi un giorno incontrai una persona che mi spiegò che il denaro che guadagni dipende da quello che tu fornisci al mercato e che se tu fornisci alle persone servizi di valore, questa singola azione prima o poi ti ricompenserà. Presi quindi un settore, la selezione del personale, e mi misi ad aiutare le aziende a trovare la persona giusta. Cercai sempre e comunque di dare un servizio di valore: quando un'azienda mi ingaggiava, facevo il mio massimo e non lesinavo alcuno sforzo perché trovasse la persona migliore possibile e, se non ci riuscivo, andavo avanti gratis fino a quando non raggiungevo l'obiettivo, anche a costo di perderci del denaro. Iniziai a guadagnare soldi. Cambiando una supposizione erronea, anche i miei risultati stavano cambiando.


Se stai già avendo successo e riesci a raggiungere e a mantenere nel tempo buone prestazioni, allora vuol dire che hai molte idee giuste che ti guidano, che le tue supposizioni di base riguardo al vivere e riguardo a quello che stai facendo sono per lo più esatte. Se invece quello che stai ottenendo non ti soddisfa, devi renderti conto che NON HAI LE RISPOSTE, CHE DEVI METTERE IN DISCUSSIONE ALCUNE DELLE TUE SUPPOSIZIONI DI BASE RIGUARDO ALLA TUA ATTIVITÀ O RIGUARDO AL VIVERE.


Conosco imprenditori le cui aziende soffrono perché “il mercato è in crisi”. Balle. Il mercato non è in crisi, è semplicemente diventato globale. O ti attrezzi per innovare, per competere, per motivare le persone, o semplicemente non ce la fai. Quando il mercato è in crisi, chi è realmente in crisi non è il mercato, quanto l'imprenditore che pensa una cosa del genere.


Ricordatelo: se vuoi avere successo, se vuoi raggiungere ottime prestazioni in settori nei quali non riesci ad eccellere, devi mettere in discussione alcune delle supposizioni fondamentali che guidano le tue attività.


Paolo Ruggeri


Tratto da "L'etica dell'eccellenza", per acquistarne una copia CLICCA QUI

strada successo

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27/06/2014

Come si riconosce una persona di valore in azienda?
Una persona di valore è entusiasta, è in grado di creare un clima positivo intorno a sè ed influenzare gli altri, ha un atteggiamento no problem (“-E’ difficile?- Ci penso io!”) ma soprattutto ha un senso di inadeguatezza. Sembra un controsenso ma è così: le persone valide vivono spesso in una situazione di “disagio” e non si accontentano del risultato, seppur buono, che hanno ottenuto. Le persone di valore vogliono sempre ottenere il massimo.

Ma “Il tutto è più della somma delle singole parti”, non basta avere delle persone valide, bisogna saper amalgamare le loro qualità. Quali sono quindi gli elementi necessari per costruire un gruppo efficace?

1) Struttura l’azienda per far soldi sin dall’inizio
Non permetterti di pensare solo in un ottica di lungo periodo. Devi incominciare a guadagnare sin da subito altrimenti andrai in difficoltà finanziaria e dovrai entrare in un circolo vizioso in cui dipenderai da banche, finanziamenti da terzi e interessi da pagare. Incomincia l’attività mantenendo bassi i costi fissi. Piuttosto paga le persone per quello che producono. Inserisci un sistema incentivante in cui le persone possono guadagnare (e guadagnare tanto) se sono in grado di far guadagnare te. Non pagare le persone per le ore che passano in azienda, ma per i risultati che sono in grado di portarti.

2) Abbi una grande meta
Come fai a riconoscere se la tua è davvero una grande meta? Devi avere paura! “Paura” non intesa come “angoscia” ma nel senso di “fibrillazione”,”tensione positiva”. Se non sei in grado di trovare uno scopo davvero grande, una finalità davvero importante non sarai in grado di ispirare le persone. Prendi l’esempio di Space X, un’azienda statunitense fondata nel 2002 per rivoluzionare la tecnologia spaziale con la meta finale di permettere alle persone di vivere su altri pianeti. Una figata, no?! Space X cerca volontari per i suoi viaggi intergalattici. Garanzie di tornare sani e salvi? Nessuna. Volontari che si sono proposti? Milioni!

3) Organizza
Quali sono le attività che dovresti svolgere per portare la tua azienda al successo? Per ognuna deve ci deve essere in azienda una persona che si assume la responsabilità del buon andamento della cosa. Sentirsi davvero responsabili di qualcosa porta le persone a sposare l’azienda e migliorare le performance della propria area. Se non hai abbastanza persone parti con la “campagna acquisti”. I costi saliranno? Si! Ma se non hai i soldi per pagare persone di valore forse c’è qualcosa nel tuo sistema di fare impresa che non sta funzionando!

4) Usa le statistiche
A ciascun responsabile dai delle statistiche per misurare le sue performance. Se non puoi misurare qualcosa metti in preventivo che andrà male. Non consentire alle persone di avere statistiche in decrescita. I numeri ti danno un dato oggettivo. I numeri non mentono. Non esistono giustificazioni. Se i numeri sono in calo (ci sarà la crisi, la concorrenza cinese e tutto quello che vuoi) ma non stai gestendo qualcosa nel modo corretto.

5) Automigliorati
L’azienda è lo specchio dell’imprenditore. I tuoi uomini ti prenderanno come esempio e andranno alla tua velocità. Studia e prendi spunto da chi è più bravo di te. Migliora come imprenditore e come persona. Devi avere un codice di valori: puoi essere un monaco oppure un samurai ma non potrai mai tradire il tuo codice etico. Devi essere sempre coerente! Sai quali sono i primi sinonimi di “coerenza” che trovi nel vocabolario? “Armonia” e “Connessione”. Devi essere un fondamentalista dei tuoi valori e rifiutare ogni ideologia in contrasto con questi. Quando è l’unico modo per farti seguire dai tuoi uomini.

Ma soprattutto… Punta all’ inutilità

Devi essere in grado di poter delegare qualsiasi attività che svogli in azienda. La tua azienda deve essere in grado di autogestirsi. Se domani decidessi di prenderti un mese di vacanze (ma ovviamente non lo farai!) la tua azienda sarebbe in grado di sopravvivere senza di te?


Paolo Ruggeri





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15/06/2014

Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesso le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.


Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.


Ross Perot
Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti. Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione. Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.


Wayne Huizenga
Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori. A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.


Warren Buffett
Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.


All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.


Sam Walton
Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti. Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.



Jim Clark
Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.



Michael Dell
Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.


E tu? come hai iniziato?

Paolo Ruggeri




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12/06/2014

“Non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma chi si adatta più velocemente al cambiamento”(Charles Darwin). Ce lo ha insegnato la natura con le famose parole del padre dell'evoluzionismo: solo chi è capace di cambiare sopravvive.

In periodi di crisi economica come questi esistono due fattori che ti permettono di fare la differenza nel mercato: ovvero la velocità e la capacità di adattamento alla nuova situazione. E’ in questi momenti di instabilità finanziaria, infatti, che continuano a cambiare le “regole del gioco” che chi prima le intuisce e si adatta, ha successo. Le abitudini dei consumatori e le loro esigenze cambiano a velocità inimmaginabili.

Per fare qualche esempio semplice, pensa ad oggetti comuni: ad esempio la “sveglia”, se tu fossi un produttore di sveglie oggi, non saresti troppo contento, perché con l’avvento dei cellulari la “sveglia” è diventata un oggetto sempre meno comune e richiesto, ma di esempi come questo ce ne sono a centinaia.

Altro esempio: solo 10 anni fa tutti invidiavano un marchio molto famoso, che all’epoca sembrava intramontabile, “BLOCKBUSTER”. L’azienda di vendita e noleggio DVD e videocassette è fallita qualche tempo fa.

Quindi: qual è la chiave per battere la crisi? La velocità di capire il mercato e la velocità di adattare la tua offerta al mercato. Tornando all’esempio di BlockBuster, se l’azienda si fosse mossa VELOCEMENTE passando da una rete di distribuzione basata sui negozi, ad una basata sulla distribuzione di film online. Erano leader di mercato ma non si sono adattati al cambiamento, sono andati avanti per inerzia continuando a fare quello che avevano sempre fatto senza reinventarsi, e questo ne ha determinato il fallimento.

Il mercato cambia velocemente, perdersi in piani dettagliati significa ipotizzare a tavolino possibilita' che possono non verificarsi mai. E’ piu' utile essere flessibili per cogliere ogni opportunita'. 
Il punto centrale del  messaggio è: per fare tanti utili oggi devi imparare a fare tante cose velocemente. Devi essere più veloce e la rapidità del tuo pensiero e delle tue decisioni è uno dei fattori da prendere in considerazione.

Qualche mese fa parlavo con un manager che mi ha detto: sai, sono sicuro che aprire quel nuovo mercato farebbe davvero la differenza. Ne abbiamo anche dei buoni segnali e avremmo anche delle alleanza, adesso dobbiamo solo aspettare che i tempi maturino. Bene, adesso quel mercato lo ha già preso qualcun altro.

L’unica idea vincente che esista al mondo è l’idea che viene messa in opera ORA! Quando si deve andare a fare un cliente nuovo? ORA....se lo hai pensato vuol dire che a tuo modo hai captato che era il momento .Quand’è il momento di aprire un nuovo mercato? ORA! Tutte le attività vincenti sono quelle messe in campo ORA non quelle studiate bene Naturalmente partire allo sbaraglio senza aver fatto 2 conti è da pazzi ma non devi perderti in troppi fronzoli quando c’è un piatto caldo che ti aspetta.

Nel momento in cui io vedi un’opportunità, indovina un po’? Anche qualcun altro l’ha vista...adesso è partito il conto alla rovescia perchè l’opportunità potrà coglierla solo uno dei due. Indovina chi la coglierà? Chi parte ADESSO.

Paolo Ruggeri





evoluzione azienda

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05/06/2014

Una persona caduta nella cultura dell’abbastanza a volte, per risollevarsi, si mette a ricercare delle false piste. Lo fa cercando l’opportunità, quella mirabolante scoperta che dovrebbe permetterle di colpo di diventare straricca o vincente, di cambiare la sua vita a 360 gradi. Allora vedi collaboratori di un’azienda che tutte le settimane guardano gli annunci di ricerca personale sperando di trovare l’opportunità giusta, quell’azienda che li assuma e dia loro una grande chance. Vedi imprenditori che cercano di guadagnare soldi facendo speculazioni in borsa oppure pensando a quali nuove attività più redditizie dovrebbero aprire.

E vedi anche un gran fiorire di riviste che pubblicizzano le opportunità imprenditoriali che ci sono: gli allevamenti degli struzzi, fare l’amministratore condominiale, aprire un bar in Costa Rica, la rigenerazione delle cartucce per stampanti e così via.


Non voglio criticare tutte queste iniziative. E non voglio assolutamente criticare chi pensa di dover cercare e trovare l’opportunità giusta che gli permetterà di avere successo. Perlomeno costui non è ancora caduto nel grigio mondo dei realisti. Cerca ancora di risollevarsi dall’abbastanza. Ha ancora qualche tipo di sogno.


Ma sai una cosa? Queste persone non raggiungeranno mai il successo. Non lo raggiungeranno perché non troveranno mai la giusta opportunità, fino a quando continueranno a cercarla nel posto sbagliato.


La vera opportunità infatti la devi cercare dentro di te. Quando non hai successo, il problema non è l’opportunità, il problema sei tu. Se cerchi fuori di te, stai cercando nel posto sbagliato. Se vuoi avere successo devi innanzi tutto lavorare su di te per sviluppare una personalità di successo.


Sarà questa personalità, più di ogni altra cosa, che ti permetterà di uscire dall’invisibilità nella quale ti trovi, che fa sì che nessuno ti coinvolga nei progetti veramente interessanti Sarà questa che ti aguzzerà la vista e ti farà capire quali siano le giuste opportunità che devi sfruttare.


Se ti metti a cercare delle opportunità come un pazzo, senza aver prima apportato dei cambiamenti basilari alla tua personalità, riceverai tante scottature e avrai tanti fallimenti, fino a che anche tu diventerai realista, sarai diffidente quando qualcuno ti parla di successo e, mi secca dirtelo, finirai a ingrossare le fila dei clienti del superenalotto.


Qualcuno potrebbe obiettare che deve cercare delle nuove opportunità, perché quello che sta facendo ora non gli piace. A queste persone posso dire in modo inequivocabile che il problema non è quello che fanno, il problema sono loro!


Non ti sto chiedendo di soffocare i tuoi sogni. Ma devi renderti conto che il successo non è una fuga da un’esistenza che non ti soddisfa, invece è la graduale trasformazione di un’esistenza che non ti soddisfa in qualcosa di grande. Materializzare i tuoi sogni, in altre parole, passa anche per la fase di cominciare ad apprezzare ed eccellere in quello che fai ORA.


Non devi smettere di sognare. Devi semplicemente smettere di cercare al di fuori di te qualcosa che hai già dentro di te: gli ingredienti della personalità di successo. Mentre impari a conoscere questi ingredienti, smetti di inseguire false piste ma decidi di svolgere fino in fondo la tua professione attuale.


Vedrai che questi ingredienti non solo ti renderanno in grado di avere le opportunità giuste, non solo ti faranno uscire dall’invisibilità in cui ti trovi e ti porteranno all’abbondanza, ma ti permetteranno anche di vivere decisamente meglio.

Paolo Ruggeri

Tratto da "Le 10 regole del successo". Acquista subito la tua copia all'indirizzo http://www.paoloruggeri.it/shop.asp?idp=50


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29/05/2014

Fin dai tempi antichi, durante un’ azione militare, la persona che doveva decidere come si sarebbe svolta la battaglia, ha sempre scelto una posizione che le permettesse di avere la più ampia visione possibile. Prima di tutto si cercava un’altura, un albero, una collina o un picco montano. Da lì si osservava la situazione e si prendevano le decisioni su come si sarebbe svolta l’azione.
Solo in un secondo tempo si scendeva sul campo. In molte occasioni l’intera gestione si svolgeva da quella posizione. Chi dirigeva guardava dall’alto lo svolgersi delle operazioni.

In questo modo egli aveva la possibilità di vedere “tutto” ciò che accadeva. Se invece non avesse potuto vedere “tutto” avrebbe avuto brutte sorprese, come molti hanno potuto constatare. Nella gestione di un’attività, si può trarre insegnamento da quelle scoperte. Un dirigente che ha la possibilità di vedere “tutto” ciò che accade nella sua area di competenza, è un Dirigente che può decidere per il meglio, o almeno ne ha la possibilità. Al contrario, vedere solo una porzione, o non vedere nulla del tutto, rende la persona completamente estraniata da ciò che accade e le sue scelte saranno dettate più dall’istinto o dall’esperienza, che da fatti reali e oggettivi.

L’ideale quindi sarebbe poter avere una visione completa attraverso dati che siano in sequenza e permettano di vedere una sorta di “traccia storica”.

Una persona che volesse guidare un gruppo di lavoro, senza l’ausilio di statistiche che le permettano di “vedere” senza essere presente, cosa sta accadendo, si troverebbe inoltre con barriere naturali notevoli, che non le permetterebbero di visionare la situazione “direttamente”. Per esempio un dirigente commerciale avrebbe i suoi venditori dislocati sul territorio , non potrebbe vedere ciò che accade esattamente. Un responsabile di un reparto produttivo sarebbe già più facilitato, avrebbe tutte le persone li, ma se il reparto è vasto, tenderebbe a concentrarsi su una parte di esso o su una parte per volta


Per questo una visione dall’alto che abbia i canoni sopracitati è fondamentale. Per assurdo non sarebbe nemmeno necessario vedere direttamente il lavoro. In una torre di controllo aeroportuale, gli aerei non li vedono nemmeno, guardano un monitor che riceve informazioni da un radar.


Ogni persona in azienda dovrebbe avere le sue statistiche per essere tenuto “sotto controllo”. Ad esempio un venditore potrebbe avere come dati da tenere monitorati: n’ clienti visitati, n’ di nuovi clienti chiusi, n’ clienti riordinati, il dato del venduto, il dato dell’incassato…


Quando le statistiche principali di un’azienda mostrano un trend in discesa, la situazione è pericolosa ed è meglio saperlo subito per prendere provvedimenti. Non puoi aspettare il fatturato di fine anno per sapere se le cose stanno andando bene o male.


C’è una altro grande, atroce errore che un manager potrebbe commettere nell’interpretazione dei grafici : GIUSTIFICARE le statistiche. Questo è il più grande errore di un manager ed è l’unica cosa che può annientare un’azienda. Un manager vede un grafico in discesa e dice: “Oh, beh, è naturale, è perché _________”, e in quel momento siete rovinati. Un numero è un dato oggettivo, per quante scusanti tu possa trovare una statistica in calo rimane in calo, non ti permettere di accettarla!


Non rovinarti! Tieni tutto sotto controllo e soprattutto non giustificare!


Paolo Ruggeri



GUIDARE AZIENDA

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24/05/2014

Ieri e oggi sono stato ospite di I-Profile Salerno dove ho erogato il corso Leadership Base a un gruppo di imprenditori cilentani davvero motivati e desiderosi di fare la differenza. 

Sono state due giornate davvero piacevoli ospiti di una struttura davvero eccezionale: 

www.agriturismolacampetella.it 

Un ringraziamento a Imma e Giuseppe Stifano per l'invito. 

Diapositive del corso allegate. 

Paolo Ruggeri 




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22/05/2014

Mario Benecchi, Consulente OSM di successo e grande venditore ci ha svelato il suo segreto per fare il clic mentale per decuplicare le proprie vendite. Sì… perché è tutta una questione di atteggiamento. Qual è la differenza tra 10'000 e 100'000 €? Un numero, uno zero. Quanto vale uno zero? Niente.

Mario ci ha spiegato che ciò in cui credi diventa la tua realtà. Tu sei quello che pensi di essere. E’ la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma in una convinzione profonda e le cose poi cominciano ad accadere. Oggi hai la possibilità di fare grandi vendite se credi di poterlo fare. Proiettare un illusione di una realtà che oggi non esiste. Decidi sempre tu che realtà vuoi proiettare.

Ecco in cosa dovresti credere:

- Credi che... sei in grado di aumentare il fatturato dei clienti e che li vuoi aiutare realmente a realizzare le loro mete. Se non sei convinto di poter fare la differenza semplicemente non la farai. E se non puoi fare la differenza per il tuo cliente a cosa servi? Fai attenzione perché i tuoi clienti andranno alla tua velocità e prenderanno te come riferimento.

- Credi che…le emozioni attirino ricchezza e risultati. La logica fa pensare mentre le emozioni fanno agire. Sono le emozioni ad innescare i cambiamenti, a far scattare quella scintilla per prendere una decisione importante.

- Credi che…il visibile sia l 1% e l’invisibile sia il 99 %. Nell’invisibile trovi le risposte. Tutte le cose vengono create due volte: la prima nella nostra mente, la seconda nella realtà. Facci caso: tutto ciò che ti sta intorno è nato così. I risultati di domani oggi non sono visibili ma se ci credi arriveranno. Devi comprendere le logiche del tempo. Quando vai da un cliente devi credere in quello che non si vede, ovvero nella realizzazione del suo sogno. E’ questo che gli stai vendendo non semplicemente il tuo prodotto o servizio.

- Credi che….ci siano così tanti clienti da poterne sprecare. Chi ha il coraggio di sprecare, ottiene di più. Se hai il coraggio di sprecare i clienti ne avrai di più, se hai il coraggio di sprecare soldi ne avrai ancora di più. Hai pochi clienti? Devi avere il coraggio di "sprecare" anche quei pochi che hai. Se hai il bisogno di non perdere un cliente e ti aggrappi a lui diventerai succube di quel cliente e dovrai sottostare alle sue richieste, alle sue imposizioni, ai suoi capricci.

Tu in cosa credi?

Paolo Ruggeri


vendere di piu


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16/05/2014

L’imprenditore di una PMI dovrebbe sempre trattare ogni voce di costo dell’impresa, come se fosse un investimento economico. I soldi che  spende DEVONO SEMPRE COMPRARE QUALCOSA. Devi entrare nell’ordine di idee che ogni soldo che viene speso dalla tua impresa dovrebbe comprare determinati risultati e dovresti sempre essere in grado di assegnare un valore a tali risultati.

Spesso si cade nell’errore di comprare con i soldi degli stipendi il tempo dei nostri uomini. Paghi 1900 euro lordi al mese a un impiegato perché venga a lavorare. Questo purtroppo è un ragionamento sbagliato. Un imprenditore deve acquistare infatti, non il tempo, ma i risultati che la persona produce in quel determinato lasso di tempo.

Quando si parla di gestione finanziaria, le finanze si comprendono meglio se paragoniamo i soldi che vengono spesi in azienda a dei fagioli:


“Un certo numero di fagioli vengono distribuiti a una attività e un numero maggiore di fagioli rientrano.I fagioli non si materializzano magicamente in più fagioli. Quello che fa rientrare più fagioli di quanti ne siano usciti è la PRODUZIONE e l'OPEROSITA' del personale dell'azienda e quanto saggiamente siano stati stanziati i fagioli dell'azienda.”


Se un imprenditore usa i suoi fagioli per comprare produzione, laboriosità e vendite, a un costo che richiede all'azienda di essere redditizia, lui recupera più fagioli di quanti ne ha spesi.


Il fatto che un imprenditore non imponga alla persona o ad un settore che riceve il denaro di produrre più “fagioli” rispetto a quelli investiti, è alla base dei bassi utili e delle crisi finanziarie. Per ogni spesa dell’azienda, l’imprenditore che vuole fare utili, guarda dove vanno a finire i fagioli e quali entrate di denaro stiano comprando. Nell’effettuare degli stanziamenti economici per una determinata area un imprenditore dovrebbe fare attenzione ad evitare le spese non redditizie, cioè gli esborsi di fagioli che non portino come ritorno maggiori fagioli.


Ma nel contempo dovresti pure prestare attenzione al fatturato perso o mai fatto. La differenza tra quanto l’azienda potrebbe fatturare e quanto effettivamente fattura porta alla tua azienda una perdita ben più grande di quanto mai sia possibile recuperare con qualunque economia. Se la tua azienda con un potenziale di fatturato di 100 mila euro alla settimana che ne sta facendo 40, stai perdendo ogni settimana 60 mila euro.


Riassumendo: Pretendendo che ogni fagiolo investito porti di ritorno maggiori fagioli per l’azienda o maggior valore, un imprenditore ottiene il risultato di diffondere all’interno della sua azienda e tra i suoi manager la cultura della produttività.

Come tratti i fagioli della tua azienda?

Paolo Ruggeri




FAGIOLI AZIENDA


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13/05/2014

Alcuni anni fa la AARP, associazione senza fini di lucro americana che si occupa di assistere i pensionati, chiese a diversi avvocati se fossero disposti ad offrire i loro servizi a pensionati in difficoltà ad una tariffa speciale, circa 30 dollari all’ora. Nessuno degli avvocati consultati accettò. A quel punto il manager del programma legale della AARP ebbe un’idea brillante: domandò agli avvocati se fossero disposti ad offrire i loro servizi gratuitamente ai pensionati in difficoltà. Nella quasi totalità dei casi la risposta fu affermativa.

Che cosa stava succedendo? In che modo zero dollari potevano essere più attrattivi di 30? La risposta sta nel fatto che quando venivano menzionati i soldi, gli avvocati utilizzavano le norme tipiche dell’economia per valutare l’offerta e quindi la trovavano insufficiente rispetto alle tariffe di mercato. Quando, invece, non si menzionavano i soldi, usavano le norme etico-relazionali ed erano quindi disposti a erogare dei servizi pro bono per una giusta causa.

Secondo una ricerca del Dott. Dan Airely ogni individuo si trova a vivere al centro di due universi che spesso finiscono per collidere. Uno è “l’Universo Sociale”, cioè quello dei rapporti con gli altri, che è mosso da norme di tipo etico e/o relazionale (“lo aiuto perché è un mio amico”; “lo faccio perché è giusto”; “questa cosa è importante per la società e quindi la devo fare anche se non ci guadagno…”). L’altro è “il Mercato” che, invece, è caratterizzato dalle norme tipiche dell’economia (“il mio tempo vale cinquanta dollari l’ora”, o “se devo fermarmi a lavorare il Sabato, voglio lo straordinario”).


In base alle ricerche di Airely quando questi due universi collidono si vengono a creare dei fenomeni molto interessanti e il principale è il fatto che le persone sono molto più motivate a lavorare per una causa che non per il denaro. Quando iniziamo a pensare con le norme del mercato, le norme sociali se ne vanno. Per sempre.


Questo ci dice che l’imprenditore nel momento in cui abusa degli incentivi economici cercando di monetizzare ogni singola attività potrebbe portare collaboratori in precedenza disponibili ad aiutare l’azienda anche gratuitamente (perché avevano fatto propri i suoi obiettivi, perché si sentivano parte del gruppo…) a diventare guidati unicamente dalle norme del mercato: “se tu non mettere altre cento lire io non cantare altra canzone…” Questo costituirebbe un danno non indifferente.


Come fare dunque a conciliare la necessità di mettere in campo dei sistemi di incentivazione economica con l’importanza del preservare le norme etico-relazionali che vorremmo continuassero a muovere le persone del nostro team?


Ogni tanto premia le persone in modo destrutturato, cioè senza alcun sistema. Limitati a dare un premio economico a sorpresa, tipo duecento o trecento euro. Alcuni studi dimostrano che premi del genere, a sorpresa, hanno un effetto motivazionale più duraturo rispetto ad un premio economico ottenuto in base ad un vero e proprio piano incentivi.


Fai sì che alcuni dei premi o incentivi siano di tipo non economico. Metti piuttosto in palio dei viaggi o delle attività ludiche di gruppo (per esempio: “portiamo tutta l’azienda al mare”). Altri studi dimostrano che premi come questi hanno sui collaboratori un effetto motivazionale più profondo e promuovono maggiormente lo spirito di gruppo.


E, da ultimo, ricordati che l’azienda non deve diventare solamente un puro esercizio commerciale ma dovrebbe occuparsi anche della società che la circonda e promuovere sia all’esterno che all’interno dei valori e degli ideali nobili come l’amicizia, il supporto reciproco, l’auto miglioramento, ecc.


Non trasformare tutti i tuoi collaboratori in mercenari. Far guadagnare i propri collaboratori è importante e, in un certo senso, glielo dobbiamo. Permettere loro di trasformarsi in mercenari invece sarebbe fatale.

Paolo Ruggeri

Tratto dal mio libro "Il nuovo capitale: intellettuale, intangibile, indispensabile".
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incentivi economici azienda

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09/05/2014

La vita è una serie di eventi casuali a meno che tu non abbia una meta.Vi racconto la mia storia:

Diversi anni fa, a un corso di formazione, il conferenziere ci illustrò questo strano aneddoto: all’università di Yale, negli Stati Uniti, coinvolsero in un esperimento tutti gli studenti dell’ultimo anno di Economia. Li riunirono e chiesero loro “chi avesse una meta nella vita”. Un certo numero di persone rispose in modo affermativo. Chiesero quindi a queste persone “Chi tra loro avesse scritto la propria meta da qualche parte”. Il 3% dei partecipanti all’esperimento rispose in modo affermativo. Vent’anni dopo andarono a cercare tutti gli studenti che avevano partecipato all’esperimento e, sarà stata una coincidenza, ma quel 3% di persone che aveva scritto la propria meta, guadagnava più di tutto il rimanente 97% degli studenti messi assieme! Ed è vero, il denaro non è tutto, ma voi sarete d’accordo con me che i risultati economici costituiscono un fattore molto importante nel valutare il successo professionale di qualcuno.


Pensai che quella storia era stata preparata per colpirci e farci capire che era importante avere una meta nella vita. La vidi come una bella storiella di fantasia, preparata ad arte per darci un po’ di motivazione. Ma, pur pensandola così, decisi di lasciarmi coinvolgere e scrissi le mie mete.


Beh, oggi, a distanza di diversi anni, la mia visione di quell’esercizio è drasticamente cambiata. Se scrivi le tue mete, le guardi e continui a persistere, beh, le tue mete si realizzano.


Quando partecipai a quel corso di formazione guidavo una Fiat Uno con 250.000 chilometri. Venivo da un’esperienza fallimentare di lavoro negli Stati Uniti, non avevo soldi e dipendevo dai miei genitori.


Mi ricordo che, quando viaggiavo, spesso non avevo i soldi per pagare il pedaggio autostradale e dovevo fare lo scontrino per mancato pagamento. In alcuni casi, per fare benzina ed andare a lavorare ho anche lasciato la mia carta d’identità o la gomma di scorta al benzinaio perché non avevo un soldo.


Insomma, per quanto la storia di Yale fosse entusiasmante, hai voglia a sognare nella situazione in cui ero!!


Beh, quel giorno mi lasciai andare alla mia immaginazione, scrissi delle mete ambiziose. All’inizio provai un po’ di eccitazione, un po’ di quel sano entusiasmo che veniva dall’aver deciso qualcosa di grande. Era la primavera del 1992. Mi trovavo in Svizzera. Oggi, mentre scrivo questo aneddoto, sono nel mio ufficio di Bologna, dirigo un’azienda leader nel suo settore, ho guadagnato in un anno quanto una persona normale guadagna in vent’anni di lavoro, guido una macchina sportiva, ho una moglie e una figlia fantastiche e sono uno stimato professionista nel mio settore. Sembrerà un’assurdità, forse sarà una coincidenza, ma molte delle cose che avevo scritto quel giorno sul Lago di Lugano si sono materializzate.


…adesso è il tuo momento! Scrivi le tue mete!


Paolo Ruggeri


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06/05/2014

Lo scopo della delega è far fare ad altri cose che tu sai già fare bene di modo che tu possa andare ad occuparti di altre attività di cui la tua azienda ha bisogno per crescere ancora.
Alcuni imprenditori, invece, una volta delegate alcune funzioni che svolgono personalmente, decideranno di non crescere e di dedicare il maggior tempo che si è creato ad una miglior qualità della vita. Va bene anche quello. L’azienda, infatti, non è detto che cresca solo per aumento del fatturato. Può anche crescere di influenza facendo prodotti di maggior qualità, inseguendo innovazioni radicali, ecc.

Comunque tu decida di approcciarti alla delega ricordati che tu non sei la tua azienda. L’azienda è un mezzo che hai costruito per raggiungere determinati scopi. E’ un gioco che hai deciso di giocare per avere divertimento, risorse economiche e per sviluppare le tue capacità e per condividere quello che fai con altre persone. Non diventare il tuttofare dell’azienda.

Quali sono gli errori piu' comuni nella delega e nella costruzione di un’area aziendale:

1) Come fa un responsabile a costruire la propria area e a delegare?
Egli risolve con successo un aspetto del lavoro, costruisce una procedura e passa quella procedura ad un nuovo collaboratore. In questo modo il responsabile puo' dedicarsi ad altri aspetti della gestione dell’area che gli e' stata assegnata.

2) Come avviene il processo di delega ad un proprio collaboratore?
a) Innanzi tutto il responsabile affronta e risolve con successo un problema aziendale o gestisce con successo un aspetto dell’azienda che porta a buoni risultati.
b) Il responsabile elabora quindi una procedura scritta delle azioni da fare per gestire tale aspetto del lavoro
c) La fornisce al proprio collaboratore e lo allena/affianca nella procedura fino a quando lui o lei non siano in grado di eseguirla da soli.

3) Quali sono le funzioni che un responsabile dovrebbe delegare per prime ai propri collaboratori?
Un responsabile o manager dovrebbe delegare ai propri collaboratori le funzioni che gia' lui svolge con successo e per le quali e' stato in grado di sviluppare una procedura che potrebbe essere eseguita anche da una persona di qualita' non eccelse.

Se invece la funzione che stiamo cercando di delegare potrebbe essere eseguita solamente da una persona di estrema competenza ed abilita', vuol dire che non abbiamo ancora affrontato la prima parte del nostro lavoro (costruire una procedura di successo) e quindi difficilmente riusciremo a delegarla.

Troppo spesso il manager o l’imprenditore pretende di delegare un’area che lui stesso ancora non ha gestito e per la quale non esiste alcuna procedura di successo da fornire al nuovo collaboratore. Il nuovo collaboratore entra in azienda e, non solo ora deve capire l’azienda ed il suo funzionamento, ma si trova subito a dover entrare in un problema enorme che nemmeno il suo responsabile e' stato in grado di gestire.

Questo non vuol dire che se devi costruire una filiale in Russia, devi trasferirti tu per sei mesi a Mosca e solo quando avrai ottenuto grandi risultati potrai inserire un nuovo collaboratore e delegare, ma fai un attimo di attenzione: le aziende migliori prima di inserire persone in nuovi territori si assicurano di aver gia' sviluppato in tali territori almeno una parte di business. Poi inseriscono le persone che lo svilupperanno ulteriormente.

Ricordatelo: la delega efficace passa per il punto di occuparti tu di una particolare funzione, quando hai capito come far girare bene quella funzione ed hai elaborato delle procedure che funzionano, potrai passarle ad altri. A volte, potresti farcela anche operando in modo diverso, ma sappi che se non segui la procedura di cui sopra, spesso e volentieri farai un bagno di sangue nel senso che dovrai inserire 5 o 6 persone prima di trovare quella che ce la farà.

Paolo Ruggeri


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30/04/2014

“L’arte della guerra” di Sun Tzu è un famosissimo trattato di strategia militare ed è tornato alla ribalta perché in molti vedono nella competizione tra le aziende una sorta di conflitto, al limite con quello militare, in cui l'obiettivo è conquistare quote di mercato e non territori, in cui le armi sono la comunicazione e il marketing, in cui strategie e tattiche hanno un'importanza primaria e dove il funzionamento dell' esercito/impresa gioca un ruolo fondamentale.

Andiamo ad analizzare gli elementi indispensabili per vincere questa battaglia:

DECISIONE: Per avere molti clienti nuovi devi VOLERLO davvero! Spesso nelle nostre aziende sentiamo dire che oggi fare nuovi clienti è rischioso, perché poi non pagano, creano tanti problemi, devo uscire dalle mie aree di comfort per soddisfare queste nuove esigenze. Bene, tutte queste sono idee virus, idee auto-limitanti e NON SONO AMMESSE.

PREPARAZIONE: devi continuamente investire sul migliorare i tuoi prodotti, che devono essere eccellenti sempre! L’eccellenza fa la differenza, oltre ad altri fattori più intangibili, ma se non sei eccellente nel prodotto i clienti andranno altrove. Non c’è strumento più efficace del passaparola. Anche perché è un azione di marketing che all’azienda non costa nulla. Il tuo obiettivo è trovare piccoli segmenti di mercato che, però, siano vere e proprie community, circoli in cui il passaparola corra alla velocità della luce. Se conquisti un membro, ne arrivano 10 il giorno dopo. Senza sforzo. Senza investimenti ulteriori.

VALUTAZIONE: devi sapere esattamente come vendere il tuo prodotto. Devi sapere cosa dire affinché chi non ti conosce desideri acquistarlo. Fai SONDAGGI e scopri cosa vogliono i tuoi potenziali clienti. Non sempre è la stessa cosa che pensano i tuoi clienti più fidelizzati e che lavorano con te da tempo. Se non vendi, chiediti immediatamente: cosa stai comunicando ai tuoi clienti? Quello che vuoi dire tu o ciò che vogliono (sentirsi dire) loro? Quello che immagini sia importante o quello che, dopo un sondaggio, sai con certezza essere importante per il mercato?


VARIABILI: se non hai quello che i clienti vogliono, devi iniziare un PROGETTO per ottenerlo. Se hai un progetto che gli altri non vedono... Se gli altri ti dicono che è difficile, che non funzionerà... Non mollarlo! Stai facendo la cosa giusta e presto... Molto presto questo progetto farà il tuo successo!



SCHIERAMENTO: l’unico motivo per cui un progetto non funziona è che non ti sei messo a farlo davvero. Schierati con il tuo progetto e appoggialo, spingilo e portalo avanti abbastanza tempo per valutarne l’efficacia. I clienti nuovi si fanno quando non servono, perché se perdi un clienti che ti produce una buona fetta del tuo fatturato e non hai già creato le “riserve”, ti sarà difficile recuperare senza danni. Non accettare scuse dai tuoi commerciali, non accettare i “non si può fare”!!!

FORZA: la tua forza è che se fai tanti clienti nuovi puoi sempre selezionare i migliori. Lavora sulle alleanze vere, spingi la politica win-win.

TERRITORIO: una strategia deve sempre tener conto del territorio. Se hai marginalità bassa e non puoi alzarla devi aumentare il volume delle vendite. Sei un’azienda territoriale e hai scarsità di potenziale mercato, guarda oltre i confini. E’ opportuno che anche tu (se già non l’hai fatto) inizi a esplorare in modo mirato nuovi territori in cui è richiesta la tua abilità. L’importante è non disperdersi, spesso non sarà valido un solo Paese, lo saranno in molti.

Sei pronto per la battaglia?

Paolo Ruggeri


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28/04/2014

Nome Stefano Ferranti
Azienda New!

Come ti senti dopo il corso?
Carico, molto più in grado di comunicare, più sicuro di me. Il corso è stato davvero emotivamente “importante”.
Cosa ti ricordi di più del corso?
Tante emozioni, e la prima volta che ho “parlato” le persone che avevo di fronte.
Cosa hai utilizzato?
Pochi giorni dopo, ho –spero- convinto un cliente a fare un’operazione di ampio respiro (e budget notevole) insomma, assieme al modulo vendita in aula ho imparato ad ascoltare le persone .
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
Mi sento più sicuro e preparato nell’affrontare un pubblico di persone.
Considerazioni?
Mi è servito davvero tanto. Per parlare con un pubblico, ma soprattutto con le singole persone.

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Nome Claudia Gozzi
Azienda Iantra


Come ti senti dopo il corso?
Ho pianto per quasi due ore e ho chiamato il mio consulente dicendogli che ero troppo emozionata, ero davvero scossa! (positivamente) .Nei giorni successivi mi sono sentita davvero forte.
Cosa si ricorda di più del corso?
La scioltezza nel mettermi “a nudo” davanti ad altre persone.
Cosa ha utilizzato?
Tutto: come si inizia e come si conclude un intervento in pubblico; soprattutto la tecnica del trattenere l’attenzione anche nelle riunioni con le collaboratrici. Dopo questo corso ho deciso di essere me stessa, così come sono.
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
La sicurezza nel parlare di fronte alle persone e la tecnica. O meglio, sapere che esiste una tecnica, e che questa ti può venire in contro in ogni momento.
Considerazioni?
Dovrebbe essere obbligatorio per ciascun imprenditore!

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Nome Luigi Balestra
Azienda Activa


Come ti senti dopo il corso?
Bene, con le idee più chiare, ho capito come pianificare in pubblico gli interventi e gestire la platea.
Cosa ti ricordi di più del corso?
Lo schema di come affrontare una riunione o un intervento in pubblico e il valore dell’emotività.
Cosa hai utilizzato?
Lo schema nelle riunioni, in parte l’emotività e il coinvolgimento.
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
Sbloccarmi nelle situazioni difficili, che non è poco.
Considerazioni?
Mi hanno dato un ulteriore stimolo nella conduzione dell’attività lavorativa mia e dei miei collaboratori.


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28/04/2014

Nome Giuseppe Bertesago
Azienda Veronica Real Estate

Come ti senti dopo il corso?
Siccome era il primo corso: stupito e felicemente preoccupato di aver sentito cose totalmente nuove per me, cose mai viste né sentite prima. Mi sono sentito sollevato!
Cosa ti ricordi di più del corso?
Le tematiche riguardanti le aree del vivere e la squadra vitale.
Cosa hai utilizzato?
La mia bozza di meta è stata ben definita! Ho definito i diversi step e qual è la strada percorrere.
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
Mettere in pratica la mia meta, cioè capire come realizzare un’idea fino a quel momento solamente abbozzata.
Considerazioni?
Per un imprenditore “affascinante” è il termine giusto per definire questo corso


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Nome
Andrea Seves
Azienda Aitema


Come ti senti dopo il corso?
Motivato ad applicare in azienda i criteri di gestione e organizzazione.
Cosa ti ricordi di più del corso?
L’individuazione delle mete, degli scopi e la ‘costruzione’ della scena ideale sono stati momenti molto impegnativi emotivamente ma fondamentali.
Cosa hai utilizzato?
Del corso ho cercato di mettere in pratica (e lo sto facendo tutt’ora) la scala amministrativa soprattutto in merito ai piani individuati.
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
Aver ben definito l’obiettivo verso cui vogliamo andare mi consente di valutare meglio le scelte operative e strategiche e mantenere la ‘barra dritta’ in questa direzione. I piani e la relativa organizzazione ci aiutano notevolmente a non disperdere energie in attività non necessarie.

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Nome Edoardo Cappelli
Azienda Immobiliare Cappelli


Come ti senti dopo il corso?
Carichissimo e molto centrato, con una vision chiara e una grande voglia di fare.
Cosa ti ricordi di più del corso?
La facilità nel raggiungere gli obiettivi una volta che fai chiarezza nella tua mente. Fantastica è poi l’atmosfera che si crea con i compagni di corso che diventano dei veri e propri fratelli.
Cosa hai utilizzato?
Moltissime cose, il corso è molto pratico e quasi senza accorgertene riesci a mettere in pratica quello che impari.
Qual è il principale risultato che hai ottenuto dal corso?
Il mese successivo ho venduto due case, ma soprattutto ho capito che la soddisfazione del cliente è la cosa più importante in una vendita.
Considerazioni?
A volte trovare il tempo da dedicare alla propria crescita personale è difficile, ma vi assicuro che vi farà raggiungere risultati straordinari.


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23/04/2014

“La vita è una serie di eventi casuali a meno che tu non abbia una meta”

La vita potrebbe essere paragonata a un grande oceano che è mosso da correnti di ogni tipo. Se hai una meta, se hai un’idea che vuoi realizzare, possiedi il primo grande ingrediente per assumere il controllo di quello che ti succede: hai il progetto, hai la strada. Nonostante le correnti o le tempeste in qualche momento ti possano spingere lontano da quello che vuoi realizzare, tu, sapendo quello che vuoi, potrai sempre tracciare una nuova rotta verso il tuo obiettivo.

Se, al contrario, tu non avessi una meta nella vita, un sogno che ti guidi, allora sarai in balia delle correnti, sarai portato a spasso per l’oceano del vivere, sarai oggetto di tanti eventi casuali che determineranno dove andrai. Casomai in qualche momento le correnti potrebbero spingerti verso una bella isola dove ti trovi bene, ma se non hai un progetto, se non sai qual è la casa che vuoi realizzare, ti troverai spesso insoddisfatto di quello che la vita ti ha riservato.

Le persone che hanno smesso di avere una meta, che hanno smesso di sognare tendono ad avere un atteggiamento “realista”, pessimista, quasi di sconfitta e si sentono come se avessero poco controllo delle loro vite. Queste persone generalmente incolpano altri per i loro problemi, si giustificano, hanno prestazioni molto inferiori al loro vero potenziale.

RICORDA: NON RIUSCIRAI MAI AD OTTENERE QUALCOSA CHE NON RIESCI PRIMA AD IMMAGINARE.

Vedi, tutte le cose in questo mondo vengono create due volte: la prima volta nella nostra mente e solo dopo essere state create in modo abbastanza chiaro nella nostra mente, possono essere create nella realtà.

Ogni cosa che ti circonda è stata creata in quel modo. Prova a immaginare di costruire una casa. Prima di iniziare a costruirla ti assicuri di avere ben chiaro che cosa vorresti costruire, la lunghezza dei muri, l’ampiezza delle stanze, il numero dei piani. Immagina quale confusione si verrebbe a creare se si cominciassero i lavori senza avere alcun tipo di progetto. Quanta dispersione di tempo, di energia, quante cose fatte che poi andrebbero cambiate.

Funziona allo stesso modo nella vita. Tu vuoi avere un progetto prima di cominciare davvero a buttarti a costruire il tuo futuro. Spesso puoi cominciare un’attività senza averne uno o avendone uno molto vago, così come potresti cominciare a gettare le fondamenta per la tua casa senza avere le idee ancora completamente chiare. Ma anche così facendo, se tu non avessi un progetto RAPIDAMENTE, sarebbe drammatico.

Qual è il tuo sogno?

Paolo Ruggeri

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18/04/2014

All’MBS di questo mese abbiamo analizzato nuovi strumenti per finanziare la propria impresa.
Leonardo Frigiolini, Presidente e Amministratore Delegato di UNICASIM, Società di Intermediazione Mobiliare, ci ha parlato di nuove opportunità di finanziamento per le PMI: i Mini Bond e le Cambiali Finanziarie.

Le imprese spesso si trovano in difficoltà nel trattare le condizioni dei propri finanziamenti con le banche perché si tratta dell’unico o quasi unico interlocutore con cui si confrontano.Se voi aveste un solo cliente o un solo fornitore sareste tranquilli? Probabilmente no. Di fatto però oggi la banca è l’unico soggetto che finanzia le imprese, e questo, in molti casi, diventa un problema.
Cosa fare allora? Sono nati degli strumenti per finanziare l’impresa che anziché utilizzare le banche, utilizzano il mercato per raccogliere la liquidità necessaria per sviluppare nuove imprese, nuovi progetti o nuovi prodotti.

Gli strumenti di cui stiamo parlando sono i MINIBOND e la CAMBIALE FINANZIARIA. Sono due strumenti che risolvono due tipologie di esigenze differenti che si rivolgono ad imprese con un fatturato minimo di due milioni di euro, perciò sopra la soglia della cosiddetta microazienda.
I minibond sono più adatti a finanziare operazioni di acquisizione imprese o acquisto di beni immobili o strumentali e hanno una durata superiore ai 5 anni.

La cambiale finanziaria invece ha una durata inferiore, risolve una temporanea necessità di liquidità ed è molto simile ad un anticipo fatture che invece che essere fatto da una banca, viene fatto dal mercato. Parliamo ad esempio di farsi anticipare una fattura della pubblica amministrazione che viene pagata dopo 6 mesi o un anno. L’operazione è pubblica, perciò tutti i dati del creditore e del debitore diventano noti al mercato ed ai soggetti che decidono di finanziare l’anticipo del credito.

Da un punto di vista delle garanzie, il mercato non chiede le garanzie tipiche del mondo bancario. Il mercato vuole trasparenza nella gestione dell’azienda per poter valutare e se per caso dopo aver ottenuto fiducia dal mercato, l’azienda la tradisce, nessuno più, sul mercato, finanzierà le sue attività.

Quale sarebbe la condizione di migliore di finanziamento di una impresa ? 50% con finanziamenti della banca e l’altro 50% con finanziamenti che arrivano dal mercato attraverso nuovi strumenti di finanziamento.

Daniele Bernardi titolare di DIAMAN SCF società che si occupa di strategia di investimento basata su modelli matematici ci ha illustrato come utilizzare alcuni strumenti di finanziamento alternativi. Fra i nuovi strumenti a disposizione delle imprese per finanziare il loro sviluppo c’è l’EQUITY CROWDFUNDING di fatto un finanziamento collettivo messo in atto tramite internet.
Diaman Tech è stata la prima società in Italia ad avviare e completare una operazione di Equity Crowfunding. Sono stati raccolti 160.000 euro in tre mesi trovando 75 nuovi soci.

Quali sono i requisiti per fare una operazione di Crowdfunding ?
L’impresa deve avere le caratteristiche della Start up innovativa
- deve investire almeno il 15% del fatturato in ricerca e sviluppo;
- un terzo del personale deve aver ottenuto un master/dottorato di ricerca;
- deve esserci la titolarità o licenza di una proprietà intellettuale industriale (brevetto) relativa ad una invenzione.

E’ uno strumento per tutti ?
L’equity crowdfunding ha un senso quando hai un network, una rete di collegamenti con persone che hanno interesse a partecipare o finanziare ad una attività innovativa. Ma soprattutto ha un senso se si ha un sogno da realizzare. Il crowdfunding è solo un mezzo che si può utilizzare quando c’è un sogno e un progetto chiaro per realizzarlo.

…allora? Dove cercherai i prossimi soldi per finanziare la tua impresa?

Paolo Ruggeri


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18/04/2014

Dopo quasi un anno di silenzio ho deciso di riprendere in mano un progetto importante...il progetto "etica nella politica".

Per chi avesse iniziato da poco a seguirmi tutto era iniziato così http://www.paoloruggeri.it/blog_articolo.asp?idp=908#.U1EniFV_vj4

Ho deciso di spedire il libro "l'etica dell'eccellenza" a tutti i consiglieri regionali
della Lombardia e del Lazio.

Contemporaneamente anche un cliente, un alleato importante, Giuseppe Bertesago, titolare di Veronica Real Estate ha deciso di sponsorizzare l'invio ai consiglieri della sua provincia, Cremona.



Per ulteriori informazioni sulla campagna visita il sito dedicato all'iniziativa
http://www.eticanellapolitica.com/

Paolo Ruggeri
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09/04/2014

Giancarlo Broggian è stato a più riprese ospite su questo blog. 

Eccolo in un recente servizio di Rai 3 



Paolo Ruggeri 
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