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05/08/2014

Non mi è mai stata diagnosticata, ma ogni tanto penso di soffrire di Workaholism, l’ossessione per il lavoro come la definiscono in America.

“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai” diceva Steve Jobs. E penso di essere una di quelle poche persone davvero fortunate perché hanno trovato il lavoro dei loro sogni. Per chi ama davvero la sua attività a volte è veramente dura prendere le distanze. Spesso mi provocano dicendo “Ruggeri, ma tu non stacchi mai dal lavoro?” .Il fatto è che per me non è un LAVORO, per me è un DIVERTIMENTO!”. Ma come ogni anno all’arrivo dell’estate sorge la fatidica domanda “vacanze si o vacanze no?”.

Bhe…ti risponderò in questo modo: un uomo deve prendersi cura di varie aree: il lavoro, la famiglia, gli amici, la sua salute. Queste aree non funzionano a compartimenti stagni. Se trascuri una di queste sfere prima o poi le conseguenze si ripercuoteranno sulle altre. Se non ti prendi cura del tuo corpo, se non ti tieni in forma, se sei fisicamente stanco pensi che le tue prestazioni possano essere ottimali sul lavoro? Se trascuri la tua famiglia o hai dei malumori a casa come saranno le tue performance in azienda? Eccezionali? Io non penso proprio... e ee la tua risposta è “…Si, ma io separo la sfera professionale da quella privata” sappi che stai mentendo a te stesso.

Concentrarsi troppo sul lavoro può avere conseguenze deleterie sulla tua vita personale e la tua salute. Le ferie sono un modo per staccare, ricaricarsi e stare con i propri cari.

Ricordati: tu non sei la tua azienda. L’azienda è un mezzo che hai costruito per raggiungere determinati scopi. E’ un gioco che hai deciso di giocare per divertertirti, guadagnare, sviluppare le tue capacità e condividere quello che fai con altre persone. Non devi diventare il tuttofare dell’azienda. Quindi ti do un consiglio, probabilmente per quest’anno sarà tardi ma incomincia a lavorare in questa direzione per gli anni prossimi: costruisci un’azienda che funzioni anche senza di te.

Bene…dicevamo…vacanze!
Prima regola, la più importante: non scusarti. Non scusarti per esserti preso il tempo per rilassarsi, goderti la famiglia e divertirti. Una pausa dà la possibilità alla tua mente e al tuo corpo di ricaricarti e ritrovare il focus. Potrai tornare a settembre con una nuova prospettiva, pronto ad affrontare nuove sfide ed essere più efficiente di prima.

Rilassati: prendiamo la vita troppo sul serio e ci stressiamo per nulla. Poi andiamo in vacanza e ci accorgiamo che i nostri problemi non sono così grandi come sembrano. L'estate è il momento adatto per prendersi una pausa, ma anche il momento più adatto per essere colpiti dall’ ispirazione. Non passare le tue vacanze guardando lo smartphone ogni cinque minuti. Metti gli affari in un angolino della tua mente ma non eliminarli del tutto. Il momento “Eureka” potrebbe essere dietro l’angolo.

Rimettiti in forma: fisica e mentale. E’ probabile che durante l’anno tu abbia un po’ trascurato questi aspetti. Fai esercizio ma soprattutto nutri la mente! In aereo, in spiaggia sotto l’ombrellone oppure in una baita in montagna quest’estate è il momento giusto per leggere e goderti alcuni libri davvero ricchi di intuizioni ed ispirazione. Ho 3 letture da consigliarti che potrebbero darti grandi spunti:

1) "Rework" di Jason Fried e David Heinemeier Hansson . Non importa ciò che fai, questa lettura veloce cambierà l’approccio al tuo lavoro. E’ scritto in maniera molto semplice eppure contiene dei consigli estremamente utili per essere più produttivi senza diventare dei maniaci del lavoro o rinunciare a nulla. Bellissimo.

2) "Switch" di Chip e Dan Heath. “ Switch”, letteralmente "interrutore", è davvero un gran libro che ci spiega perché il cambiamento a volte è così difficile. La nostra parte razionale contro quella irrazionale. Fantastico.

3) "Good to Great: Why Some Companies Make the Leap...And Others Don't" di Jim Collins. Collins è uno studioso di grandi aziende e questo è il suo miglior lavoro pieno zeppo di casi di studio e dei principi semplici ma profondi. Questo testo è un must-read per chi vuole costruire qualcosa di grande e duraturo.

Infine un consiglio: goditi questi momenti, perché come imprenditore te li sei meritati

Paolo Ruggeri





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31/07/2014

Bill Gates e il sultano del Brunei sono modelli troppo modesti a cui ambire? Il tuo idolo vero è Zio Paperone e come lui vorresti nuotare nell'oro? Questo articolo ti aiuterò a diventare proprio come lui!

Bene...ora che ho la tua attenzione ti voglio confessare una cosa: per me i soldi non sono così importanti. Davvero.  Ma un tempo lo sono stati, probabilmente perché non ne avevo molti.

I soldi non sono tutto. Ma il successo...quello si che conta! Ognuno ha una propria definizione di successo. La mia potrebbe essere “Il vero successo è far trionfare le persone che hanno creduto in te”. Qualsiasi sia la tua definizione una cosa è certa. Il termine “successo” è il participio passato di “succedere” che significa “venire dopo”. Quindi il successo è la conseguenza di una serie di azioni.

Diciamo che i soldi sono sulla tua lista dei desideri e, come milioni di altre persone, vorresti essere miliardario. Cosa dovresti fare per unirti a questo club composto da pochi eletti? Ho raccolto 8 azioni che ti suggerirei di mettere in pratica. Non sono cose veloci e nemmeno facili da attuare, ma sono i passi che dovrai compiere necessariamente se vuoi affrontare questo lungo percorso. D'altronde non puoi sperare di fare i soldi da mattina a sera ed io non voglio certo illuderti che sarà facile.

Ma se non ti ho ancora spaventato abbastanza e sei determinato a raggiungere il tuo obiettivo allora questi sono i miei consigli per te:

1) Smettila di essere ossessionato dal denaro
Dopo aver parlato di soldi fino ad ora questa regola sembra proprio fuori luogo. E' vero, sembra contro-intuitivo ma focalizzare tutta la tua attenzione sul denaro ti distrarrà dal fare le cose davvero importanti che contribuiranno a costruire la tua ricchezza. Cambia prospettiva! Guarda al denaro non come al tuo obiettivo finale, ma come al premio derivante da una serie di azioni corrette.

2) Incomincia a tenere nota di quante persone hai aiutato
Per quanto piccolo possa essere stato il tuo contributo incomincia a stilare una lista delle persone che hai aiutato. Tutte le persone di successo, finanziariamente e non solo, sono incredibilmente collaborative. Sono bravissime a capire le persone e a spingerle a raggiungere i loro obiettivi. Hanno capito che il loro successo dipende dal successo delle persone che hanno accanto. Quindi lavorano duro per aiutare chi li circonda: amici, parenti, collaboratori, clienti, fornitori… perché sanno che al successo di queste persone seguirà, a ruota, il loro.

3) Smettila di pensare a come fare un milione di euro e incomincia a pensare a come aiutare un milione di persone
Quando hai pochi clienti e il tuo obiettivo è fare un sacco di soldi finirai per cercare un modo per strappare loro fino all’ultimo centesimo. Ma è quando troverai un modo per aiutare tante persone che incomincerai a guadagnare davvero. L'effetto del passaparola aumenterà esponenzialmente così come i feedback positivi ricevuti. Di conseguenza avrai più stimoli, più fondi e più risorse per migliorare i tuoi servizi. Potrai a assumere più dipendenti e beneficiare della loro esperienza e della loro competenza. La tua attività diventerà qualcosa non hai neanche mai lontanamente sognato, perché i tuoi clienti e i tuoi dipendenti ti porteranno in posti che non avresti potuto nemmeno immaginare.



4) Considera i soldi come uno strumento per fare cose che prima non potevi permetterti
Esistono due tipi di persone:
Quelle che fanno il loro lavoro perché vogliono guadagnare dei soldi. Il pensiero che li guida è “Più lavoro, più soldi guadagno”. Quello che fanno non gli importa davvero, quello che importa loro è il profitto e continueranno la loro attività fino a quando questa gli frutterà bene.
E poi esistono le persone che vogliono fare soldi per permettersi di poter fare altre cose. Fare investimenti nella loro attività. Essi adorano quello che fanno e vedono il fare soldi come un metodo per sviluppare l’attività che amano. Sognano di costruire una grande società che farà le cose migliori del mondo... e fare soldi è il primo modo per alimentare quel sogno ed espandere quell’ attività che tanto amano. Tutti possono trovare un prodotto che piaccia e arricchirsi vendendolo. Ma poi la cosa spesso finisce lì. Solo le aziende di maggior successo sono in grado di evolversi e crescere reinvestendo quei soldi andando alla ricerca dell’eccellenza.
“Noi non facciamo i film per fare i soldi. Facciamo i soldi per fare altri film” disse Walt Disney

5) Fai una cosa meglio di tutti gli altri
Scegli una cosa in cui sai già di essere migliore di molti altri. Concentrati in modo maniacale sul fare quella cosa. Lavora. Fai pratica. Esercitati. Fai formazione. Sii spietato con te stesso e fai autocritica per continuare a lavorare sempre con costanza alla ricerca della perfezione. Le persone che hanno successo sono quelle che sanno fare qualcosa meglio di tutti gli altri (ovviamente dovresti scegliere qualcosa che gli altri possano apprezzare e che pagherebbero per averla). L’eccellenza è la tua ricompensa: rispetto, realizzazione e autostima saranno il tuo primo premio non monetario.

6) Fai una lista di 10 persone che sono più brave di te in quella cosa
Come hai scelto questi dieci nomi? Come hai fatto a determinare chi era il migliore? Come hai fatto a misurare il loro "successo"? Utilizza questi stessi criteri per monitorare i tuoi progressi e diventare il migliore. Hai scritto un libro? Guarda come sei posizionato nelle classifiche di vendita! Sei un formatore? Guarda di volta in volta quante persone porti ai tuoi corsi! Non basta ammirare le persone di successo. Dai un'occhiata da vicino a ciò che rende davvero possibile il loro successo.


7) Tieni monitorati i tuoi progressi
Noi tendiamo a diventare ciò che misuriamo, quindi tieni traccia dei tuoi progressi. Fallo tutti i mesi, possibilmente tutte le settimane. Ciò che non puoi misurare, inevitabilmente, andrà in malora.


8) Crea una “routine” che ti assicuri il progresso
Non dimenticare mai che il raggiungimento di un obiettivo si basa sulla creazione di routine. Facciamo un esempio: sei un venditore e il tuo obiettivo di quest'anno è trovare 100 nuovi clienti. La tua routine sarà quella di trovare 2 nuovi clienti a settimana. Quindi, per esempio, dovrai fissare ogni settimana 4-5 appuntamenti, il che vorrà dire che dovrai fare 20-30 telefonate a freddo (bhe…qui dipende dalla tua bravura di venditore!). Desiderio, ambizione e speranza contano ma attenerti fedelmente alla tua routine sarà quello che ti assicura di raggiungere il tuo obiettivo.

Fissa i tuoi obiettivi, crea la tua routine. Decidi cosa funziona e cosa no. abbandona quello che non va. Ripeti, migliora e rafforza ciò che funziona. Tieni traccia dei tuoi progressi e non giustificare eventuali statistiche in calo. Lavora sodo ogni giorno per essere migliore di quello che eri ieri.

Continua così e presto sarai pronto. Pronto per essere grande. E sarà allora che, quasi senza accorgertene, i soldi pioveranno dal cielo. Ma soprattutto sarà allora che avrai raggiungo il successo. Il tuo "successo".

Paolo Ruggeri



fare soldi


 

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28/07/2014

Anche l'occhio vuole la sua parte. Se vuoi vestire nel modo giusto la tua comunicazione questo ebook fa proprio per te! Un altro grande titolo di Engage Editore. Un'altra grande collaborazione con un cliente/amico: Stefano Ferranti di New!

"La grafica è come l’abito che decidi di indossare per presentarti ad un incontro: è importante
far capire chi sei e cosa vuoi, ma non tutti gli abiti vanno bene in tutte le situazioni.Come imparare a vestire la tua comunicazione? Con qualche regola, un po’ di buon gusto, semplicità, evidenziando i pregi, nascondendo i difetti e aggiungendo un tocco di originalità e personalità. Questo non è un libro tecnico, né per tecnici ed è basato sempre su esempi pratici"

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28/07/2014

Qualche sera fa stavo guardando un film in cui uno dei 2 protagonisti, durante un acceso dibattito dice “Non so se questa sia pazzia o genialità” al che l’altro gli risponde “ impressionante quanto spesso coincidano questi due tratti”.

Questo mi ha dato lo spunto per scrivere un articolo. Esiste una linea sottile che separa il bene dal male, la ragione dal torto. Una linea sottile separa il paradiso dall'inferno, l'amore dall'odio. Ma qual è il confine che separa il genio dalla follia?

Studiando i visionari nella società o le persone che hanno riscosso un grande successo, ci si rende conto che il confine che separa genio e follia è davvero labile. Entrambe queste categorie, i folli e i geni, infatti si comportano in modo simile: sembrano essere in grado di vedere nitidamente qualcosa che non c’è e che gli altri ancora non vedono. “Rinchiudiamo” il pazzo perché vede cose che noi non vediamo ma non si comporta forse in modo simile anche il genio? Anche lui nota qualcosa che oggi non esiste e lo vede in modo molto nitido: “Vedo un giorno nel quale ci sarà un personal computer in ogni casa…” disse tanti anni fa un giovane Bill Gates quando Microsoft era ancora una piccola azienda di Seattle… Non vedeva anche lui qualcosa che non c’era? “Io rilancerò la Apple fino a farla diventare la migliore azienda del mondo” disse uno Steve Jobs appena ritornato a fare l’Amministratore Delegato di una Apple sull’orlo del fallimento. Non c’era forse anche un po’ di follia in queste loro affermazioni?


Steve Jobs, Bill Gates, Adriano Olivetti, Enzo Ferrari non sono solo grandi uomini e grandi imprenditori, ma anche personaggi un po’ folli e per questo di successo. Un pizzico di follia sembra essere un ingrediente molto importante di qualsiasi azienda o imprenditore di successo.

Tony Hsieh nel 1998, all’età di venticinque anni, vendette per 265 milioni di dollari la LinkExchange, l’azienda che aveva co-fondato, alla Microsoft. Da lì a poco investì qualche milione di dollari nella Zappos, una delle prime aziende americane a dedicarsi a vendere le scarpe online. Far funzionare questa nuova azienda si rivelò assai più complicato del previsto al punto che verso fine 2002, non solo Tony non riusciva più a trovare finanziamenti per la sua nuova impresa, ma aveva anche investito quasi tutti i fondi personali ricavati dalla vendita della sua precedente azienda e ancora Zappos perdeva soldi tutti i mesi… Decise quindi di vendere, con una perdita del 40% rispetto al prezzo d’acquisto, l’appartamento dove viveva così da recuperare altri due mesi di liquidità per l’azienda. Se non è follia questa… Ma quando sei animato da una lucida e visionaria follia e sfidi l’universo, spesso arriva il lieto fine: nel 2009 la Amazon compra la Zappos per 1,2 miliardi di dollari


Tony sostiene che questa non è una storia di capitalismo e di management: “Per tutti noi presenti non era stata una questione di soldi. Assieme avevamo costruito un’azienda che combinava profitti, passione e scopo. E la nostra non era nemmeno stata una questione di business. Ci eravamo invece impegnati a costruire uno stile di vita che avrebbe fornito felicità a chiunque, il che chiaramente includeva anche noi stessi…”.

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” sosteneva Shakespeare.
Ogni imprenditore che costruisce un’impresa di successo, non importano le dimensioni, è guidato da un sogno. Anche tu, se sei arrivato dove sei ora, è perché hai avuto e inseguito un sogno.

sognare

Molta gente non conosce Samuel Pierpont Langley. E tornando indietro all'inizio del ventesimo secolo, la ricerca sul volo controllato dall'uomo era come internet dei nostri giorni. Tutti tentavano. E Samuel Pierpont Langley aveva ciò che pensiamo essere la ricetta per il successo. Samuel Pierpont Langley aveva ottenuto 50.000 dollari dal dipartimento della Guerra per lavorare alla creazione di una macchina volante. I soldi non erano un problema. Aveva una cattedra ad Harvard. Conosceva tutte le grandi menti del suo periodo. Ha assunto le migliori menti che i soldi potessero comprare. E le condizioni di mercato erano fantastiche. Il New York Times lo ha seguito ovunque. E tutti facevano il tifo per Langley. Allora perché non avete mai sentito parlare di Samuel Pierpont Langley?

Qualche chilometro più in là a Dayton, Ohio, Orville e Wilbur Wright, non avevano niente di ciò che consideriamo la ricetta per il successo. Non avevano soldi. Pagavano i loro sogni con il ricavato del loro negozio di biciclette. Nessuna persona del gruppo dei fratelli Wright aveva un’ educazione universitaria. E il New York Times non li ha mai seguiti da nessuna parte. La differenza era che, i fratelli Wright erano guidati da una causa, da un obiettivo, da una convinzione. Credevano che se potevano scoprire questa macchina volante, avrebbero cambiato il mondo. Samuel Pierpont Langley era diverso. Voleva diventare ricco e famoso. Era alla ricerca del risultato. Cercava la ricchezza. E sotto sotto, guardate cos'è successo. Le persone che credevano nel sogno dei fratelli Wright, hanno lavorato con loro con sangue, sudore e lacrime. Gli altri hanno solo lavorato per l'assegno di fine mese. E raccontano storie di come ogni volta che i fratelli Wright uscivano in volo, dovevano prendere cinque set di parti di ricambio, perché questo era il numero di volte che si sarebbero schiantati prima di tornare per cena.


E, finalmente, il 17 Dicembre 1903, i fratelli Wright sono decollati. E ulteriore prova che Langley era motivato dalla cosa sbagliata, il giorno che i fratelli Wright sono decollati ha abbandonato. Avrebbe potuto dire, "E' una scoperta fantastica ragazzi, e la migliorerò basandomi sulla vostra tecnologia", ma non lo fece. Doveva arrivare per primo, non è diventato ricco, non è diventato famoso, quindi ha abbandonato.

Ogni cosa che ti circonda, se ci pensi, al suo interno ha anche i sogni di chi l’ha immaginata. Ogni cosa che ci circonda è fatta di sogni. Anche la tua azienda: nelle sue mura, nei suoi magazzini ancora oggi vivono i sogni, le aspettative e le aspirazioni di un giovane fondatore e di tutte le persone che in seguito hanno sposato e fatto proprio l’ideale dell’impresa. I sogni sono tutt’intorno a noi. Ogni cosa che ti circonda è fatta di sogni e le cose di domani sono già visibili anche solo guardando a quali sono i sogni che coltivi oggi.

La nostra azienda è nata e cresciuta soprattutto grazie alla nostra capacità di progettare e di immaginare il futuro, di mettere vita in quello che non c’era. Ad un certo punto, però smettiamo di mettere in circolo “la materia dei sogni” e cominciamo a dedicarci sempre di più al bilancio, ai numeri, alle cose materiali, alle urgenze pressanti e ai problemi. La vera follia dunque non è sognare o credere in qualcosa che ancora non c’è. La vera follia è smettere di immaginare, è pensare che guardando bilanci, numeri, programmi e problemi noi si possa tornare a costruire una grande impresa.
Non ci può essere espansione quando non ti diverti più, non si può crescere e fare utili in assenza del sogno, non ci può essere prosperità se non torni a farti guidare dal cuore inseguendo un progetto che ti emozioni e ti faccia pensare in grande. Non puoi ottenere grandi risultati se non ci metti un pizzico di follia.


Se vuoi ritornare (o continuare) a crescere devi riprendere a inseguire delle mete chiare ed entusiasmanti.

Paolo Ruggeri



materia dei sogni


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25/07/2014

Hai presente lo spot di una nota marca di scommesse sportive? Quello che recita “Ti piace vincere facile?-Ponciponcipopopo”. Quella in cui la squadra del protagonista della pubblicità scende in campo schierando centinaia di giocatori?

Bene…pensa alla tua azienda come se fosse una squadra di calcio e al mercato come se fosse il campo da gioco. Durante il campionato dovrai affrontare tutte le aziende rivali. Qualcuno a fine anno sarà portato in trionfo qualcuno, purtroppo, sarà costretto a retrocedere.

Ora…tu sei il numero 10 della tua squadra, il fantasista, il capitano, il leader. I tuoi compagni sono invece i tuoi collaboratori. Ti piacerebbe vincere facile le partite che dovrai affrontare? Sarai d’accordo con me che per portarti a casa lo scudetto dovrai circondarti di campioni. Chi sono i campioni nella tua azienda? Sono quei personaggi chiave da cui dipendono la maggior parte dei risultati che ottiene la nostra impresa. Sono dei trascinatori. Sono quel 20% di persone che direttamente o indirettamente, citando la legge di Pareto, determina l’80% della produttività.

Ecco qualche altra caratteristica del campione, di quel numero 9 che quando ti troverai in difficoltà, lo sai, non mancherà  di buttarla dentro togliendoti dagli impicci:

Il campione è davvero coinvolto negli obiettivi aziendali. Vive l’azienda come una componente primaria della sua vita. Ha un grande orgoglio. Agli occhi dei clienti è l’azienda o comunque ne impersonifica i valori positivi. Il campione pensa in termini di risultati e non di teorie. La maggior parte delle sue azioni o iniziative si concretizzano in numeri per l’azienda.

A volte però i campioni rischiano di comportarsi da prime donne, vogliono ricevere tutte le attenzioni su di loro, non passano il pallone e allora nella partita decisiva la spunta la squadra composta dai gregari, che hanno un gruppo affiatato e si muovono all’unisono. Il campione infatti a volte potrebbe essere geloso della sua posizione. Il campione ha una grande dose di iniziativa e non ha bisogno di grossi ordini per agire. Per questo motivo egli si sente l’imprenditore del suo settore, sta ottenendo buoni risultati e non ama che qualcun altro si intrometta. Un vero campione vuole il pallone nelle azioni decisive della partita!

Allora…come si gestisce un campione?

Il campione va gestito CONTINUANDO A MANTENERLO MOTIVATO E COINVOLTO VERSO LA META AZIENDALE. Non ha bisogno di ricevere ordini estremamente dettagliati, ma ha bisogno di conoscere la rotta che l’azienda ha deciso di intraprendere. Va elogiato e la sua produttività va riconosciuta anche di fronte al gruppo. Bisogna far sì che continui ad avere spazio in azienda per dimostrare la sua competenza. Riduzioni di zona o di ruolo, scavalcamenti non giustificati, così come ordini eccessivi o troppo minuziosi possono recare danno alla sua motivazione e quindi alla sua produttività. In generale andrebbe gestito in tutto e per tutto come un nostro partner interno all’azienda. In termini calcistici? Non puoi reprimere la fantasia di un campione, limitarlo nei suoi movimenti, adattarlo ad uno schema…lasciagli il campo libero!

Ovviamente un campione richiede un bello stipendio. Non puoi sperare di avere una superstar in squadra pagandola poco, altrimenti alla prima sessione di mercato passerà ad un avversario più facoltoso. Il tuo obiettivo deve essere farlo guadagnare tanto: per fare questo pagalo per i risultati che ottiene. La maggior parte del suo stipendio deve dipendere dai risultati che porta all’azienda: grandi risultati=grandi premi in busta paga. Quindi, in sintesi, devi pagarlo per i palloni che butta in rete e non per il semplice fatto che sia sceso in campo!

Ma oltre che per i soldi un campione potrebbe andarsene per un’altra ragione. La nostra leadership con il campione è principalmente basata sulla competenza e sul fatto che noi si continui a rappresentare ai suoi occhi il simbolo della meta aziendale che lui ha sposato. Se perdiamo di vista la nostra meta, ci distraiamo dal progetto aziendale o veniamo meno ai nostri “doveri di leader”, presto o tardi il campione perderà la fiducia in noi e, dopo un altro po’ di tempo, se ne andrà.

Allora…quanti campioni hai in azienda? E quest’anno a cosa punti? Scudetto o salvezza?

Paolo Ruggeri




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16/07/2014

Sono convinto che almeno una volta nella vita ciascuno di voi ha provato a cercare su google “diventare ricchi”. Bhe, la soluzione non la troverete su google ma nel libro “Rich abits”.

L’imprenditore/ricercatore Tom Corley ha condotto uno studio sulle abitudini di 350 persone, 150 multi-milionarie e 200 in difficoltà economiche, vivendo a stretto contatto con loro. Nel suo studio Corley ha individuato una serie di abitudini che accomunano le persone ricche. Abitudini che potremmo considerare causa, piuttosto che conseguenza del loro stile di vita agiato. Abitudini che ognuno di noi potrebbe mettere in atto da subito.

Andiamo ad elencarne alcune:

1) Scrivi la tua to-do list giornaliera
Ad inizio giornata stila una lista di cose che devi assolutamente fare. Mano mano che completi le attività spuntale dalla lista. Se non hai ben chiaro cosa dovrai fare nell’arco della giornata rischi di perdenti tra mille attività e mille “emergenze” che ti arriveranno da gestire. L’81 per cento dei ricchi analizzati ha un plan giornaliero ben organizzato, solo il 19 % dei meno abbienti tiene nota delle cose da fare (e solitamente si tratta della lista della spesa). Un’altra abitudine di successo dei ricchi? Focalizzarsi su un obiettivo alla volta! L’80% per cento di loro ha un progetto chiaro in mente e non lo abbandona fino ad averlo portato a termine. L’88% dei meno abbienti invece disperde invece la propria attenzione su più progetti. Sai veramente cosa vuoi dalla vita? Bene, allora concentrati solo su quelle azioni che ti porteranno al successo.

2) Leggi 52 libri all’anno
Ovvero un libro a settimana. Quasi il 90% dei ricchi intervistati dedica almeno mezz’ora al giorno alla lettura di libri formativi (non romanzi, per quanto interessanti). Solo il 2% delle persone povere trascorre il tempo libero leggendo mentre il 77% di loro dichiara di guardare la televisione almeno un’ora al giorno. La lettura di libri è un ottimo esercizio di apertura mentale poiché trasporta il lettore in una dimensione fantasiosa nella quale è lui stesso a trovare le soluzioni per le sue problematiche. Spegni la Tv, accendi il cervello.

3) Prenditi cura del tuo corpo
Il 75% dei ricchi intervistati fa esercizio fisico almeno quattro volte a settimana contro il 20% dei loro colleghi “poveri”. Anche sulle abitudini alimentare i ricchi si dimostrano più attenti: il 70% di loro ingerisce meno di 300 kcal di junk food (cibo spazzatura: patatine fritte,merendine…) mentre il 97% dei poveri supera abbondantemente le 300 kcal ogni giorno. Come dicevano i latini “Mens sana in corpore sano”. Oltre a curare la mente (i famosi 52 libri all’anno) incomincia a prenderti cura del tuo corpo.

4) Cambia le tue convinzioni sulla fortuna
Ovvero incomincia a pensare in modo causativo. Tu puoi influenzare tutto quello che ti circonda e quello che hai intorno a te adesso dipende dalle scelte che hai preso in passato. Il 90% dei poveri intervistati pensa infatti che ricchezza e povertà siano solo questione di fortuna. L’84% dei ricchi pensa invece che siano state le proprie azioni a determinare la propria fortuna.

5) Fai gli auguri alla mamma per il suo compleanno
Detta così sembra un po’ strana, vero? Guardiamo sotto un’altra prospettiva: puoi avere il miglior prodotto, l'azienda piu' innovativa, i collaboratori piu' bravi ma se non sai farti amare delle persone e interessarti veramente a loro non otterrai mai il successo che cerchi. Sono le alleanze che creano i fatturati e il successo sta nelle persone con cui riesci a condividere grandi progetti. L’80% dei ricchi si dedica con regolarità al networking mantenendo un contatto regolare con le persone più care. Questa buona abitudine invece viene portata avanti solo dall’ 11% dei poveri. Non trascurare le persone che ti sono vicine, non trascurare i tuoi alleati.

Allora…quale abitudine incomincerai a praticare da domani?

Paolo Ruggeri


BUONE ABITUDINI
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10/07/2014

Il lavoro duro è cambiato.


Oggi per creare valore dobbiamo ricercare la scomodità, uscire dalle zone di comfort e prendere decisioni che ci mettono a disagio emotivamente. La creazione del valore ha come suo presupposto il rischio o l’eccitazione per un nuovo progetto. Difficilmente riesci a creare valore se fai sempre le stesse cose poco eccitanti.


Quali sono le cose all’interno della tua azienda che non stai affrontando? Quali sono i progetti ambiziosi che continui a posporre? Quali sono le aree, le attività o le persone da cui ti ritiri perché ti causano timore o ti fanno paura? Quali sono le cose che generano in te una grande eccitazione che hai smesso di fare?


Smettila di tamponare o di fare una gestione confortevole: esci dalle tue zone di comfort. Ritorna a inseguire progetti ambiziosi e spazza via chi non te lo permette.


Alcuni consigli:


1)Affronta eventuali compromessi o “equilibrismi” all’interno dell’impresa ricordandoti che quando ci sono scale di valori contrastanti in un’azienda questa si blocca e da lì in poi perde colpi fino a chiudere.


2) Fai scomfort: è solo quando provi eccitazione o paura che generi valore.


3) Se ancora non l’hai fatto rimettiti le scarpe da ginnastica e torna a fare lavoro di sviluppo


4) Ritorna a fare le cose che ti causano grande eccitazione positiva, i progetti ambiziosi che cambieranno il mondo. Si è passati dall’economia della fatica fisica (quella dei nostri
nonni e delle prime catene di montaggio) all’economia della testa (quella dell’organizzazione aziendale, dei colletti bianchi, del controllo qualità, della logistica e delle risorse umane) per poi arrivare all’economia del cuore.


Gli imprenditori hanno capito che nell’economia del cuore è la persona che più di tutto fa la differenza. Hanno capito che il successo, anche commerciale, non è questione di tecniche ma è una questione di cuore e il cuore lo puoi raggiungere solo se dimostri vero interesse per la persona che ti sta di fronte. Hanno capito che sono le emozioni ad accendere le persone e sono queste ad avere il potere, in quei pochi attimi in cui le provi, di mettere colore, passione ed intensità nelle vite dei loro clienti.


Uno dei segreti più importanti delle imprese che crescono oggi è che hanno capito che il cliente va trattato come una persona. Se sei tu quello che comprendi che quella persona ha un problema e ti interessi sinceramente a lei, sarai il suo venditore per tutta la vita. Entrare nell’economia del cuore
vuol dire proprio questo: interessarsi sinceramente all’individuo che abbiamo di fronte.


L’economia del cuore è l’economia dell’empatia, della bellezza, dello spirito e delle emozioni. Ma soprattutto è l’economia del coraggio, una caratteristica che non manca a nessuno di noi e sulla quale, certamente, non siamo inferiori né ai cinesi, né ai tedeschi, né agli americani.


Se fai il duro lavoro puoi vincere.


Paolo Ruggeri

Tratto da "PMI che battono la crisi", per acquistarne una copia CLICCA QUI

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05/07/2014

Oggi, a Lecce, ho tenuto una presentazione ai clienti dell'agente Tommaso Fortunato riguardo alle attività che accomunano le piccole e medie imprese italiane che battono la crisi. 

E' stata una giornata molto piacevole. 

In allegato le diapositive dell'intervento. 

Paolo Ruggeri 

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03/07/2014

I risultati che una persona ottiene dipendono dalle azioni messe in campo. Le azioni però dipendono dalle nostre idee.

Se un individuo non sta ottenendo i risultati che vorrebbe in un determinato settore, nella maggior parte dei casi questo avviene perché egli ha delle idee o delle supposizioni di fondo sbagliateche lo portano a non mettere in campo le azioni giuste. Queste, a loro volta, lo porteranno a risultati insoddisfacenti.

In ogni area nella quale non otteniamo i risultati che vorremmo abbiamo delle idee fondamentali rispetto a quell'area che sono sbagliate almeno in parte, ma non ce ne rendiamo conto. Ti posso portare l'esempio del manager che non riesce a creare sotto di sé una squadra di collaboratori capaci. Se noi intervistassimo quel manager scopriremmo che egli ha tante idee erronee relative alla gestione del personale: “Le persone non hanno voglia di lavorare”, “Loro devono lavorare per me perché le pago, non importa la loro motivazione” e così via.


Una volta pensavo che per guadagnare denaro avrei dovuto trovare la “grande opportunità”, l'affare d'oro, l'idea giusta e che se avessi avuto la fortuna di trovarla, sarei diventato ricco e famoso. A furia di cercarla diventavo sempre più povero. Poi un giorno incontrai una persona che mi spiegò che il denaro che guadagni dipende da quello che tu fornisci al mercato e che se tu fornisci alle persone servizi di valore, questa singola azione prima o poi ti ricompenserà. Presi quindi un settore, la selezione del personale, e mi misi ad aiutare le aziende a trovare la persona giusta. Cercai sempre e comunque di dare un servizio di valore: quando un'azienda mi ingaggiava, facevo il mio massimo e non lesinavo alcuno sforzo perché trovasse la persona migliore possibile e, se non ci riuscivo, andavo avanti gratis fino a quando non raggiungevo l'obiettivo, anche a costo di perderci del denaro. Iniziai a guadagnare soldi. Cambiando una supposizione erronea, anche i miei risultati stavano cambiando.


Se stai già avendo successo e riesci a raggiungere e a mantenere nel tempo buone prestazioni, allora vuol dire che hai molte idee giuste che ti guidano, che le tue supposizioni di base riguardo al vivere e riguardo a quello che stai facendo sono per lo più esatte. Se invece quello che stai ottenendo non ti soddisfa, devi renderti conto che NON HAI LE RISPOSTE, CHE DEVI METTERE IN DISCUSSIONE ALCUNE DELLE TUE SUPPOSIZIONI DI BASE RIGUARDO ALLA TUA ATTIVITÀ O RIGUARDO AL VIVERE.


Conosco imprenditori le cui aziende soffrono perché “il mercato è in crisi”. Balle. Il mercato non è in crisi, è semplicemente diventato globale. O ti attrezzi per innovare, per competere, per motivare le persone, o semplicemente non ce la fai. Quando il mercato è in crisi, chi è realmente in crisi non è il mercato, quanto l'imprenditore che pensa una cosa del genere.


Ricordatelo: se vuoi avere successo, se vuoi raggiungere ottime prestazioni in settori nei quali non riesci ad eccellere, devi mettere in discussione alcune delle supposizioni fondamentali che guidano le tue attività.


Paolo Ruggeri


Tratto da "L'etica dell'eccellenza", per acquistarne una copia CLICCA QUI

strada successo

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27/06/2014

Come si riconosce una persona di valore in azienda?
Una persona di valore è entusiasta, è in grado di creare un clima positivo intorno a sè ed influenzare gli altri, ha un atteggiamento no problem (“-E’ difficile?- Ci penso io!”) ma soprattutto ha un senso di inadeguatezza. Sembra un controsenso ma è così: le persone valide vivono spesso in una situazione di “disagio” e non si accontentano del risultato, seppur buono, che hanno ottenuto. Le persone di valore vogliono sempre ottenere il massimo.

Ma “Il tutto è più della somma delle singole parti”, non basta avere delle persone valide, bisogna saper amalgamare le loro qualità. Quali sono quindi gli elementi necessari per costruire un gruppo efficace?

1) Struttura l’azienda per far soldi sin dall’inizio
Non permetterti di pensare solo in un ottica di lungo periodo. Devi incominciare a guadagnare sin da subito altrimenti andrai in difficoltà finanziaria e dovrai entrare in un circolo vizioso in cui dipenderai da banche, finanziamenti da terzi e interessi da pagare. Incomincia l’attività mantenendo bassi i costi fissi. Piuttosto paga le persone per quello che producono. Inserisci un sistema incentivante in cui le persone possono guadagnare (e guadagnare tanto) se sono in grado di far guadagnare te. Non pagare le persone per le ore che passano in azienda, ma per i risultati che sono in grado di portarti.

2) Abbi una grande meta
Come fai a riconoscere se la tua è davvero una grande meta? Devi avere paura! “Paura” non intesa come “angoscia” ma nel senso di “fibrillazione”,”tensione positiva”. Se non sei in grado di trovare uno scopo davvero grande, una finalità davvero importante non sarai in grado di ispirare le persone. Prendi l’esempio di Space X, un’azienda statunitense fondata nel 2002 per rivoluzionare la tecnologia spaziale con la meta finale di permettere alle persone di vivere su altri pianeti. Una figata, no?! Space X cerca volontari per i suoi viaggi intergalattici. Garanzie di tornare sani e salvi? Nessuna. Volontari che si sono proposti? Milioni!

3) Organizza
Quali sono le attività che dovresti svolgere per portare la tua azienda al successo? Per ognuna deve ci deve essere in azienda una persona che si assume la responsabilità del buon andamento della cosa. Sentirsi davvero responsabili di qualcosa porta le persone a sposare l’azienda e migliorare le performance della propria area. Se non hai abbastanza persone parti con la “campagna acquisti”. I costi saliranno? Si! Ma se non hai i soldi per pagare persone di valore forse c’è qualcosa nel tuo sistema di fare impresa che non sta funzionando!

4) Usa le statistiche
A ciascun responsabile dai delle statistiche per misurare le sue performance. Se non puoi misurare qualcosa metti in preventivo che andrà male. Non consentire alle persone di avere statistiche in decrescita. I numeri ti danno un dato oggettivo. I numeri non mentono. Non esistono giustificazioni. Se i numeri sono in calo (ci sarà la crisi, la concorrenza cinese e tutto quello che vuoi) ma non stai gestendo qualcosa nel modo corretto.

5) Automigliorati
L’azienda è lo specchio dell’imprenditore. I tuoi uomini ti prenderanno come esempio e andranno alla tua velocità. Studia e prendi spunto da chi è più bravo di te. Migliora come imprenditore e come persona. Devi avere un codice di valori: puoi essere un monaco oppure un samurai ma non potrai mai tradire il tuo codice etico. Devi essere sempre coerente! Sai quali sono i primi sinonimi di “coerenza” che trovi nel vocabolario? “Armonia” e “Connessione”. Devi essere un fondamentalista dei tuoi valori e rifiutare ogni ideologia in contrasto con questi. Quando è l’unico modo per farti seguire dai tuoi uomini.

Ma soprattutto… Punta all’ inutilità

Devi essere in grado di poter delegare qualsiasi attività che svogli in azienda. La tua azienda deve essere in grado di autogestirsi. Se domani decidessi di prenderti un mese di vacanze (ma ovviamente non lo farai!) la tua azienda sarebbe in grado di sopravvivere senza di te?


Paolo Ruggeri





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15/06/2014

Uno stereotipo comune e molto diffuso è quello di pensare che ricchi imprenditori e persone di successo siano nate privilegiate e già ricche senza alcun sforzo. Non è strano sentire frasi come “che fortunato, lui si che ha avuto ‘culo’ nella vita” oppure, “avessi avuto io le sue possibilità”. Ma spesso le fortune costruite da imprenditori visionari derivano da stati mentali, valori e convinzioni fuori dal comune che si spingono molto più in là di fortuna, genetica o privilegi. È alquanto difficile immaginare persone come Warren Buffet lavorare da dipendenti ma resterai sorpreso scoprendo che molti “titani” dell’industria hanno iniziato la loro scalata in posizioni umili.


Dai un occhio ai primi lavori di 6 imprenditori americani di successo e cambia il tuo punto di vista sulla realtà.


Ross Perot
Rispettato in tutto il mondo come uno dei maggiori business leader del ventesimo secolo. Suo padre commerciava sia cotone che cavalli e Ross già all’età di 6 anni addestrava cavalli ad essere montati ed addomesticati per uno o due dollari a cavallo… E il suo naso ancora mostra i primi risultati ottenuti. Entrò nell’accademia navale nel 1949 e quando nel 1953, concluse l’accademia era capoclasse e comandante di battaglione. Nel 1957, Perot divenne venditore per la IBM e cercò in ripetute occasioni di esporre le sue idee ai superiori, dai quali fu costantemente ignorato. Lasciò quindi la IBM pochi anni dopo, nel 1962, per fondare la EDS a Dallas e la Perot Systems, due società indipendenti che poi vendette per miliardi di dollari.


Wayne Huizenga
Prima di diventare un magnate della gestione dei rifiuti, di fondare blockbuster e di diventare padrone della squadra di NFL dei Miami Dolphins Wayne, secondo Forbes, lavorò come benzinaio durante le scuole superiori. A quanto si dice all’età di 17 anni lavorò come camionista per aiutare la madre a pagare le bollette a seguito del traumatico divorzio dal padre.Nel 1960 Wayne comperò il suo primo camion e iniziò a cercare clienti per la sua nuova società di gestione rifiuti che gli è fruttata successivamente più di 300 milioni di dollari.


Warren Buffett
Prima di fare storia con il suo stile “vecchio stampo” nel mondo degli investimenti il nativo del Nebraska guadagnò il suo primo “capitale da investire” consegnando giornali a domicilio.


All’età di 13 anni Warren era già così finanziariamente intelligente da essere in grado di dedurre il costo della sua bicicletta dalla dichiarazione dei redditi. Iniziò così la sua strada verso il successo finanziario che gli permise di accumulare, già all’età di 26 anni circa 140.000 dollari (ed era solo il 1956). Bè il resto è storia ed è diventato uno dei più ricchi uomini al mondo.


Sam Walton
Se dovessimo identificare un imprenditore dalle umili origini dovremmo decisamente puntare il dito su Sam Walton. Il fondatore di Walmart iniziò la sua carriera aiutando la sua famiglia a pagare le bollette fin da giovane età facendo una miriade di lavori.In una giornata tipo mungeva le mucche di famiglia, imbottigliava il latte e lo consegnava a mano ai clienti. Poi iniziava il suo giro di consegna giornali in bicicletta provando anche a vendere nuove sottoscrizioni a potenziali clienti. Alla fine delle superiori Walton venne votato come “il ragazzo più versatile di tutta la classe” . Walton continuò anche all’inizio del college a fare i lavori più disparati tra cui anche il cameriere in cambio di soldi. Cosa sia ora Walmart non occorre sottolinearlo.



Jim Clark
Il nonconformista imprenditore e fondatore di Netscape Jim Clark è stato tutto fuori che un uomo cresciuto negli agi. Cresciuto in una casa per genitori single ed il suo primo lavoro (dopo aver mollato la scuola) è stato per 4 anni nella marina americana. Qui si trovò continuamente in conflitto con l’autorità. Come molti altri imprenditori Clark non riusciva assolutamente a piegarsi ai suoi superiori. Successivamente? Fondò Netscape, silicon Graphics e Healtheon.



Michael Dell
Il successo del fondatore della Dell non fu per nulla istantaneo. Dell iniziò come lavapiatti in un ristorante cinese. La sua paga iniziale? 2,30dollari/ora. Dell dimostrò spiccate attività di vendita durante le superiori quando fu in grado di racimolare 18.000 dollari vendendo sottoscrizioni per il quotidiano Houston Post- abbastanza per comperarsi una macchina e tre computer. Una volta al college Michael iniziò il suo primo business (PC’s limited) nella sua stanzetta presso il dormitorio. Comprese il valore aggiunto dell’attività che aveva iniziato e a19 anni chiese un prestito alla nonna e rinominò la società in Dell computer.


E tu? come hai iniziato?

Paolo Ruggeri




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12/06/2014

“Non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma chi si adatta più velocemente al cambiamento”(Charles Darwin). Ce lo ha insegnato la natura con le famose parole del padre dell'evoluzionismo: solo chi è capace di cambiare sopravvive.

In periodi di crisi economica come questi esistono due fattori che ti permettono di fare la differenza nel mercato: ovvero la velocità e la capacità di adattamento alla nuova situazione. E’ in questi momenti di instabilità finanziaria, infatti, che continuano a cambiare le “regole del gioco” che chi prima le intuisce e si adatta, ha successo. Le abitudini dei consumatori e le loro esigenze cambiano a velocità inimmaginabili.

Per fare qualche esempio semplice, pensa ad oggetti comuni: ad esempio la “sveglia”, se tu fossi un produttore di sveglie oggi, non saresti troppo contento, perché con l’avvento dei cellulari la “sveglia” è diventata un oggetto sempre meno comune e richiesto, ma di esempi come questo ce ne sono a centinaia.

Altro esempio: solo 10 anni fa tutti invidiavano un marchio molto famoso, che all’epoca sembrava intramontabile, “BLOCKBUSTER”. L’azienda di vendita e noleggio DVD e videocassette è fallita qualche tempo fa.

Quindi: qual è la chiave per battere la crisi? La velocità di capire il mercato e la velocità di adattare la tua offerta al mercato. Tornando all’esempio di BlockBuster, se l’azienda si fosse mossa VELOCEMENTE passando da una rete di distribuzione basata sui negozi, ad una basata sulla distribuzione di film online. Erano leader di mercato ma non si sono adattati al cambiamento, sono andati avanti per inerzia continuando a fare quello che avevano sempre fatto senza reinventarsi, e questo ne ha determinato il fallimento.

Il mercato cambia velocemente, perdersi in piani dettagliati significa ipotizzare a tavolino possibilita' che possono non verificarsi mai. E’ piu' utile essere flessibili per cogliere ogni opportunita'. 
Il punto centrale del  messaggio è: per fare tanti utili oggi devi imparare a fare tante cose velocemente. Devi essere più veloce e la rapidità del tuo pensiero e delle tue decisioni è uno dei fattori da prendere in considerazione.

Qualche mese fa parlavo con un manager che mi ha detto: sai, sono sicuro che aprire quel nuovo mercato farebbe davvero la differenza. Ne abbiamo anche dei buoni segnali e avremmo anche delle alleanza, adesso dobbiamo solo aspettare che i tempi maturino. Bene, adesso quel mercato lo ha già preso qualcun altro.

L’unica idea vincente che esista al mondo è l’idea che viene messa in opera ORA! Quando si deve andare a fare un cliente nuovo? ORA....se lo hai pensato vuol dire che a tuo modo hai captato che era il momento .Quand’è il momento di aprire un nuovo mercato? ORA! Tutte le attività vincenti sono quelle messe in campo ORA non quelle studiate bene Naturalmente partire allo sbaraglio senza aver fatto 2 conti è da pazzi ma non devi perderti in troppi fronzoli quando c’è un piatto caldo che ti aspetta.

Nel momento in cui io vedi un’opportunità, indovina un po’? Anche qualcun altro l’ha vista...adesso è partito il conto alla rovescia perchè l’opportunità potrà coglierla solo uno dei due. Indovina chi la coglierà? Chi parte ADESSO.

Paolo Ruggeri





evoluzione azienda

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05/06/2014

Una persona caduta nella cultura dell’abbastanza a volte, per risollevarsi, si mette a ricercare delle false piste. Lo fa cercando l’opportunità, quella mirabolante scoperta che dovrebbe permetterle di colpo di diventare straricca o vincente, di cambiare la sua vita a 360 gradi. Allora vedi collaboratori di un’azienda che tutte le settimane guardano gli annunci di ricerca personale sperando di trovare l’opportunità giusta, quell’azienda che li assuma e dia loro una grande chance. Vedi imprenditori che cercano di guadagnare soldi facendo speculazioni in borsa oppure pensando a quali nuove attività più redditizie dovrebbero aprire.

E vedi anche un gran fiorire di riviste che pubblicizzano le opportunità imprenditoriali che ci sono: gli allevamenti degli struzzi, fare l’amministratore condominiale, aprire un bar in Costa Rica, la rigenerazione delle cartucce per stampanti e così via.


Non voglio criticare tutte queste iniziative. E non voglio assolutamente criticare chi pensa di dover cercare e trovare l’opportunità giusta che gli permetterà di avere successo. Perlomeno costui non è ancora caduto nel grigio mondo dei realisti. Cerca ancora di risollevarsi dall’abbastanza. Ha ancora qualche tipo di sogno.


Ma sai una cosa? Queste persone non raggiungeranno mai il successo. Non lo raggiungeranno perché non troveranno mai la giusta opportunità, fino a quando continueranno a cercarla nel posto sbagliato.


La vera opportunità infatti la devi cercare dentro di te. Quando non hai successo, il problema non è l’opportunità, il problema sei tu. Se cerchi fuori di te, stai cercando nel posto sbagliato. Se vuoi avere successo devi innanzi tutto lavorare su di te per sviluppare una personalità di successo.


Sarà questa personalità, più di ogni altra cosa, che ti permetterà di uscire dall’invisibilità nella quale ti trovi, che fa sì che nessuno ti coinvolga nei progetti veramente interessanti Sarà questa che ti aguzzerà la vista e ti farà capire quali siano le giuste opportunità che devi sfruttare.


Se ti metti a cercare delle opportunità come un pazzo, senza aver prima apportato dei cambiamenti basilari alla tua personalità, riceverai tante scottature e avrai tanti fallimenti, fino a che anche tu diventerai realista, sarai diffidente quando qualcuno ti parla di successo e, mi secca dirtelo, finirai a ingrossare le fila dei clienti del superenalotto.


Qualcuno potrebbe obiettare che deve cercare delle nuove opportunità, perché quello che sta facendo ora non gli piace. A queste persone posso dire in modo inequivocabile che il problema non è quello che fanno, il problema sono loro!


Non ti sto chiedendo di soffocare i tuoi sogni. Ma devi renderti conto che il successo non è una fuga da un’esistenza che non ti soddisfa, invece è la graduale trasformazione di un’esistenza che non ti soddisfa in qualcosa di grande. Materializzare i tuoi sogni, in altre parole, passa anche per la fase di cominciare ad apprezzare ed eccellere in quello che fai ORA.


Non devi smettere di sognare. Devi semplicemente smettere di cercare al di fuori di te qualcosa che hai già dentro di te: gli ingredienti della personalità di successo. Mentre impari a conoscere questi ingredienti, smetti di inseguire false piste ma decidi di svolgere fino in fondo la tua professione attuale.


Vedrai che questi ingredienti non solo ti renderanno in grado di avere le opportunità giuste, non solo ti faranno uscire dall’invisibilità in cui ti trovi e ti porteranno all’abbondanza, ma ti permetteranno anche di vivere decisamente meglio.

Paolo Ruggeri

Tratto da "Le 10 regole del successo". Acquista subito la tua copia all'indirizzo http://www.paoloruggeri.it/shop.asp?idp=50


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29/05/2014

Fin dai tempi antichi, durante un’ azione militare, la persona che doveva decidere come si sarebbe svolta la battaglia, ha sempre scelto una posizione che le permettesse di avere la più ampia visione possibile. Prima di tutto si cercava un’altura, un albero, una collina o un picco montano. Da lì si osservava la situazione e si prendevano le decisioni su come si sarebbe svolta l’azione.
Solo in un secondo tempo si scendeva sul campo. In molte occasioni l’intera gestione si svolgeva da quella posizione. Chi dirigeva guardava dall’alto lo svolgersi delle operazioni.

In questo modo egli aveva la possibilità di vedere “tutto” ciò che accadeva. Se invece non avesse potuto vedere “tutto” avrebbe avuto brutte sorprese, come molti hanno potuto constatare. Nella gestione di un’attività, si può trarre insegnamento da quelle scoperte. Un dirigente che ha la possibilità di vedere “tutto” ciò che accade nella sua area di competenza, è un Dirigente che può decidere per il meglio, o almeno ne ha la possibilità. Al contrario, vedere solo una porzione, o non vedere nulla del tutto, rende la persona completamente estraniata da ciò che accade e le sue scelte saranno dettate più dall’istinto o dall’esperienza, che da fatti reali e oggettivi.

L’ideale quindi sarebbe poter avere una visione completa attraverso dati che siano in sequenza e permettano di vedere una sorta di “traccia storica”.

Una persona che volesse guidare un gruppo di lavoro, senza l’ausilio di statistiche che le permettano di “vedere” senza essere presente, cosa sta accadendo, si troverebbe inoltre con barriere naturali notevoli, che non le permetterebbero di visionare la situazione “direttamente”. Per esempio un dirigente commerciale avrebbe i suoi venditori dislocati sul territorio , non potrebbe vedere ciò che accade esattamente. Un responsabile di un reparto produttivo sarebbe già più facilitato, avrebbe tutte le persone li, ma se il reparto è vasto, tenderebbe a concentrarsi su una parte di esso o su una parte per volta


Per questo una visione dall’alto che abbia i canoni sopracitati è fondamentale. Per assurdo non sarebbe nemmeno necessario vedere direttamente il lavoro. In una torre di controllo aeroportuale, gli aerei non li vedono nemmeno, guardano un monitor che riceve informazioni da un radar.


Ogni persona in azienda dovrebbe avere le sue statistiche per essere tenuto “sotto controllo”. Ad esempio un venditore potrebbe avere come dati da tenere monitorati: n’ clienti visitati, n’ di nuovi clienti chiusi, n’ clienti riordinati, il dato del venduto, il dato dell’incassato…


Quando le statistiche principali di un’azienda mostrano un trend in discesa, la situazione è pericolosa ed è meglio saperlo subito per prendere provvedimenti. Non puoi aspettare il fatturato di fine anno per sapere se le cose stanno andando bene o male.


C’è una altro grande, atroce errore che un manager potrebbe commettere nell’interpretazione dei grafici : GIUSTIFICARE le statistiche. Questo è il più grande errore di un manager ed è l’unica cosa che può annientare un’azienda. Un manager vede un grafico in discesa e dice: “Oh, beh, è naturale, è perché _________”, e in quel momento siete rovinati. Un numero è un dato oggettivo, per quante scusanti tu possa trovare una statistica in calo rimane in calo, non ti permettere di accettarla!


Non rovinarti! Tieni tutto sotto controllo e soprattutto non giustificare!


Paolo Ruggeri



GUIDARE AZIENDA

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24/05/2014

Ieri e oggi sono stato ospite di I-Profile Salerno dove ho erogato il corso Leadership Base a un gruppo di imprenditori cilentani davvero motivati e desiderosi di fare la differenza. 

Sono state due giornate davvero piacevoli ospiti di una struttura davvero eccezionale: 

www.agriturismolacampetella.it 

Un ringraziamento a Imma e Giuseppe Stifano per l'invito. 

Diapositive del corso allegate. 

Paolo Ruggeri 




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22/05/2014

Mario Benecchi, Consulente OSM di successo e grande venditore ci ha svelato il suo segreto per fare il clic mentale per decuplicare le proprie vendite. Sì… perché è tutta una questione di atteggiamento. Qual è la differenza tra 10'000 e 100'000 €? Un numero, uno zero. Quanto vale uno zero? Niente.

Mario ci ha spiegato che ciò in cui credi diventa la tua realtà. Tu sei quello che pensi di essere. E’ la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma in una convinzione profonda e le cose poi cominciano ad accadere. Oggi hai la possibilità di fare grandi vendite se credi di poterlo fare. Proiettare un illusione di una realtà che oggi non esiste. Decidi sempre tu che realtà vuoi proiettare.

Ecco in cosa dovresti credere:

- Credi che... sei in grado di aumentare il fatturato dei clienti e che li vuoi aiutare realmente a realizzare le loro mete. Se non sei convinto di poter fare la differenza semplicemente non la farai. E se non puoi fare la differenza per il tuo cliente a cosa servi? Fai attenzione perché i tuoi clienti andranno alla tua velocità e prenderanno te come riferimento.

- Credi che…le emozioni attirino ricchezza e risultati. La logica fa pensare mentre le emozioni fanno agire. Sono le emozioni ad innescare i cambiamenti, a far scattare quella scintilla per prendere una decisione importante.

- Credi che…il visibile sia l 1% e l’invisibile sia il 99 %. Nell’invisibile trovi le risposte. Tutte le cose vengono create due volte: la prima nella nostra mente, la seconda nella realtà. Facci caso: tutto ciò che ti sta intorno è nato così. I risultati di domani oggi non sono visibili ma se ci credi arriveranno. Devi comprendere le logiche del tempo. Quando vai da un cliente devi credere in quello che non si vede, ovvero nella realizzazione del suo sogno. E’ questo che gli stai vendendo non semplicemente il tuo prodotto o servizio.

- Credi che….ci siano così tanti clienti da poterne sprecare. Chi ha il coraggio di sprecare, ottiene di più. Se hai il coraggio di sprecare i clienti ne avrai di più, se hai il coraggio di sprecare soldi ne avrai ancora di più. Hai pochi clienti? Devi avere il coraggio di "sprecare" anche quei pochi che hai. Se hai il bisogno di non perdere un cliente e ti aggrappi a lui diventerai succube di quel cliente e dovrai sottostare alle sue richieste, alle sue imposizioni, ai suoi capricci.

Tu in cosa credi?

Paolo Ruggeri


vendere di piu


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16/05/2014

L’imprenditore di una PMI dovrebbe sempre trattare ogni voce di costo dell’impresa, come se fosse un investimento economico. I soldi che  spende DEVONO SEMPRE COMPRARE QUALCOSA. Devi entrare nell’ordine di idee che ogni soldo che viene speso dalla tua impresa dovrebbe comprare determinati risultati e dovresti sempre essere in grado di assegnare un valore a tali risultati.

Spesso si cade nell’errore di comprare con i soldi degli stipendi il tempo dei nostri uomini. Paghi 1900 euro lordi al mese a un impiegato perché venga a lavorare. Questo purtroppo è un ragionamento sbagliato. Un imprenditore deve acquistare infatti, non il tempo, ma i risultati che la persona produce in quel determinato lasso di tempo.

Quando si parla di gestione finanziaria, le finanze si comprendono meglio se paragoniamo i soldi che vengono spesi in azienda a dei fagioli:


“Un certo numero di fagioli vengono distribuiti a una attività e un numero maggiore di fagioli rientrano.I fagioli non si materializzano magicamente in più fagioli. Quello che fa rientrare più fagioli di quanti ne siano usciti è la PRODUZIONE e l'OPEROSITA' del personale dell'azienda e quanto saggiamente siano stati stanziati i fagioli dell'azienda.”


Se un imprenditore usa i suoi fagioli per comprare produzione, laboriosità e vendite, a un costo che richiede all'azienda di essere redditizia, lui recupera più fagioli di quanti ne ha spesi.


Il fatto che un imprenditore non imponga alla persona o ad un settore che riceve il denaro di produrre più “fagioli” rispetto a quelli investiti, è alla base dei bassi utili e delle crisi finanziarie. Per ogni spesa dell’azienda, l’imprenditore che vuole fare utili, guarda dove vanno a finire i fagioli e quali entrate di denaro stiano comprando. Nell’effettuare degli stanziamenti economici per una determinata area un imprenditore dovrebbe fare attenzione ad evitare le spese non redditizie, cioè gli esborsi di fagioli che non portino come ritorno maggiori fagioli.


Ma nel contempo dovresti pure prestare attenzione al fatturato perso o mai fatto. La differenza tra quanto l’azienda potrebbe fatturare e quanto effettivamente fattura porta alla tua azienda una perdita ben più grande di quanto mai sia possibile recuperare con qualunque economia. Se la tua azienda con un potenziale di fatturato di 100 mila euro alla settimana che ne sta facendo 40, stai perdendo ogni settimana 60 mila euro.


Riassumendo: Pretendendo che ogni fagiolo investito porti di ritorno maggiori fagioli per l’azienda o maggior valore, un imprenditore ottiene il risultato di diffondere all’interno della sua azienda e tra i suoi manager la cultura della produttività.

Come tratti i fagioli della tua azienda?

Paolo Ruggeri




FAGIOLI AZIENDA


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13/05/2014

Alcuni anni fa la AARP, associazione senza fini di lucro americana che si occupa di assistere i pensionati, chiese a diversi avvocati se fossero disposti ad offrire i loro servizi a pensionati in difficoltà ad una tariffa speciale, circa 30 dollari all’ora. Nessuno degli avvocati consultati accettò. A quel punto il manager del programma legale della AARP ebbe un’idea brillante: domandò agli avvocati se fossero disposti ad offrire i loro servizi gratuitamente ai pensionati in difficoltà. Nella quasi totalità dei casi la risposta fu affermativa.

Che cosa stava succedendo? In che modo zero dollari potevano essere più attrattivi di 30? La risposta sta nel fatto che quando venivano menzionati i soldi, gli avvocati utilizzavano le norme tipiche dell’economia per valutare l’offerta e quindi la trovavano insufficiente rispetto alle tariffe di mercato. Quando, invece, non si menzionavano i soldi, usavano le norme etico-relazionali ed erano quindi disposti a erogare dei servizi pro bono per una giusta causa.

Secondo una ricerca del Dott. Dan Airely ogni individuo si trova a vivere al centro di due universi che spesso finiscono per collidere. Uno è “l’Universo Sociale”, cioè quello dei rapporti con gli altri, che è mosso da norme di tipo etico e/o relazionale (“lo aiuto perché è un mio amico”; “lo faccio perché è giusto”; “questa cosa è importante per la società e quindi la devo fare anche se non ci guadagno…”). L’altro è “il Mercato” che, invece, è caratterizzato dalle norme tipiche dell’economia (“il mio tempo vale cinquanta dollari l’ora”, o “se devo fermarmi a lavorare il Sabato, voglio lo straordinario”).


In base alle ricerche di Airely quando questi due universi collidono si vengono a creare dei fenomeni molto interessanti e il principale è il fatto che le persone sono molto più motivate a lavorare per una causa che non per il denaro. Quando iniziamo a pensare con le norme del mercato, le norme sociali se ne vanno. Per sempre.


Questo ci dice che l’imprenditore nel momento in cui abusa degli incentivi economici cercando di monetizzare ogni singola attività potrebbe portare collaboratori in precedenza disponibili ad aiutare l’azienda anche gratuitamente (perché avevano fatto propri i suoi obiettivi, perché si sentivano parte del gruppo…) a diventare guidati unicamente dalle norme del mercato: “se tu non mettere altre cento lire io non cantare altra canzone…” Questo costituirebbe un danno non indifferente.


Come fare dunque a conciliare la necessità di mettere in campo dei sistemi di incentivazione economica con l’importanza del preservare le norme etico-relazionali che vorremmo continuassero a muovere le persone del nostro team?


Ogni tanto premia le persone in modo destrutturato, cioè senza alcun sistema. Limitati a dare un premio economico a sorpresa, tipo duecento o trecento euro. Alcuni studi dimostrano che premi del genere, a sorpresa, hanno un effetto motivazionale più duraturo rispetto ad un premio economico ottenuto in base ad un vero e proprio piano incentivi.


Fai sì che alcuni dei premi o incentivi siano di tipo non economico. Metti piuttosto in palio dei viaggi o delle attività ludiche di gruppo (per esempio: “portiamo tutta l’azienda al mare”). Altri studi dimostrano che premi come questi hanno sui collaboratori un effetto motivazionale più profondo e promuovono maggiormente lo spirito di gruppo.


E, da ultimo, ricordati che l’azienda non deve diventare solamente un puro esercizio commerciale ma dovrebbe occuparsi anche della società che la circonda e promuovere sia all’esterno che all’interno dei valori e degli ideali nobili come l’amicizia, il supporto reciproco, l’auto miglioramento, ecc.


Non trasformare tutti i tuoi collaboratori in mercenari. Far guadagnare i propri collaboratori è importante e, in un certo senso, glielo dobbiamo. Permettere loro di trasformarsi in mercenari invece sarebbe fatale.

Paolo Ruggeri

Tratto dal mio libro "Il nuovo capitale: intellettuale, intangibile, indispensabile".
Richiedilo subito all'indirizzo http://www.paoloruggeri.it/shop.asp?idp=56


incentivi economici azienda

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09/05/2014

La vita è una serie di eventi casuali a meno che tu non abbia una meta.Vi racconto la mia storia:

Diversi anni fa, a un corso di formazione, il conferenziere ci illustrò questo strano aneddoto: all’università di Yale, negli Stati Uniti, coinvolsero in un esperimento tutti gli studenti dell’ultimo anno di Economia. Li riunirono e chiesero loro “chi avesse una meta nella vita”. Un certo numero di persone rispose in modo affermativo. Chiesero quindi a queste persone “Chi tra loro avesse scritto la propria meta da qualche parte”. Il 3% dei partecipanti all’esperimento rispose in modo affermativo. Vent’anni dopo andarono a cercare tutti gli studenti che avevano partecipato all’esperimento e, sarà stata una coincidenza, ma quel 3% di persone che aveva scritto la propria meta, guadagnava più di tutto il rimanente 97% degli studenti messi assieme! Ed è vero, il denaro non è tutto, ma voi sarete d’accordo con me che i risultati economici costituiscono un fattore molto importante nel valutare il successo professionale di qualcuno.


Pensai che quella storia era stata preparata per colpirci e farci capire che era importante avere una meta nella vita. La vidi come una bella storiella di fantasia, preparata ad arte per darci un po’ di motivazione. Ma, pur pensandola così, decisi di lasciarmi coinvolgere e scrissi le mie mete.


Beh, oggi, a distanza di diversi anni, la mia visione di quell’esercizio è drasticamente cambiata. Se scrivi le tue mete, le guardi e continui a persistere, beh, le tue mete si realizzano.


Quando partecipai a quel corso di formazione guidavo una Fiat Uno con 250.000 chilometri. Venivo da un’esperienza fallimentare di lavoro negli Stati Uniti, non avevo soldi e dipendevo dai miei genitori.


Mi ricordo che, quando viaggiavo, spesso non avevo i soldi per pagare il pedaggio autostradale e dovevo fare lo scontrino per mancato pagamento. In alcuni casi, per fare benzina ed andare a lavorare ho anche lasciato la mia carta d’identità o la gomma di scorta al benzinaio perché non avevo un soldo.


Insomma, per quanto la storia di Yale fosse entusiasmante, hai voglia a sognare nella situazione in cui ero!!


Beh, quel giorno mi lasciai andare alla mia immaginazione, scrissi delle mete ambiziose. All’inizio provai un po’ di eccitazione, un po’ di quel sano entusiasmo che veniva dall’aver deciso qualcosa di grande. Era la primavera del 1992. Mi trovavo in Svizzera. Oggi, mentre scrivo questo aneddoto, sono nel mio ufficio di Bologna, dirigo un’azienda leader nel suo settore, ho guadagnato in un anno quanto una persona normale guadagna in vent’anni di lavoro, guido una macchina sportiva, ho una moglie e una figlia fantastiche e sono uno stimato professionista nel mio settore. Sembrerà un’assurdità, forse sarà una coincidenza, ma molte delle cose che avevo scritto quel giorno sul Lago di Lugano si sono materializzate.


…adesso è il tuo momento! Scrivi le tue mete!


Paolo Ruggeri


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06/05/2014

Lo scopo della delega è far fare ad altri cose che tu sai già fare bene di modo che tu possa andare ad occuparti di altre attività di cui la tua azienda ha bisogno per crescere ancora.
Alcuni imprenditori, invece, una volta delegate alcune funzioni che svolgono personalmente, decideranno di non crescere e di dedicare il maggior tempo che si è creato ad una miglior qualità della vita. Va bene anche quello. L’azienda, infatti, non è detto che cresca solo per aumento del fatturato. Può anche crescere di influenza facendo prodotti di maggior qualità, inseguendo innovazioni radicali, ecc.

Comunque tu decida di approcciarti alla delega ricordati che tu non sei la tua azienda. L’azienda è un mezzo che hai costruito per raggiungere determinati scopi. E’ un gioco che hai deciso di giocare per avere divertimento, risorse economiche e per sviluppare le tue capacità e per condividere quello che fai con altre persone. Non diventare il tuttofare dell’azienda.

Quali sono gli errori piu' comuni nella delega e nella costruzione di un’area aziendale:

1) Come fa un responsabile a costruire la propria area e a delegare?
Egli risolve con successo un aspetto del lavoro, costruisce una procedura e passa quella procedura ad un nuovo collaboratore. In questo modo il responsabile puo' dedicarsi ad altri aspetti della gestione dell’area che gli e' stata assegnata.

2) Come avviene il processo di delega ad un proprio collaboratore?
a) Innanzi tutto il responsabile affronta e risolve con successo un problema aziendale o gestisce con successo un aspetto dell’azienda che porta a buoni risultati.
b) Il responsabile elabora quindi una procedura scritta delle azioni da fare per gestire tale aspetto del lavoro
c) La fornisce al proprio collaboratore e lo allena/affianca nella procedura fino a quando lui o lei non siano in grado di eseguirla da soli.

3) Quali sono le funzioni che un responsabile dovrebbe delegare per prime ai propri collaboratori?
Un responsabile o manager dovrebbe delegare ai propri collaboratori le funzioni che gia' lui svolge con successo e per le quali e' stato in grado di sviluppare una procedura che potrebbe essere eseguita anche da una persona di qualita' non eccelse.

Se invece la funzione che stiamo cercando di delegare potrebbe essere eseguita solamente da una persona di estrema competenza ed abilita', vuol dire che non abbiamo ancora affrontato la prima parte del nostro lavoro (costruire una procedura di successo) e quindi difficilmente riusciremo a delegarla.

Troppo spesso il manager o l’imprenditore pretende di delegare un’area che lui stesso ancora non ha gestito e per la quale non esiste alcuna procedura di successo da fornire al nuovo collaboratore. Il nuovo collaboratore entra in azienda e, non solo ora deve capire l’azienda ed il suo funzionamento, ma si trova subito a dover entrare in un problema enorme che nemmeno il suo responsabile e' stato in grado di gestire.

Questo non vuol dire che se devi costruire una filiale in Russia, devi trasferirti tu per sei mesi a Mosca e solo quando avrai ottenuto grandi risultati potrai inserire un nuovo collaboratore e delegare, ma fai un attimo di attenzione: le aziende migliori prima di inserire persone in nuovi territori si assicurano di aver gia' sviluppato in tali territori almeno una parte di business. Poi inseriscono le persone che lo svilupperanno ulteriormente.

Ricordatelo: la delega efficace passa per il punto di occuparti tu di una particolare funzione, quando hai capito come far girare bene quella funzione ed hai elaborato delle procedure che funzionano, potrai passarle ad altri. A volte, potresti farcela anche operando in modo diverso, ma sappi che se non segui la procedura di cui sopra, spesso e volentieri farai un bagno di sangue nel senso che dovrai inserire 5 o 6 persone prima di trovare quella che ce la farà.

Paolo Ruggeri


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